Bizzarro come un camaleonte

Se Zelig fosse psicotico o solo estremamente nevrotico, era un problema che noi medici discutevamo in continuazione. Personalmente mi sembrava che i suoi stati d’animo non fossero poi così diversi dalla norma, forse quelli di una persona normale, ben equilibrata e inserita, solo portata all’eccesso estremo. Mi pareva che in fondo si potesse considerare il conformista per antonomasia

Bruno Bettelheim in “Zelig” – Woody Allen, 1983

 

Il camaleonte è l’animale che forse meglio di tutti incarna il concetto darwiniano di adattamento all’ambiente. Portatore di grandi significati spirituali in diverse tradizioni (soprattutto africane, come quella dei Boscimani e degli Zulù), il camaleonte ancora oggi riserva sorprese per la scienza che continua a scoprirne nuove caratteristiche e qualità.

Il nome del camaleonte deriva dal greco khamailon, il leone che si trascina per terra: può sembrare assurdo che un animale così piccolo sia quasi invulnerabile, ma l’abilità del camaleonte di cambiare colore e di mimetizzarsi, oltre alla velocità della sua lingua predatrice e l’indipendenza degli occhi, lo rendono quasi invulnerabile.

Il camaleonte è un predatore estremamente preciso e intelligente: è impossibile sfuggirgli

Al mondo esistono circa duecento specie note di camaleonti e la più piccola di queste è il Brookesia Micra, originario del Madagascar – che in età adulta non supera i tre centimetri di lunghezza –  scoperto da un gruppo di ricercatori nel 2012, come spiega un articolo uscito all’epoca su Huffington Post. Questa specie però è anche prossima alla minaccia di estinzione per via della deforestazione in atto in Madagascar.

La più nota caratteristica dei camaleonti è il cambio di colore che può avvenire anche repentinamente e velocemente. Esso in realtà non serve a nascondersi dai predatori, visto che normalmente i camaleonti hanno un colore naturale che li mimetizza a sufficienza nel loro habitat: si tratta di una forma di corteggiamento. Infatti i camaleonti maschi in genere sono più “agghindati” delle femmine. Più il camaleonte maschio è in grado di mostrare diverse e particolari colorazioni, più ha successo nei riti di corteggiamento. La capacità di cambiare colore, che prima di alcuni studi resi noti nel 2014 si credeva fosse data da una sorta di dispersione dei pigmenti sottocutanei, in realtà è dovuta alla capacità della pelle di questi rettili di riflettere la luce come uno specchio, grazie a dei nanocristalli fotonici presenti fra gli strati dermici. Questa scoperta, pubblicata su un numero di Nature del 2015, precede un’altra scoperta recentissima: la fosforescenza di alcune parti dello scheletro dei camaleonti.

Spesso gli esemplari maschi di camaleonte sono più attenti al loro aspetto e ai loro colori per riuscire nel corteggiamento

Qualunque sia il segreto dei camaleonti, essi hanno affascinato generazioni di ricercatori, scienziati e artisti e continueranno a farlo. Dai Marillion a Woody Allen fino ai film per famiglie, il camaleonte è condannato e celebrato. Conformista e bizzarro allo stesso tempo, sempre al di sopra di una dualità che vuole il negativo e il positivo ai poli opposti.

Il camaleontico Leonard Zelig nel film di Woody Allen, “Zelig”, 1983

Foto:                            Fonti:

Foto di Copertina         Nature, 2015

Foto 1                          Brookesia Micra

Foto 2                          Chameleon’s secret glow (LiveScience)

Foto 3

Foto 4

 

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