Come può la politica tornare a parlare ai millenials?

“Tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo è politico.
E dobbiamo difenderlo, come se fosse il nostro amore!”
Amori che non sanno stare al mondo

Si tende a pensare che i Millenials non si interessino alla politica, e i sondaggi confermano un altissimo astensionismo, Quali sono le cose da sapere e da mettere in campo per tornare a farli essere interessati e parte attiva?

Disinteressati, diffidenti, poco propensi a informarsi nei dettagli, convinti che nessuno sia in grado di rappresentare davvero i loro interessi, di ascoltare i loro punti di vista, spesso apertamente disgustati anche da chi promette loro di essere la loro voce. La vulgata vuole che questo sia, spesso, il ritratto dei Millenials rispetto alla politica. Alla vox populi fanno riscontro i sondaggi. Come riporta “La Stampa”, se l’astensionismo sembra ormai endemico al Paese, secondo  Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, a “Tra i diciotto e i vent’anni solo il 30-35% in genere si reca alle urne”. Non molto diversa la percentuale tra i giovani sotto i 25 anni, tra i quali la percentuale di voto arriva al 40%.

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Come fare, dunque, a far affezionare di nuovo i ragazzi alla gestione della cosa pubblica, non farli sentire pedine senza importanza? Secondo il portale FabbricaPolitica, per fare breccia nei cuori e nelle menti della generazione Y occorre saper maneggiare cinque chiavi fondamentali, cinque temi da tenere da conto per rivolgersi ai millenials.

La fedeltà, in primo luogo. I partiti degli ultimi decenni hanno perso quella forza ideologica e identitaria, quale ne fosse il colore politico, che spingeva le generazioni di metà Novecento a essere fedeli al partito in ragione della sua storia o del carisma del leader, prestando meno attenzione alla discrepanza tra obbiettivi e risultati. Una fiducia che – asserisce Fabbrica Politica – appartiene molto meno ai millenials, che offrono la loro fiducia in base alle promesse mantenute, con molta meno disponibilità a perdonare se si sentono ingannati.

La seconda chiave sono gli strumenti, in particolare quelli che caratterizzano la generazione dei primi nativi digitali. Come da infografica, secondo TSW.it i membri della generazione Y – tra i 18 e i 35  anni – su internet sono più di otto milioni, il 75% del totale, che si collegano soprattutto con smartphone e tablet, Necessario quindi impostare una efficace strategia su questi supporti per suscitare il loro interesse.

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In terzo luogo: il significato. Una buona immagine social non è tutto. Se i temi che interessano ai giovani – in particolare il desiderio di cambiamento di mentalità sentite come stantie, ma soprattutto l’incertezza professionale e il bisogno di solidità che gli offrano una indipendenza – smettono di diventare promesse acchiappa click e si trasformano in impegni concreti, i millenials saranno più propensi a dare fiducia, anche se chi gli si presenta non fosse un millenial, persino senza internet.

Il quarto punto è un errore estremamente comune. Che si riscontra persino in queste righe: considerare “i millenials” come un monolite assimilabile nel suo complesso. La categoria abbraccia invece un torno di anni molto vasto, dai liceali a uomini ormai adulti, donne e uomini, che vivono in contesti estremamente diversi. Se si vuole risultare credibili agli occhi dei millenials è fondamentale dimostrare di considerare tutte le loro specificità ed esigenze particolari.

Quinta chiave: la comunità. Si è detto che i giovani non sono più spinti a riporre fiducia in un’entità politica in quanto tale. Hanno però, come tutti i giovani lungo la storia, bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di un progetto che li contempli e valorizzi, guidato da figure credibili. Se si sentono parte di una squadra, dice il marketing applicato alla politica, sono risorse appassionate.
In sostanza, per avvicinare i millenials alla politica, una volta offerti gli strumenti di analisi, bisogna rispondere alla loro richiesta di fiducia.

Fonti:                              Immagini:

Antonio Noto                 Copertina

Fabbrica Politica             Infografica TSW

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