“Eureka!”: invenzioni e scoperte per caso

L’espressione […] che annuncia le più grandi scoperte, non è “Eureka!” ma “Che strano…”. (Isaac Asimov)

“Eureka!” è il motto coniato da Archimede spesso associato all’atteggiamento di stupore di uno studioso che fa dopo la sua scoperta o invenzione, gioioso per il risultato raggiunto. Molte volte nella storia della scienza le invenzioni o le scoperte sono però un effetto collaterale di un’indagine scientifica di cui non rappresenta il fine vero e proprio.

Da elisir di lunga vita a sterminatrice di uomini: la polvere da sparo

Da poco è passato Capodanno: il periodo dell’anno in cui le televisioni ci bombardano di immagini di fuochi d’artificio da ogni remoto luogo terrestre. L’ingrediente primario, la polvere da sparo, fu scoperta dagli alchimisti cinesi tra X e XII secolo con ben altra intenzione: produrre un elisir di vita eterna. Il miscuglio di carbone, zolfo e nitrato di potassio invece di dimostrarsi strumento di sopravvivenza eterna degli uomini, sarebbe stato ironicamente la causa della morte di innumerevoli vite umane nei secoli a venire.

In origine lo scopo dello scoppio doveva essere quello di allontanare gli spiriti malefici: questo ne giustificò l’impiego iniziale nelle cerimonie religiose. Nel 1275 tuttavia la polvere da sparo fu impiegata dai Mongoli nel tentativo di invadere il Giappone: l’invenzione era già passata a fini militari dall’iniziale fine religioso.

Le vie infinite della serendipità: la penicillina, il ghiacciolo e …l’America

Il fenomeno della scoperta scientifica derivata da circostanze casuali o inaspettate ha preso comunemente il nome di ”serendipità”. Uno dei caso più celebri è forse quello dell’invenzione della penicillina a opera di Alexander Fleming nel 1928. Mentre faceva esperimenti sul principio patogeno dell’influenza (ritenuto batterico e non virale) lasciò per tre giorni il suo laboratorio per ferie, dimenticandosi di distruggere delle colture di Staphilococcus aureus che aveva lasciato a proliferare su una particolare piastra detta la piastra di Petri.

Al suo ritorno egli notò un alone che circondava la colonia di stafilococchi, dove il batterio non aveva proliferato. Fleming ricollegò immediatamente l’accaduto con un evento fortuito di qualche anno prima. Mentre stava analizzando delle secrezioni batteriche nasali, frutto del suo raffreddore, una lacrima cadde sulla piastra della coltura batterica. Nel punto stesso della caduta Fleming notò l’assenza del batterio ipotizzando l’esistenza di un lisozima, un enzima utile ad eliminare il batterio. Fleming condusse ulteriori esperimenti e scoprì che questo ipotetico lisozima era la muffa del gruppo Penicillium, da cui il nome penicillina.

Un’altra invenzione divertente quanto casuale è quella del ghiacciolo. In una fredda sera del 1905, l’undicenne Frank Epperson lascio sul davanzale un bicchiere di acqua e soda con il bastoncino che aveva usato per mescolare il composto. La mattina seguente si svegliò e con l’aiuto dell’acqua calda distaccò il composto ghiacciato dal bicchiere. Nel 1923 brevettò la sua invenzione: era nato il ghiacciolo.

Che dire, dulcis in fundo, del buon Cristoforo Colombo che alla ricerca dell’India finì per scoprire l’America?

Invenzioni: specchio della società?

Gli esiti sorprendenti o casuali di sperimentazioni scientifiche possono portare ad uno sviluppo tecnologico della società. Ma il fraintendimento di certe invenzioni può anche essere influenzato dalla società in cui essa è inserito? Basta tornare al primo esempio, a quello della polvere da sparo. Essa non era stata pensata come sostanza mortifera da impiegare in combattimento in una società complessa come quella cinese, tuttavia in una società nomade e guerriera come quella mongola trovò un immediato impiego bellico.

Le invenzioni e i loro prodotti hanno quindi una qualità inerente di tipo “politico”, nel senso che determinano le politiche di una determinata società? Ci sono oggetti e idee che condizionano la società, come la penicillina ha condizionato successivamente il trattamento delle patologie, ma vale anche il discorso contrario? Spesso non se ne parla, ma si può pensare che – tornando ai nostri botti di Capodanno – la polvere pirica non sarebbe potuta diventare uno strumento in altra società che in quella mongola, con la società a determinare l’uso di determinate scoperte. Scienza e società sembrano in ultima analisi costituire due facce inscindibili della stessa medaglia.

 

Fonti:                                                                                                         Credits immagini:

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Minerva.                                                                                                     immagine

Winner, Langdon. Do Artifacts have politics? in Daedalus 09,                                                                     No1, Modern Technology: Problem or   Opportunity1980), pp.                                                                    121-136 Published by: The The MIT press in behalf of                                                                                   American Academy of Arts & Sciences

 

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