Quel biglietto di sola andata

“Today, each of us becomes a bearer of secrets*”

(Conspiracy)

Secondo la rivista Science, alcuni ricercatori sono riusciti a sviluppare una valutazione della situazione socioeconomica di alcuni stati dell’Africa a partire da immagini satellitari. Se dei satelliti fossero stati puntati sull’Europa nella prima metà degli anni ’40, che territorio avremmo visto?

Se oggi una persona comprasse un biglietto ferroviario da Milano Centrale a Berlino incrocerebbe sulla sua strada, andando quasi in linea retta, Dachau, Buchenwald e Flossenbürg. Facendo un calcolo “spannometrico”, cioè molto impreciso, ci si aggira attorno ai 150.000 morti solo nei campi di concentramento di queste tre località. Se dovesse andare in Austria, patria di Klimt e Schiele, si troverebbe anche nella patria di Mauthausen e Ebensee: di nuovo, più di 100.000 morti.

Birkenau

Il progetto di soluzione finale viene stabilito durante la conferenza di Wannsee, in una villa sul lago vicino a Berlino, dove gli alti quadri della burocrazia nazionalsocialista vennero informati della decisione del Führer di attuare il progetto per la totale eliminazione della razza ebraica. Portavoce di questa volontà, su ordine di Hermann Göring, fu Reinhard Heydrich, ma nulla ci rimane di certo su ciò che fu detto nei dettagli. Diversi sono stati i tentativi di ricostruire il contenuto della conferenza di Wannsee. Tra questi uno dei più recenti é il film “Conspiracy”, con attori del calibro di Kenneth Branagh, Stanley Tucci e Colin Firth.

Villa di Wannsee

Quando parliamo di territorio o di viaggi, siamo abituati a volgere il tema in positivo, parlare delle capitali europee e internazionali, delle bellezze della natura o di gastronomie altre rispetto a quella a cui siamo abituati. La sfida della memoria è ogni anno più dura, perciò cosa fare per non dimenticare passivamente? Un modo è rinnovare l’interesse e l’attenzione nei confronti di quei territori sui quali sono sorti i campi di concentramento e i campi di sterminio.

I campi di lavoro nella Germania nazista hanno cominciato ad esistere molto presto. Dal 1933 al 1935 ne esistevano già, per i nemici politici principalmente: nel corso della storia successiva a volte li si è chiamati frühe Konzentrationslager, campi di concentramento precoci.

Nel settembre 1935 vengono promulgate le leggi di Norimberga e tutti i pezzi di questo puzzle dell’orrore cominciano ad andare al loro posto. Non c’è ancora l’idea di sterminare nei lager il popolo ebraico, si pensa piuttosto di trasportarlo via dall’Europa, una deportazione di massa in qualche lontana isola. I campi però sono già utili per comunisti, dissidenti politici, omosessuali, rom…

A partire dal 1942 entrarono in pieno regime anche tutti gli altri campi di concentramento e di sterminio che oggi sono tristemente noti, alcuni dei quali sono diventati dei musei a cielo aperto per poter vedere con i propri occhi i luoghi dello sterminio.

Auschwitz

Il problema di come gestire il territorio dei campi-museo è più attuale che mai, perché ogni anno che passa scompaiono gli ultimi superstiti che hanno potuto narrare una fetta importante della storia del XX secolo e ciò che ci rimane sono le testimonianze, sotto forma di interviste, opere letterarie e film e i luoghi da visitare. Non si tratta però solo dei campi di concentramento, ma anche di tutti gli altri posti che, per quanto piccoli e modesti (come quella piccola esposizione di disegni fatti da bambini ebrei andati nei campi di concentramento, nel cimitero ebraico di Praga), costellano l’Europa, ricordandoci che dimenticare non è un’opzione.

Una gestione attuale dovrebbe puntare non solo a conservare, ma a trovare un dialogo con le nuove generazioni, per le quali l’olocausto è lontanissimo, visto che i loro nonni sono i “figli di Auschwitz”, ovvero la generazione successiva a chi ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra. La soluzione non è certo gettare su questi luoghi un pugno di sale e cristallizzare la memoria, ma sfruttarla per dare gli strumenti ai più giovani, per evitare che la storia si ripeta.

 

 

 

 

 

 

*(“Oggi ognuno di noi diventa un portatore di segreti”)

   

Credits immagini:                                                 Fonti:

Copertina.                                                              Internazionale n. 1168 – pg. 99

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