I Millenials e l’arte: non solo esperti, persino collezionisti

L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento

Thomas Merton


Chi ha detto che i Millenials non amano l’arte? Smentendo il luogo comune, le ricerche dimostrano che anche i giovani italiani non solo se ne intendono, ma la collezionano.

Se si immagina il collezionista o l’esperto d’arte, tendenzialmente lo si associa a un uomo anziano o quantomeno di mezza età, noioso e chiuso in un proprio mondo astratto. Difficile, per il senso comune, associare l’arte, soprattutto nelle sue manifestazioni più accademiche, ai millenials, che – si dice – nei musei si annoiano, e non ne colgono il fascino. Figurarsi, dice la vox populi, se – assorti dalle loro passioni figlie di un mondo veloce, conoscono il gusto del collezionismo al di fuori degli album di figurine.

Nient’altro che un luogo comune, smentisce il primo blog italiano legato al collezionismo d’arte, Collezione da Tiffany, Secondo il sondaggio del portale, come riportato dal blog “Felicità pubblica”, il 44% della generazione Y comprerebbe arte online,  Anche i social network, comunemente ritenuti responsabili del livellamento culturale di giovani e giovanissimi, si scoprono avere invece una funzione propositiva in questo settore: il 33% degli intervistati nati fra il 1980 e il 2000 rivendica infatti di usare i social (nella grande, – seppur non schiacciante – maggioranza Facebbok) per scoprire e seguire il lavoro di artisti che attraverso queste vetrine possono fare conoscere le proprie opere.

collezionisti d'arte millenials

L’identikit italiano dell’amante dell’arte millenial (o artlover, come prefersice definirlo, con un linguaggio più “giovane”, la ricerca), abbraccia persone dei settori professionali più diversi, anche insospettabilmente, ma una caratteristica corrisponde alle aspettative: anche se i social possono aprire il mondo dell’arte anche a chi ne viene affascinato per caso, il livello culturale del collezionista è mediamente alto. In questo senso, viene in aiuto l’alto livello di scolarizzazione dei millenials: nella generazione Y, la percentuale dei collezionisti d’arte laureati sfiora l’80%. Generalmente più preparati, i giovani hanno più strumenti, oltre alla fame di scoperta, per analizzare l’opera che hanno di fronte.

Interessanti i punti di contatto e le distanze tra i giovani collezionisti italiani e quelli statunitensi, secondo un’indagine di U.S. Trust Insights nel 2016 che ancora Collezione da Tiffany raffronta ai propri dati. Secondo questa ricerca, i gli americani ritengono molto più centrale il valore economico dell’arte, e preferiscono muoversi da soli. Per molti di loro, il motore dell’acquisto è quello di un investimento sicuro, piuttosto che della passione, che invece muove i giovani nostrani. Non che non ne riconoscano il valore artistico. Sanno però, che la cultura è un valore non solo immateriale. 

Molte di più sono però le analogie, che permettono di identificare con precisione il collezionista d’arte della generazione Y: Compra soprattutto dipinti, sfrutta i social network ma non se ne lascia condizionare e, soprattutto, ama l’arte.

Fonti:
Felicità pubblica
Collezione da Tiffany

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