Medici in sciopero: riflessione su una professione bistrattata

“La vera autenticità non sta nell’essere come si é, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di sé stessi” Agrado in “Tutto su mia madre”

  

“Sogno” é la parola che descrive meglio la vita lavorativa dei medici italiani. É infatti un grande sogno quello che li guida in un percorso difficile, poco tutelato ed estenuante. La passione però non basta: il 12 dicembre 2017 ha avuto luogo in tutta Italia il primo sciopero nazionale dei medici italiani. 

Ventiquattro ore di sciopero nazionale per più di 115.000 medici, veterinari e 20.000 dirigenti sanitari del Servizio Sanitario Nazionale. Oltre 50 iniziative di protesta e di sit-in negli ospedali e davanti ai palazzi delle istituzioni delle principali città italiane, tra cui una manifestazione a Roma davanti al Ministero dell’Economia. Si contano in totale oltre 40.000 operazioni rimandate. Soltanto le attività di emergenza e pronto soccorso sono rimaste inalterate. Una lunga protesta a cui, secondo i sindacati, avrebbe aderito l’80% del personale medico italiano. Come ha spiegato Costantino Troise, segretario nazionale di Anaao Assomed, «La sanità chiude un giorno per non chiudere per sempre»

I tagli annunciati per il 2018 al Fondo sanitario nazionale non solo priveranno  molti malati e disabili di assistenza continuativa, ma danneggeranno gli stessi professionisti della sanità pubblica, aggravando una situazione già fortemente problematica.

Tra le ragioni dello sciopero non viene indicato solo il mancato rinnovo del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) della categoria, contratto triennale fermo da otto anni, ma anche le difficili condizioni del lavoro quotidiano. Carlo Palermo, segretario nazionale vicario di Anaao Assomed, descrive un quadro desolante: il personale é ridotto all’osso ed il conseguente orario di lavoro é nettamente superiore a quello europeo, con medici «costretti a cumulare milioni di ore di straordinario, a lavorare in turni notturni anche in età avanzata, spesso senza la possibilità di andare in ferie e di riposare adeguatamente». Un abuso praticamente sistematico, anche secondo Troise che sostiene che «il SSN finora si è sostenuto sul sacrificio di medici e dirigenti sanitari. E le Regioni hanno garantito i Livelli Essenziali di Assistenza, almeno quelle che lo hanno fatto, a spese dei professionisti»

Una mole enorme di lavoro estremamente specializzato e in continuo aggiornamento che non corrisponde però ad un adeguato trattamento salariale: la protesta si é scagliata anche contro le risorse esigue assegnate dal Fondo ai contratti di lavoro e di ricerca ed alla lentezza nella stabilizzazione dei precari, con cui si é cercato di supplire alla carenza di organico.

Le ragioni dell’esiguitá del personale si trovano principalmente nel mancato turnover dei medici strutturati e nel numero ridotto di contratti specializzazione, troppo scarsi rispetto alle esigenze della sanità pubblica. Le conseguenze sono disastrose, come spiega Palermo: «Dal 2009 a oggi abbiamo perso 9.000 medici e dirigenti, che non sono mai stati sostituiti. Con la gobba pensionistica, dal 2018 in poi perderemo due medici ogni giorno. Serve una politica di assunzioni diversa.»

Nonostante l’estremo bisogno del Paese, il percorso per gli aspiranti medici si fa di anno in anno sempre più difficoltoso e accidentato, a partire dall’accesso agli studi. Decine di migliaia di studenti ogni anno si preparano ad affrontare il temutissimo test di Medicina, sognando di indossare un giorno il camice bianco. Determinazione e perseveranza spesso però non bastano per superare la prova incredibilmente selettiva: in media solo un candidato su sette riesce a farcela. Composizione, durata, tempistiche, modalità di accesso, tipo di graduatoria nazionale e per ateneo: nel corso degli anni il test é continuato a cambiare. L’unica costante è rimasta la progressiva riduzione dei posti disponibili, che nell’anno accademico 2017-2018 sono ulteriormente calati da 9224 a 9100, per quasi 70.000 candidati. Lo scorso settembre Link-Coordinamento Universitario ed altre associazioni studentesche hanno pertanto organizzato un flash mob presso numerosi atenei italiani per protestare contro il numero chiuso.

