“Millennials effect”: quale evoluzione apportano i millenials?

“L’evoluzione può essere necessaria soltanto a colui
che si renda conto della sua situazione e della possibilità di cambiarla”
George Ivanovitch Gurdjieff

Molti lo chiamano “Millennials effect”: ma in cosa consiste l’evoluzione apportata dalla generazione Y? Sorprendentemente per qualcuno, coincide non con dati pratici ma con un modo nuovo di intendere la società.

La sola esistenza dell’esigenza di definire una generazione, non può basarsi esclusivamente sulla limitazione di un dato periodo. Devono sussistere delle caratteristiche specifiche, siano esse esterne o appartenenti a chi quella generazione la compone, che ne fanno un insieme organico. Così vale anche per la generazione Y, a cui si attribuisce un variamente interpretato “Effetto millenials”: ma quali sono le caratteristiche che costituiscono l’evoluzione che i Millenials hanno impresso?

Come riportato da Exportiamo, secondo un’inchiesta di fDi Magazine, le caratteristiche più importanti di questa evoluzione non sono pratiche né tecniche: la prima è la nuova importanza che i millenials attribuiscono alla fruizione di beni e servizi in condivisione. Solo il 15% ritiene fondamentale possedere un’auto: per i millenials, la nuova frontiera sono il car sharing e il bike sharing, disponibili in sempre più luoghi senza costi di mantenimento.

Anche sul piano professionale l’approccio dei millenials l’evoluzione è molto meno materialista di quanto si potrebbe essere portati a credere. I millenials che hanno visto sfumare il tempo del posto fisso, sembrano cercare soprattutto la soddisfazione. I migliori talenti, secondo un sondaggio Deloitte non sono attirati solo da stipendi e benefit, ma anche un credibile e ben costruito obiettivo aziendale, al punto che il 77% dei Millenials sceglie il lavoro in base a questo, soprattutto rispetto all’utilità collettiva.

L’intento pare essere quello di essere agenti concreti del cambiamento, ma non solo per senso del collettivo; secondo Forbes, anzi, più della metà “lavorano per sé stessi”

Naturalmente poi è inevitabile pensare alla preponderanza dei dispositivi tecnologi per i millenials, tenendo conto che più della metà della forza lavoro millenials è asiatica e l’Africa è mediamente dieci anni più giovane, per cui sarà ancora più significativo quando il gap tecnologico tra i continenti sarà ridotto: proprio a questo sta lavorando TechChange, che ha già formato diecimila persone in centosettanta Paesi. Il fondatore Nick Martin ha dichiarato a Exportiamo: “La capacità dei giovani di migliorare le loro comunità dipende sempre di più l’uso efficace degli strumenti tecnologici – e oggi più che mai persone in tutto il mondo chiedono nuovi tipi di addestramento per fare la differenza”.

Ne risulta un ritratto che per alcuni potrebbe essere sorprendente: l’evoluzione della socialità, il millennials effect consiste in una visione sempre più comunitaria, nel tentativo di soddisfare bisogni che vanno oltre l’individualità.

Fonti:                                       Immagini:
Exportiamo                              Copertina
TechChange                            Foto 

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