“Maschera” e “persona”: alle radici del conflitto

Tutto ciò che è profondo ama la maschera (Friedrich Nietzsche, “Al di là del bene e del male”)

Che si tratti di teatro, letteratura o filosofia, la maschera ed il suo concetto rappresentano un elemento imprescindibile della cultura Occidentale. Anche i filosofi Nietzsche e Schopenhauer ne offrono la propria peculiare interpretazione.

 

Come ci ricorda la filosofa Hannah Arendt le parole “maschera” e “persona” hanno un’origine comune:

“‹Persona›, in ogni caso, definiva originariamente la maschera che ricopriva il volto «personale» dell’attore e serviva a indicare agli spettatori quale fosse il suo ruolo nel dramma. Nella maschera, imposta dal dramma, c’era però una vasta apertura, più o meno all’altezza della bocca, attraverso cui la voce dell’attore poteva passare e risuonare, nella sua nuda individualità. Ed è proprio da questo «risuonare attraverso» che deriva il termine persona: il ‹verbo per-sonare›, «risuonare attraverso», è quello dal quale deriva infatti il sostantivo ‹persona›, «maschera».” (Hannah Arendt; “Responsabilità e Giudizio”)

In età moderna e contemporanea numerose sono le riflessioni sul rapporto dialettico e conflittuale che intercorre tra i due termini: un’analisi particolarmente rilevante per tutta la cultura Occidentale successiva è quella del filosofo Friedrich Nietzsche. Il tema della maschera in Nietzsche è fortemente legato alla sua indagine filologica, volta a ricostruire un modello ideale di classicità di cui i tempi presenti rappresenterebbero una corruzione. Tuttavia la posizione di Nietzsche, sulla scorta di quella di Arthur Schopenhauer (concettualizzata nel cosiddetto “Velo di Maya”), si discosta da quella hegeliana, canonica: mentre Friedrich Hegel vedeva in questo simbolo la perfetta coincidenza tra interno ed esterno, fenomeno e manifestazione; per Nietzsche concetti quali “equilibrio“, “armonia“, “perfezione“, si rivelano essere nient’altro che maschere. Eppure ciò non inficia l’esemplarità del modello: Il modello classico è difatti configurazione ordinata, compiutamente sublimata, della divergenza tra Essere ed Apparire, tra pulsione apollinea e dionisiaca, e si distingue da quell’altra maschera, quella decadente, dell’uomo contemporaneo.

La maschera dell’uomo contemporaneo sarebbe infatti, secondo il filosofo, un mero travestimento atto a celare la dissonanza tra forma e contenuto, assunto per contrastare lo stato di paura e debolezza cagionato della “malattia storica“; ovvero dalla consapevolezza del carattere diveniente di tutte le cose che avrebbe reso l’uomo incapace di assumersi responsabilità storiche in prima persona.

A tal proposito ne La Nascita della Tragedia Nietzsche ci parla di “maschere ad una sola espressione“, nate con il decadere della tragedia dopo Euripide e Socrate, in Sulla verità e sulla menzogna invece presenta l’intelletto umano come una finzione necessaria alla sopravvivenza dell’uomo in un mondo ostile dominato dalla competizione e costituito da segni e metafore convenzionali, di cui lo stesso linguaggio umano rappresenterebbe un esempio.

Visione pessimista quella del filosofo, che sembra contrastare la contemporanea fiducia – venutasi a creare con quella che Guy Debord chiama “La Società dello Spettacolo” – nel soggetto e nella sua potenzialmente illimitata capacità creativa. Critica quindi che non esaurisce nell’oggi la sua carica polemica, ma che anzi sembra rafforzarsi, in un mondo dove ogni giorno assumiamo una “maschera” virtuale a cui siamo assuefatti e che ci identifica in primo luogo davanti a noi stessi, dispersi alla ricerca di un come nessuna generazione precedente. E allora importante è tenere presente il monito nietzschiano, che si muove attraverso la filologia, ma che è in generale sintomo di ricerca; alla scoperta di quelle radici conflittuali che caratterizzano la natura umana e di cui le civiltà antiche sono prima compiuta esplicazione.

Valentina Nicole Savino

Crediti immagini:                                      Crediti articolo:

  La maschera in Nietzsche                       La maschera nella filosofia nietzschiana

Immagine di copertina 

                                                                   Maschera e Persona, Hannah Arendt

 

 

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