Se il numero di posti diminuisce, non si può dire altrettanto del numero di aspiranti medici, in continuo aumento. La loro molla principale è una bruciante passione: secondo una web survey di Skuola.net rivolta a 1000 studenti che avrebbero affrontato il test a settembre 2017, è questa a guidare il 62% degli interrogati. Una passione accompagnata da grande costanza: più del 30% dei ragazzi intervistati stava ripetendo il test dopo almeno un fallimento precedente.

In caso di successo, dopo il complesso, lungo, totalizzante e competitivo percorso di studi, inframmezzato da progress test e prove intermedie dai requisiti stringenti, un nuovo ostacolo attende il neo-laureato. Dopo il complesso esame di Stato, la scrematura dei candidati alla specializzazione è ancora più severa di quelli del test d’ingresso: riesce a vincere la borsa di studio in media 1 candidato su 10.

Quest’anno inoltre il futuro degli oltre 13.000 laureati é sembrato ancora più incerto: il bando di concorso per la specializzazione é stato posticipato di tre mesi, scatenando il caos e sovrapponendosi quasi all’inizio delle lezioni. Il Ministero dell’Istruzione intendeva cambiare le regole del concorso per incrementare la qualità dell’insegnamento, censendo e valutando le 1.433 scuole di specializzazione in base a criteri come il numero di pubblicazioni dei docenti e gli standard di assistenza degli ospedali.

Le prospettive lavorative per chi rimane fuori dal concorso sono limitatissime, mentre secondo Carlo Palermo potrebbe tamponare l’emergenza della mancanza di personale: «Si potrebbero impiegare 2.000 giovani senza specializzazione con contratto di formazione a tempo determinato. Che in questo modo integrerebbero, con un canale formativo parallelo nei teaching hospital, i 6.500 specialisti che escono ogni anno dalle università. Non servirebbe molto. Basterebbero 4-5 milioni di euro per ogni regione. In questo modo, tra l’altro, i giovani avrebbero un recupero previdenziale anticipato di cinque anni»

La vita del giovane medico non sembra però rosea nemmeno al termine  del percorso specialistico. Mentre la borsa garantisce uno stipendio mensile ed un contratto a tempo determinato, il più delle volte, a causa del budget ridotto delle ASL, il neo-specializzato non diventa strutturato, bensì un precario, costretto a spostarsi lungo la penisola da contratti e bandi di pochi mesi.

Sembra quindi sempre più necessario un cambiamento strutturale nell’intero sistema della sanità pubblica, che inoltre, in seguito ai definanziamenti passati, ha concesso sempre più terreno alla sanità privata. L’infiltrazione del privato, che sta progressivamente perdendo il suo ruolo integrativo in favore di uno sostitutivo, contribuisce a indebolire inesorabilmente il welfare pubblico.

Finora però, denunciano i sindacati, anziché fronteggiare le varie emergenze, si é preferito attuare una distribuzione di bonus, che, spiega Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil medici, «sono pagati con una riduzione dei servizi a pazienti e cittadini.» Inevitabilmente infatti della profonda crisi dei lavoratori della sanità pubblica stanno soffrendo gli italiani: si allungano le attese, si ampliano inesorabilmente i divari tra sistemi sanitari regionali e si intensificano le disuguaglianze sociali tra chi può garantirsi le cure migliori e chi no. 

Come dichiarato dai sindacati, «ormai si declina il diritto alla salute in base alla residenza e la distanza tra Bolzano e Napoli si può esprimere in 700 km o in 4 anni di aspettativa di vita.» Gli ulteriori tagli non possono che peggiorare la situazione. «L’aumento del fondo nazionale di un miliardo l’anno, quindi già piuttosto basso – afferma Carlo Palermo – è azzerato da una serie di misure previste in questa manovra e attese pure per il 2018. Per questo chiediamo che vengano approvati gli emendamenti alla Finanziaria che danno un po’ di soldi alle casse della sanità»

 

Credits immagini:                                    Fonti:

Immagine di copertina.                          Il sole 24 ore

Immagine 1.                                             Repubblica.it

Immagine 2                                              Corriere.it

Immagine 3                                              Ansa.it

..                                                                Skuola.net

 

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