Mestruazioni e “period poverty”: problemi d’igiene per i meno fortunati

“In un paese ben governato la povertà è qualcosa di cui ci si deve vergognare.” Confucio

 

Le mestruazioni comportano una notevole spesa da parte delle persone di sesso femminile, spesso però impossibile per i meno fortunati.

Di mestruazioni non si parla mai, se non con disgusto e imbarazzo, anche se riguardano il quotidiano di metà della popolazione mondiale. Percepito come un problema secondario piuttosto che come un’esigenza biologica, il flusso mestruale é circondato da un vero e proprio tabù sociale.

Il tabù si riflette inevitabilmente in una serie di importanti discriminazioni, spesso ignorate dai media, come la notevole spesa economica delle persone di sesso femminile per i prodotti sanitari, spesso inaccessibile ai meno abbienti. La nota Tampon tax é infatti una questione globale che coinvolge omogeneamente tutte le persone di sesso femminile, ma che colpisce più gravemente le fasce più povere della popolazione.

La difficoltà economica nell’accedere ai prodotti per l’igiene mestruale ha dato vita al poco indagato fenomeno della “period poverty”, l’impossibilità di acquistare tamponi e assorbenti. Una delle sue facce più visibili é rappresentata dall’abbandono scolastico delle adolescenti nei Paesi del cosiddetto Terzo mondo. La vergogna e la mancanza di mezzi per tamponare il flusso portano spesso le ragazze a chiudersi nell’ambiente domestico, rinunciando alla possibilità di seguire le lezioni. Per fare fronte a questo grave problema, particolarmente diffuso nell’Africa sub-sahariana, numerose ONG e fondazioni, come ZanaAfrica in Kenya, si impegnano a fornire prodotti per l’igiene mestruale alle adolescenti.

Gina Reiss-Wilchins, CEO della Fondazione ZanaAfrica, afferma che la period poverty è una delle cause del milione di ragazze adolescenti che ogni anno in Kenya perde fino a sei settimane di scuola. Inoltre il numero delle ragazze kenyote che con l’inizio della pubertà abbandona gli studi é il doppio di quello dei coetanei di sesso maschile. Reiss-Wilchins osserva che se ogni ragazza kenyota completasse le scuole medie, ci sarebbe un incremento del 46% del PIL del Paese.

Per arginare il fenomeno, lo Stato ha stanziato, a partire dal 2011, fondi per fornire i prodotti di igiene femminile alle ragazze svantaggiate, con un budget di cinque milioni di dollari per il 2017-2018. É stata inoltre recentemente varata una legge sull’istruzione che prevede per ogni studentessa registrata prodotti igienici gratuiti.

Un’ altra interessante iniziativa é quella dell’impresa sociale Be Girl, che crea prodotti sanitari e indumenti specificatamente disegnati per le esigenze delle adolescenti dei Paesi meno abbienti durante il ciclo mestruale. Nel 2012, la co-fondatrice Diana Sierra, mentre lavorava in Uganda, aveva avuto occasione di osservare personalmente il fenomeno dell’abbandono scolastico. Inoltre, anche fuori dalla scuola, le mestruazioni causavano una serie di impedimenti che incrementavano il divario culturale, economico e sociale tra i sessi. Pertanto, Be Girl ha sviluppato una serie di prodotti eco-sostenibili e a basso costo che garantiscono a donne e adolescenti di lavorare e studiare liberamente. L’impresa oggi fornisce i propri servizi a più di 250 milioni di adolescenti svantaggiate di tutto il mondo.

La period poverty non riguarda però esclusivamente queste zone del mondo. Un suo aspetto meno noto, ma non meno importante caratterizza i Paesi industrializzati, dove le disuguaglianze tra cittadini poveri e ricchi hanno raggiunto livelli apicali a partire dalla crisi economica del 2008. Sono sempre più numerose infatti le persone di sesso femminile indigenti o senzatetto che, non potendo affrontare questo tipo di spesa, rinunciano alla cura della propria igiene mestruale, con conseguenti infezioni e malattie.

