“Sconfinati”: giocare a fare i migranti

Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo.

Tahar Ben Jelloun

Le traversate dei migranti sono tutt’altro che un gioco, ma proprio con’un esperienza ludica si possono far capire le sofferenze provate da questi esseri umani.

I giochi di ruolo stanno spopolando sempre di più tra i giovani e non. Si può giocare ad essere un dandy della Terra di Mezzo o un cavaliere che deve sconfiggere il Demogorgone. Nel marzo del 2016 la Caritas ambrosiana ha inventato un gioco di ruolo molto particolare: “Sconfinati”.

Presentato al pubblico della fiera del consumo “Fa’ la cosa giusta”, il gioco consisteva nel vivere l’esperienza dei migranti che ogni giorno, ancora oggi, sbarcano in Italia. La disavventura, divisa in vari step, consentiva a chi aveva deciso di mettere in discussione se stesso ed il suo modo di pensare di affrontare le emozioni di una vera traversata.  Tra grida disumane e richieste folli di chi gestisce queste tratte, i “migranti per un giorno” dovevano affrontare decisioni tragiche,  come scegliere tra tenere il passaporto o scambiarlo in cambio di soldi che, nella maggior parte dei casi, servivano per comprare il giubbotto salvagente. 

A chi sopravviveva alla traversata, nel migliore dei casi, veniva concesso l’asilo; ai più sfortunati veniva ordinato di tornare indietro. I secondi avrebbero dovuto affrontare una traversata di ritorno senza soldi, con pochissime energie e con una condizione psicologica molto critica. Il gioco sarebbe terminato dopo questa selezione.

A differenza di chi, nel marzo del 2016, si era messo alla prova, per i migranti le disavventure non terminano con lo sbarco. Al loro arrivo infatti essi si trovano in un paese sconosciuto non pronto ad accoglierli. Si parla spesso di integrazione e di uguaglianza, ma ad oggi la realtà appare ben diversa.  Interessante quindi il messaggio sotteso a un gioco che insegna a mettersi nei panni di chi arriva in Italia da zone di guerra o dittature e ci arriva su barconi pericolanti con scafisti che trafficano con le vite umane e che trattano il prossimo come mera merce di scambio.

Si tratta di un tipo di esperienza che potrebbe rivelarsi utile per le scuole. Più che ai bambini, sarebbe significativo sottoporre i ragazzi di medie e licei a questa prova: Essendo quella della maturazione della consapevolezza piena della realtà circostante, potrebbe essere l’età giusta per cogliere l’utilità sociale di questo esperimento.

Non sempre i giochi sono fini a se stessi. Spesso, come in questo caso, si pongono la possibilità e l’obiettivo di andare oltre l’esperienza ludica.

Fonti:                                       Immagini:

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