Migrazione della cultura: la translatio studiorum ad Oriente

“La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre”

                                                                                                                                                                 Albert Einstein

529 l’imperatore d’Oriente Giustiniano emanò un editto con cui si decretò la chiusura di tutte le scuole di filosofia pagane, a partire dall’Accademia platonica di Atene. Fu  così che il sapere classico e tardo-antico cominciò una lunga migrazione che portò dalla leggendaria biblioteca di Alessandria attraverso la Siria fino a Baghdad, neonata capitale del califfato abbaside sulle rive del Tigri libri e uomini di cultura di ogni genere. In gergo accademico questo passaggio di consegne prende il nome di translatio studiorum: quella “da Alessandria a Baghdad”, per citare la definizione di Max Meyerhof, non fu l’unico caso. Un caso di particolare interesse anche in ottica moderna è costituito dalla translatio studiorum nell’Oriente greco-siriano e arabo.

Da Alessandria alla Siria

In realtà, parlare di un percorso lineare della trasmissione del sapere tra scuole filosofiche (Atene, Alessandria) dell’Impero d’Oriente e califfato abbaside senza soluzione di continuità sarebbe fuorviante. Equivarrebbe a ignorare il ruolo cruciale rivestito da una delle terre oggi più martoriate: la Siria.

La Siria, intesa come provincia romana d’Oriente, comprendeva Libano e parti del Kurdistan turco, iracheno e siriano. Fu in questa regione che tra V e VI secolo fiorirono studi su testi di Aristotele e Platone, ma anche su medici come Galeno e astronomi come Tolomeo. Le scuole delle città principali come Edessa – oggi Şanlıurfa, kurdistan turco – e Nisibi erano rivolte a diversi gruppi etnici: armeni, siriani e persiani. Si affrontavano questioni sia filosofiche che teologiche, anche per la presenza significativa presenza di comunità ebraiche e cristiane nella regione.

Siria: uno scrigno prezioso di cultura

Fu così che nel milieu culturale della Siria e in particolare della provincia romana di Osroene, oggi Kurdistan siriano  e iracheno, si completò la prima fase della translatio studiorum del sapere tardo-antico, custodito ad Atene ed Alessandria.

Ad attestare questa migrazione culturale è l’opera del filosofo Paolo di Persia, che registra in un suo scritto – arrivato a noi tramite la traduzione araba – la lista delle opere di Aristotele e Platone conosciute in Siria nel VI secolo. Tra gli autori di spicco di questo periodo vi è un anonimo che compose una rilettura monoteista cristiana della metafisica di Proclo, celebre filosofo neoplatonico. L’anonimo passò alla storia come Pseudo-Dionigi, dal nome del membro dell’Areopago convertitosi al cristianesimo e menzionato negli Atti durante la visita di Paolo ad Atene (At 17,22). Il testo, tradotto in latino, a partire dal IX secolo ebbe una fortunata circolazione nell’Occidente latino medievale.

Dalla Siria a Baghdad

Due secoli dopo, un’altra data cruciale nella storia intellettuale del Medioevo fu il 762, data in cui il califfo al-Mansur diede inizio alla costruzione della nuova capitale del suo califfato: Baghdad. Sorta nei pressi dell’antica capitale del regno Sassanide, Ctesifonte, la città si espanse rapidamente nel giro di cinque anni.

Situata sulle rive del Tigri, ospitò una florida élite di intellettuali di ogni tipo – medici, filosofi, astronomi e matematici – e provenienza etnica: cristiani siriaci, persiani e studiosi provenienti dall’Asia Centrale in seguito. L’arabo era la quindi la lingua di comunicazione ma non sempre l’etnia di appartenenza degli studiosi.

Casa della Saggezza: la sola fonte di sapere?

Nell’interpretare questa migrazione del sapere greco dalla Siria alla Baghdad abbaside, spesso si è accentuato se non esagerato l’influenza di mecenati come il califfo al-Ma’mun, come ha fatto notare Dimitri Gutas.  Spesso queste idealizzazioni sono figlie di una visione illuministica’ di questi califfi, nata con le opere di Voltaire e la campagna napoleonica di Egitto e Siria (1798-1799) che voleva contrapporre alle barbarie medievaliste della Chiesa occidentale l’apertura mentale e la razionalità del mondo musulmano.

Certamente il ruolo di sovrani ‘illuminati’ dall’amore per la saggezza incoraggiò la nascita di circoli intellettuali quali il circolo del filosofo al-Kindi, il circolo del medico Hunayn Ibn Ishaq di medicina e la scuola aristotelica di Baghdad. Dell’esistenza di una vera e propria ‘Casa della Saggezza’ (Bayt al-Hikma) a Baghdad in cui si riunivano questi traduttori ed esperti di vari ambiti filosofici e medici, poco ci è documentato e molto si è ipotizzato in maniera abbastanza idealistica.

Si può tuttavia affermare che a partire dall’impulso di investimenti sia pubblici che privati, incoraggiati dai sovrani abbasidi fu avviata un’opera di traduzione sistematica di testi greci, oggetto anche di originale rielaborazione da filosofi di diversa etnia e fede. Le prime due tappe della migrazione della cultura classica e tardo-antica si completano con l’inizio, per dirla con Jim al-Khalili, della “Età d’Oro” della scienza araba.

 

Fonti:                                                                                                                    Photo credits:

Paolo Bettiolo, Scuole e ambienti intellettuali nelle chiese di Siria in                     Copertina: Wikipedia                    Storia della filosofia nell’Islam medievale, a cura di Cristina D’Ancona,                  Foto 1: Wikipedia                            Einaudi, Torino, 2005.

Dimitri Gutas, Pensiero greco e cultura araba                                                                                                                    (trad. it. Cecilia Martini), Einaudi, Torino, 2002.

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