Nè melting pot nè salad bowl: nuovi paradigmi per i migranti.

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” Publio Terenzio Afro

La questione migratoria non è certo nuova nel panorama antropologico della modernità, ma recentemente sono fioriti nuovi tipi di paradigmi sociologici che cercano di imbrigliarne la complessità.

E’ noto che l’essere umano è da sempre in qualche modo nomade. La sua intrinseca mobilità è in effetti il motivo per cui le civiltà umane fioriscono da millenni in ognuno dei cinque continenti, mentre i continui flussi di migranti tra di esse garantiscono un panorama culturale più o meno cangiante e multiforme.

E’ soltanto nei confronti dell’America moderna, però, che la speculazione antropologica si focalizza particolarmente sugli effetti e le dinamiche di questa caratteristica umana.
A metà del 1900 la scuola antropologica è relativamente giovane, e fino ad allora aveva analizzato, con un interesse quasi sensazionalistico, quasi unicamente quelle società lontane e “primitive” del mondo delle colonie delle potenze europee.
Il dopoguerra rappresenta il picco dell’immigrazione europea (ma non solo) verso gli Stati Uniti. Le devastazioni belliche del vecchio continente, nonchè l’industriosa economia del nuovo, spingono molti cittadini (tra cui moltissimi italiani) a cercare fortuna oltreoceano in una diaspora che contribuirà ancora di più all’essenziale multiculturalismo degli USA.
Multiculturalismo che diverrà celebre come il “melting pot” americano.

Durante e dopo la seconda guerra mondiale, l’america era relativamente xenofoba

Anche la sociologia inizia ad interessarsi a questo concetto, e elabora le più svariate teorie intrno alla tematica; tuttavia, l’idea di base rimane la “fusione” di più culture. Una sorta di salsiera in cui ogni ingrediente si discioglie con l’altro, perdendo la propria unicità e contribuendo ad un sapore tutto sommato nuovo.
Le “politiche dell’omologazione” sono quelle tecniche di assimilazione che utilizzano lo stesso paradigma, e tentano di smussare le differenze dei nuovi cittadini in cerca di una migliore stabilità sociale.
Altri tipi di politiche di integrazione utilizzano il modello detto della “salad bowl” piuttosto che quello del “melting pot”. Si tratta di istanze che riconoscono, a volte valorizzano la differenza dei migranti, e spesso propongono una visione differente della cittadinanza.
Entrambe queste strategie sono utilizzate allo stesso tempo nella maggior parte dei paesi, ma a livello puramente speculativo, i concetti di melting pot e salad bowl potrebbero essere superati.

Si tratta dello studio del transnazionalismo: un fenomeno per cui le persone che si separano dal proprio luogo e cultura d’origine elaborano strategie, significati e sistemi valoriali nuovi e diversi sia dal paese d’origine che da quello di arrivo.
In questo mondo transnazionale la società non è un’emulsione o un’insalata di culture diverse e isolate, ma un insieme di persone e comunità che creano autonomamente cultura nuova, indipendente e autentica.
Si tratta di popoli come gli italoamericani: ormai diversi sia dagli italiani che dagli americani ma che, tra “Fettuccini Alfredo” e “Chicken Parmesan”, hanno sviluppato un’identità che sta in piedi da sola.

 

Foto:                              Fonti:

Manifesto

Copertina                     Antropologia                                                         culturale” di Fabio Dei,                                         il Mulino

 

 

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