Il dilemma delle polpette: Alzheimer e autodeterminazione

“Nei ricordi non appare il nostro passato ma un altro nostro presente che ignoriamo.” Francisco Umbral

Il morbo di Alzheimer e un banale piatto di polpette sono al centro di un complesso dibattito filosofico, nato in una casa di riposo di Stoccolma nel 2014. La notizia, buffa e paradossale nonostante un risvolto drammatico, é rimbalzata sulle testate di tutta Europa.

Protagonista della vicenda é Oscar, un anziano ospite della struttura svedese affetto da Alzheimer. Quando la progressione della malattia é arrivata ad uno stato troppo avanzato, l’uomo, totalmente dimentico del suo passato, é stato ricoverato dalla compagna nella casa di cura. Qui, durante un pasto, riceve per errore un piatto di polpette di carne al sugo, che, con orrore dei dipendenti della casa di riposo, lo conquistano completamente: Oscar non vuole più mangiare altro.

Nulla di strano, apparentemente. Il problema é però che Oscar é da anni un convinto vegano.

Prima di soccombere alla malattia e di sprofondare in uno stato di incoscienza, l’uomo é infatti stato un fervente attivista per i diritti degli animali. La sua compagna, per rispettare l’uomo che ha conosciuto e quello che avrebbe desiderato un Oscar lucido e padrone di sé, ha chiesto alla clinica che gli fossero sempre serviti piatti privi di derivati animali.

I dipendenti della clinica si trovano dunque di fronte ad un dilemma apparentemente insolubile: mentre l’anziano affetto da demenza chiede solo polpette, l’Oscar del passato sarebbe mortificato se sapesse di consumare cibo animale. Ma quell’uomo é ormai definitivamente scomparso sotto la coltre dell’Alzheimer: ormai incapace di intendere e volere in maniera lucida, l’anziano segue un desiderio candido e immediato.

Quale dei due uomini é Oscar? Quale va ascoltato?

La sua compagna sembra non avere dubbi: chiede che venga rispettata la volontà dell’attivista del passato. Non considera infatti davvero capace di autodeterminazione e autonomia nelle decisioni un anziano così compromesso dalla malattia. La vicenda ha contribuito a generare un vero e proprio dibattito all’interno della società e della politica svedese sulla libertà di arbitrio delle persone affette da Alzheimer.

Con il costante allungamento dell’aspettativa di vita della popolazione mondiale e con il suo progressivo invecchiamento, risulta ormai inevitabile portare questa riflessione ad una dimensione globale. L’ Alzheimer, che ha prevalentemente esordio dopo i 65 anni, costituisce infatti la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante: circa il 50-70% dei casi di demenza sono infatti causati dalla patologia.

Il morbo di Alzheimer gode di estrema popolarità nell’immaginario collettivo, grazie al grande numero di rappresentazioni nei media. A queste va aggiunta la recente delicata descrizione contenuta nella quarta stagione della serie animata Bojack Horseman. Beatrice, anziana madre del protagonista infatti soffre infatti della malattia: é davvero difficile e spiazzante riconoscere i contorni della madre terribile e rancorosa di Bojack in questa delirante e fragile vecchietta, che ha una percezione torbida e confusa di passato e presente.

Nonostante la forte visibilità raggiunta, molta ignoranza circonda ancora la patologia. Ad esempio, il principio della malattia viene spesso ignorato, perché poco riconoscibile. Il sintomo precoce di Alzheimer più noto ed evidente é infatti quello della perdita di memoria: il malato fatica sempre di più a ricordare e tenere a mente eventi recenti, nomi di oggetti e di persone ed elementi del passato recente. Spesso questa manifestazione della malattia viene scambiata però per un segno dell’invecchiamento e pertanto trascurata. Anche altri sintomi comuni della patologia, come afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé, possono essere interpretati solo come segni dell’età e venire ignorati. 

Osservata e studiata per la prima volta nei primi anni del ‘900 dai medici Alzheimer e Perusini, la malattia, per cui non esiste attualmente cura e di cui è possibile soltanto rallentare il decorso, diventerà presto parte del quotidiano di moltissime persone. Nel 2006 i malati di Alzheimer erano infatti circa 26,6 milioni in tutto il mondo, cifra che si prevede in costante aumento: entro il 2050 si stima che ne sarà affetta circa 1 persona su 85. Occorre dunque iniziare a riflettere sull’autodeterminazione di chi ne soffre.

 

Credits immagini:.                    Fonti:

immagine di copertina.            Alzheimer

Immagine 1                               Oscar

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