Valentino: il santo che odi

“If my Valentine you won’t be,
I’ll hang myself on your Christmas tree.” E. Hemingway

 

La festa degli innamorati è un artificio commerciale, una frivola amenità per coppiette, l’ennesimo affronto ai single ed è persino battezzata in nome di un vescovo che non perse certo la testa per amore…

Il 14 Febbraio è un giorno ambiguo per molti motivi; primo fra tutti il curioso fiorire di festoni rossi e rosa con annessi cuoricini, putti e cioccolatini.
L’origine della festività pare essere romana: i Lupercali sarebbero stati una festa dedicata a Fauno (o a Romolo e Remo?) che ben poco aveva a che fare con gli innamorati. D’altra parte lo stesso San Valentino, il cui nome soppiantò quello romano in epoca cristiana, non è altro che un martire (crudelmente trucidato nel 273 d.C.) il cui culto non è nemmeno particolarmente florido nella cristianità.

Reliquia di San Valentino

Però, in qualche modo, i Lupercali sono oggi la festa degli innamorati.
L’origine di questa associazione è incerta; molti studiosi parlano di una coincidenza con l’inizio della stagione degli accoppiamenti degli uccelli, mentre gli storici puntano prima il dito agli scritti di Chaucer poi all’Amleto di Shakespeare e infine alle lettere di Carlo D’orleans alla moglie.
Ciò che è certo è perlomeno che la campagna mediatica e commerciale intorno a S.Valentino (ma lo stesso può essere detto di Natale, Pasqua e qualsiasi altra festività) sia nata principalmente nella modernità industriale.
La moda pare iniziare dai paesi anglosassoni; una moda che sarebbe diventata tra le feste più odiate eppure più partecipate del mondo contemporaneo.
Non è difficile scoprire perchè: la festa degli innamorati appare come una banalizzazione dell’amore, un vezzo senza senso, una ricorrenza utile solo ad alimentare l’ansia di aver preso il giusto mazzo di fiori.

Nemmeno i single sono indifferenti al 14 di Febbraio; l’eccessiva attenzione per le coppie, infatti, pare essere fonte di disagio e frustrazione per chi non ha ancora trovato (o non ha neanche intenzione di trovare) Cupido.
Ad una festa così ambivalente la società ha sviluppato molte interpretazioni.
Al tradizionale scambio di fiori e scatole di cioccolatini, infatti, si associano tutti i vari significati che ogni singola persona ha per la propria relazione.
Così, mentre la pubblicità bersaglia gli uomini con “il regalo giusto per lei”, molti colgono l’occasione per entrare in un negozio di lingerie, invece che dal fiorista. La freccia più pura dell’arco di Cupido si tinge di erotismo.

La campagna di Victoria’s Secret per San Valentino

Non è raro che alcune coppie, vedendo nella vesta una mera imposizione esterna, si rifiutino di fare alcunchè in questa giornata, scegliendo quindi di partecipare a S.Valentino con il proprio rifiuto.
Persino i single, eterni esclusi della giornata, vi “partecipano” molto assiduamente, in realtà; uno dei trend più in voga, infatti, sono le feste e gli eventi organizzati proprio per chi non ha un invito ad una cenetta romantica. Serate per solitari in cerca d’amore fioccano in quasi ogni discoteca e locale.
Per quanto riguarda la sfera mediatica, ad affiancare i festoni e le colombelle non sono certo rari gli articoli scettici o anche palesemente contrari alla ricorrenza. C’è che cerca di ritrovare un significato storico (che può essere sia pagano che cristiano, in questo caso), chi analizza la questione del consumismo, chi accusa la mercificazione dei sentimenti e chi semplicemente ripugna la sdolcinatezza dei film in onda.

In poche parole, S.Valentino è un curioso omogeneizzato di amore e odio, di conformismo e anticonformismo, di modernità e storia.

 

Fonti: 

A Holiday Loved and Loathed: a Consumer Perspective of Valentine’s Day

Immagini: 

Cupido; Reliquia; Victoria’s Secret

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