La procreazione assistita in Italia: come funziona?

“Un uomo non è altro che un uomo», diceva Baby Suggs. «E un figlio, allora? Be’, un figlio sì che è qualcuno» Toni Morrison 

Come funziona la fecondazione assistita in Italia?

A breve in Lombardia, come annunciato a gennaio 2017 dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, si potrà pagare la fecondazione assistita eterologa tramite ticket. Il Governo italiano ha infatti inserito la pratica nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza e le Regioni adegueranno gli apparati sanitari quando verranno erogati i fondi previsti. La Lombardia si era precedentemente opposta al provvedimento, confermando l’intenzione di far pagare l’intervento per intero. Si parla di un costo medio che va dai 1.500 ai 4.000 euro; il ticket rappresenta quindi una vera e propria rivoluzione per un gran numero di persone: il costo della pratica scende infatti così a 500 euro.

Non é l’unica notizia recente riguardante questa tecnica: a settembre 2017, il Governo francese, attraverso un comunicato stampa del segretario di Stato all’Eguaglianza Marlène Schiappa, ha annunciato per marzo 2018 l’apertura della procreazione assistita anche alle donne single e alle donne lesbiche.

La Francia potrebbe così presto scalzare la Spagna dal primato delle mete preferite dagli italiani per la procreazione medicalmente assistita. Il Presidente Macron potrà finalmente realizzare la promessa di rendere la tecnica consentita a “tutte le donne”. Il Comitato nazionale per le questioni etiche (CCNE) si è infatti dopo anni pronunciato a favore dell’apertura della pratica, finora riservata solo alle coppie eterosessuali con problemi di fertilità, riconfermando però la propria contrarietà alla gestazione per altri.

La notizia porta inevitabilmente ad una riflessione sulla situazione italiana riguardante la PMA, bene espressa da Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica: “In Europa le leggi affermano libertà e diritti capaci di affermare il principio di uguaglianza, mentre noi, per beneficiarne, siamo costretti ad affrontare estenuanti battaglie nei tribunali”.

La procreazione assistita è infatti oggetto di un dibattito di lunga data in Italia, questione resa ancora più spinosa dal paventato rischio eugenetico. Secondo i timori di alcuni oppositori, questa tecnica permetterebbe di “scegliere le caratteristiche del proprio figlio in provetta”, ma per i favorevoli si tratta di una semplificazione. Anche se effettivamente la PMA potrebbe ridurre il rischio di trasmissione di malattie genetiche, va ricordato che Italia tuttavia l’aborto eugenetico è vietato e la funzione ortogenetica della tecnica rimane incerta.

Ciò che riguarda la procreazione assistita è disciplinato in Italia dalla legge 40 del 2004, dove viene inquadrata come “l’insieme degli artifici medico-chirurgici finalizzati al “favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana”. Si specifica inoltre che la pratica costituisce una risorsa a cui ricorrere qualora altri mezzi non siano stati efficaci. La definizione piuttosto ambigua intende comprendere anche tecniche che verranno sviluppate in futuro, creando però tuttora difficoltà nel definire quali eventuali prestazioni possano essere coperte dal Sistema Sanitario Nazionale.

Generalmente si associa la fecondazione assistita all’inseminazione artificiale e alla fecondazione in vitro, di cui esistono due tipologie: fecondazione omologa, quando i gameti utilizzati appartengono alla coppia di richiedenti, ed eterologa, quando seme o ovulo provengono da un donatore esterno.

Per quanto sia un mezzo scientificamente potente e sicuro per permettere a molti di allargare la propria famiglia, la fecondazione assistita, in particolare eterologa, è stata duramente osteggiata in Italia, perché coinvolta in un complesso dibattito bioetico che la accosta a clonazione, commercializzazione di embrioni, maternità surrogata e produzione di embrioni per fini di ricerca e sperimentazione.

La legge 40 pertanto ha in gran parte vietato e fortemente limitato tali pratiche e i tentativi di modifica successivi hanno avuto poca fortuna. Nel 2005 era stata organizzata una consultazione articolata in quattro referendum per abrogare alcuni punti della legge, molto restrittiva sulle tecniche lecite, ma la scarsa affluenza alle urne ha vanificato l’operazione.
Come spesso avviene in situazioni simili, è stata la Corte costituzionale a smuovere le acque, dichiarando con alcune decisioni successive l’illegittimità di punti rilevanti della legge. In particolare, il limite di produzione di tre embrioni e l’obbligo legislativo di “un unico e contemporaneo impianto” sono stati ritenuti incostituzionali. Molto importante inoltre la sentenza della Corte del 9 aprile 2014, con cui è stato dichiarato illegittimo il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa.

In Italia, la possibilità di accedere a queste limitate risorse rimane comunque riservata esclusivamente alle coppie eterosessuali sposate con problemi nel concepimento. E tutti gli altri? Coppie lesbiche, madri single, coppie eterosessuali ritenute inadatte al trattamento hanno dato vita a un fenomeno chiamato volgarmente “turismo riproduttivo” ovvero a viaggi in Paesi esteri dove la legislazione permette interventi vietati in madrepatria. Come già riportato, la Mecca della procreazione assistita per gli italiani attualmente é la Spagna: qui è consentita la fecondazione assistita per le donne single, la donazione di ovuli per la fecondazione eterologa (ovodonazione) e la donazione di embrioni, tutto con l’anonimato dei donatori.

 

Credits immagini:.                         Fonti:

immagine di copertina,.               Il Fatto Quotidiano

immagine 1.                                    Ansa.it

immagine. 2                                    Wikipedia

.                                                          Il Giorno

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