Un breve video di Bustle raccoglie le testimonianze di alcuni giovani donne senzatetto di New York sulle difficoltà che aggiungono le mestruazioni alla loro vita. Spesso queste donne si trovano a dover scegliere tra comprare cibo o assorbenti, a servirsi dei primi mezzi a portata di mano come tovaglioli o buste di carta, nonostante siano inadatti e anti-igienici e a riutilizzare per un tempo indefinito tamponi usati, rischiando shock tossici e irritazioni.

Per contrastare il problema, in tutto il mondo sono nate numerose iniziative benefiche, che hanno portato a notevoli miglioramenti. Sempre più banche alimentari, ad esempio, raccolgono e distribuiscono ai meno abbienti tamponi e assorbenti e attraverso alcune leggi, nel 2016 New York é inoltre diventata la prima città degli Stati Uniti a garantire la fornitura di prodotti igienici femminili nei rifugi per i senza tetto, nelle prigioni e nelle scuole pubbliche. Escludendo i costi dei distributori, il costo di mantenimento del servizio non supera i due milioni di dollari l’anno, cifra irrisoria per il budget cittadino.

Un’altra significativa iniziativa pubblica é stata annunciata dalla città scozzese di Aberdeen, che fornirà gratuitamente i prodotti sanitari alle cittadine a basso reddito. Con una spesa di circa 55.000 sterline, verranno coperte le esigenze di circa mille donne per sei mesi.

Non mancano inoltre azioni da parte di associazioni, come la nota #HappyPeriod, che fornisce gratuitamente kit per l’igiene mestruale a persone indigenti o senzatetto di qualunque identità di genere, inclusi uomini trans e persone non binarie, oltre che a veterani e disabili. La rete di servizi, che oggi copre moltissime città statunitensi, é stata fondata nel 2015 dalla giovane Chelsea VonChaz e da sua madre. La ragazza, come riportato dal sito dell’associazione, aveva maturato l’idea dopo aver visto una donna senzatetto attraversare la strada con gli abiti sporchi di sangue mestruale. Venuta a sapere che tamponi e assorbenti vengono donati di rado alle organizzazioni che aiutano le persone senza fissa dimora, la ragazza ha creato la campagna social #HappyPeriod, divenuta in poco tempo virale. L’obiettivo iniziale era quello di raccogliere prodotti igienici da distribuire nella città di Los Angeles, ma poi, con il successo dell’iniziativa, le operazioni di sono estese a gran parte degli Stati Uniti.

A cavallo tra Stati Uniti ed Europa opera invece The Homeless Period Project di Sharron Phillips e Stephanie Arnold. L’organizzazione no profit, che dona prodotti igienici alle donne svantaggiate, si pone tra gli obiettivi il miglioramento dell’educazione sessuale del Paese e l’abbattimento dello stigma sociale che circonda le mestruazioni.

Nel Regno Unito invece ha avuto grande successo la campagna #TheHomelessPeriod, nata come supporto social a una petizione online che chiedeva che i centri pubblici per bisognosi ricevessero una sovvenzione per acquistare tamponi e assorbenti.

Il progetto é nato dall’incontro delle giovani Oli, Josie e Sara durante uno stage presso un’agenzia pubblicitaria di Londra. Le tre ragazze raccontano che la questione ha fatto loro vedere la vita delle persone senza fissa dimora da una prospettiva diversa. La petizione ha avuto tanto riscontro ora diventare nel 2016 un disegno di legge, portato in Parlamento dalla Laburista Paula Sherriff.

 

Credits immagini:.                        Fonti:

immagine di copertina.               Homeless Period Project e Bè girl

immagine 1.                                 Tampon tax   BBC e Bustle

immagine 2.                                The Guardian  ZanaAfrica

immagine 3.                                 #TheHomelessPeriod   #HappyPeriod                                                                                                     

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