Lo smartphone: specchio sociale dei millenials

Il caricabatterie dello smartphone è il nostro nuovo cordone ombelicale.
rubinomauro, Twitter


Gli smartphone sono oggetti fondamentali per qualsiasi millenials. Aprono al mondo, espongono allo sguardo degli altri, e spingono al bisogno di costruirsi la maschera con cui vorremmo essere visti. Non senza ansia..

C’è un oggetto in particolare che identifica i Millenials: il telefono cellulare. I primi membri della generazione Y sono cresciuti mentre apparivano i primi esemplari, i nati nel Duemila maneggiano come propaggini di sé versioni sempre più avanzate. Tutti però fanno uso con assoluta naturalezza, per le funzioni più disparate di quelli che sono diventati smartphone, strumenti capaci di quasi tutto.

Senza dubbio però un uso così massivo dello strumento ha condizionato quello che i millenials sono diventati. Il giudizio su questo cambiamento è spaccato in due. Se per alcuni la socialità dei millenials ne è stata minata, per altri lo strumento ha permesso loro una possibilità nuova di creare legami, di mantenersi informati, di interessarsi a ciò che li circonda e sulla propria vita personale e all’intenzione di avere successo e gratificazione.

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Secondo l’osservatorio TEIA, proprio questo desiderio genera  nei millenials una analisi di sé spesso spietata, che sovente li porta a riempirsi di insicurezze e dubbi sulla propria capacità di essere all’altezza degli altri ed esteticamente appetibili, più di quanto non abbia sempre fatto parte del desiderio dei giovani di essere accettati.
Le caratteristiche notate da TEIA, dall’attenzione ai temi dell’ecologia al desiderio di essere indimenticabili, sono desunte analizzando masse di conversazioni sugli smartphone, e i trend topic dei social.

Gli smartpone diventano quindi il modo di dirsi della generazione Y e anche quella di essere osservati. Diventano quindi indispensabili, Secca la conclusione di David Greenfield, professore di psichiatria dell’università del Connecticut: gli smartphone generano ormai una dipendenza  l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze, “perché causa delle interferenze nella produzione di dopamina, il neurotrasmettitore che regola il meccanismo della ricompensa”. In altre parole, l’attesa di qualcosa di nuovo sullo smartphone scatena la stessa risposta celebrale di tutte le sostanze che generano piacere.


Secondo l’esperto di marketing Simon Sinek il sollievo temporaneo dato dagli smartphone abitua a un sistema veloce che “non è compatibile con i lunghi processi per avere gratificazioni professionali e personali”, e questo non fa che acuire la loro angoscia e insoddisfazione.

L’abitudine ad essere costantemente informati e collegati al mondo, e di aspettarsi da esso approvazione, rende ad ogni modo sempre più difficile fare a meno dello smartphone. Si ha, spiega Greenfield, “la sensazione del tutto illusoria di perdere qualcosa“, tanto diffusa da meritare un nome scientifico: Nomofobia: “no-mobile-fobia”. Ci si sente privati del proprio specchio, ma più ancora di un abito, di una maschera, che ci offre al mondo con l’immagine migliore che vogliamo offrire di noi.

Fonti:                         Immagini:

Teia                           Copertina

Greenfield                 Immagine 1

Nomofobia                Immagine 2

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