La fiera della vanità cresce e si evolve, da Thackeray a Madonna

Credevo fosse un’atrampicatrice sociale, ma mi sbagliavo, abbiamo davanti una scala montagne
Da ‘La fiera della vanità’, Mira Nair (2004)

Dell’Ottocento alla società 2.0, miti e modelli per la scalata sociale. La fiera della vanità è cambiata e si è adattata ai tempi

In un’epoca e in cui si cresce a pane e arrivismo, in cui ogni, anche minima conquista, va ottenuta facendo sforzi sovrumani, non raramente politicamente scorretti, vale la pena di aprire una piccola parentesi su uno dei personaggi letterari moderni che meglio incarna il prototipo dell’arrivista. Rebecca Sharp, o Mrs Crawley, che ai più non suonerà affatto familiare, è l’antieroina de “La fiera della vanità”, opera più celebre del bistrattato William Makepeace Thackeray – acerrimo rivale di Charles Dickens . Di umili origini, figlia di un pittore e di una cantante lirica francese, Rebecca cresce come sguattera in un collegio femminile dove le viene impartita l’educazione necessaria per poter diventare, una volta uscita dalla scuola, istitutrice. Inizia così la sua scalata sociale, tenta di farsi sposare da un ricco mercante prima che parta per l’India, si insinua nella famiglia Crawley, presso la quale ha ottenuto un impiego passando da istitutrice a dama di compagnia della ricca zitella , fino a moglie del primogenito capitano dell’esercito che sposa, almeno in parte, anche per amore

Nulla è mai conquistato per Rebecca che si ritrova costantemente rigettata nell’indigenza da una Gran Bretagna che non le perdona le sue origini e la sua scaltrezza. Alla disperata conquista di un titolo nobiliare, che non otterrà, Mrs Crawley perderà tutti ciò che di concreto possiede: la fiducia, l’affetto e l’amore di chi le sta accanto. Cresciuta secondo il principio per cui modellandosi ad immagine e somiglianza di quello che ognuno vorrebbe vedere in lei, l’antieroina di Thackeray cela la sua vera natura e si trasforma camaleonticamente senza mai perdere di vista il suo primario obiettivo. La grande innovazione e modernità di questo personaggio sta nel suo essere mai completamente buona o cattiva, in eterna oscillazione tra giusto e sbagliato, prudenza e rischio, cuore e testa. Le passioni e i sentimenti sembrano a tratti distrarla della sua mission e lasciano intravedere il suo lato debole, quello che deve essere mostrato solo nel privato, a chi può meritarsi di scorgerlo.

fiera della vanità film
La più fedele e veritiera trasposizione filmica di Rebecca Sharp arriva con il nuovo millennio, nel 2004, quando Mira Nair realizza una versione monumentale e dettagliata de ‘La fiera della vanità’ affidando il ruolo principale ad una inaspettata Reese Witherspoon, particolarmente a suo agio in questi panni. Nair afferma di aver ricercato nella contemporaneità una figura su cui modellare la sua Rebecca, cercando di restaurarla e di tratteggiare la sua universalità che attraversa i secoli. Scomoda un’icona come Madonna nel suo paragone col contemporaneo. La Regina del Pop si reinventa da quattro decadi riuscendo sempre a far parlare di sé, si lancia in una sfida di superamento di ogni traguardo ottenuto, rischiando e restando in perenne bilico tra successo e fallimento.

Da Madonna alle dive di oggi il passo è breve,  verso una societá dello spettacolo in cui é forte l’istinto a spingersi oltre ogni limite pur di restare sulla cresta dell’onda, appellarsi a pretesti futili, a dicerie, alle mode del momento.
La dualitá del personaggio di Thackeray è oggi meno visibile. Nel trascorrere dei secoli, fa ugualmente gola la bramosia di accumulo di fatiscente celebrità.

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