Le maschere di carnevale non sono solo per bambini

Una festa in maschera dove ognuno indossa la propria faccia.

TheFlynet

Le maschere si indossano dal’etá infantile a quella adulta. Accompagnano la vita di chiunque, soprattutto quando si parla di giochi.

“Facciamo che io ero lo sceriffo e tu il cattivo”. Questa é una delle frasi piú pronunciate dai bambini nell’etá che va dai 4 agli 8 anni. I giochi di ruolo infatti sono tra i piú comuni tra quelli praticati nell’etá infantile; i bambini si dividono i ruoli e giocano agli indiani e ai cowboys, a guardia e ladri, vestendosi all’occorrenza o immaginando di avere cinturoni da sceriffo e pistole. Sono attori inconsapevoli, sono maschere senza saperlo.

Le maschere accompagnano la crescita ludica dei bambini, che oltre ad “indossarle” in senso figurato mentre fanno i cowboys, le indossano anche in occasione di carnevale, forse la festa piú amata dai bambini, anche piú del Natale, grazie ai suoi colori, ai carri, ai coriandoli, alla schiuma, alle stelle filanti.

Questi oggetti, quasi magici non sono monopolio solo dei bambini, poiché chiunque nei giochi, e non solo, nella vita, é costretto ad indossare maschere. Senza dover scomodare Pirandello, ma restando nell’intorno della parola “ludica” si puó pensare ai giochi di ruolo come Cluedo, Dungeons&Dragons oppure a giochi come Monopoli, dove si é tutti un po’ banchieri, un po’ imprenditori edili, e Risiko, dove si é tutti abili strateghi, e ci può immaginare Giulio Cesare o Napoleone. 

Sono tutti atteggiamenti che si hanno senza rendersene conto. Chi gioca infatti non pensa mai di indossare una maschera, a meno che non la indossi fisicamente, ma realmente ogni gioco presuppone che si abbia un comportamento inerente a ció a cui si sta partecipando.

Non si smette mai di essere cowboys con pistole fatte unendo il dito indice e il dito medio, si cambia solo ruolo, ma il concetto di fondo rimane uguale. Ogni gioco, indipendentemente dall’etá in cui si gioca, costringe ad indossare maschere, a fingere di essere chi non si è.

Si gioca anche per questo, per poter essere qualcun altro, senza doversi preoccupare di sembrare strani o fuori contesto.

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