Olimpiadi in evoluzione: il curioso caso del bob

Quando nevica puoi andare in slitta. Quando c’è vento puoi far volare gli aquiloni. Quando fa caldo puoi andare a nuotare. Ma quando piove… sigh… l’unico sport è far impazzire la mamma.”

Bill Watterson

Uno dei casi copertina più famosi dei Giochi Olimpici invernali è la partecipazione della squadra giamaicana di bob a 4 alle Olimpiadi di Calgary 1988. 30 anni dopo la squadra giamaicana femminile di bob a 2 si qualifica per le Olimpiadi di Pyeongchang 2018 e il sogno giamaicano continua. Attraverso le storie di questi due equipaggi si possono ricostruire le origini e l’evoluzione del bob, dalla fine del XIX secolo ad oggi.

Un’invenzione a stelle e strisce

I primi bob nacquero negli Stati Uniti intorno al 1880 come evoluzione delle più pericolose slitte aperte dette toboggan di origine indiana, dotate di due pattini e tenute insieme da listelli di cuoio. Queste slitte furono importate intorno al 1883 in Europa, in particolare in Svizzera: nella regione di St.Moritz e Davos, facoltosi uomini d’affari svizzeri si appassionarono a questo nuovo mezzo di trasporto invernale. La Cresta Run tra St. Moritz e Celerina fu il teatro naturale adibito alle prime spericolate discese, praticate sui toboggan con l’aggiunta di pattini di acciaio.

La prima struttura consisteva in un abitacolo di acciaio con dei pattini, al cui interno potevano stare cinque persone: tra queste, due erano molto spesso donne. Successivamente a partire dagli anni ’30 si perse questa consuetudine, forse anche per la natura sempre più competitiva dello sport, che aveva esordito alle prime Olimpiadi invernali di Chamonix 1924. L’evoluzione del primo modello di bob consistette nell’affidare la guida ad un sistema di tiranti a funi dal pilota- oggi ancora in uso benché più sofisticate – collegati ai due pattini anteriori e frenati da leve frenanti collegate ai due pattini posteriori, azionati dal frenatore. In precedenza, al posto dei tiranti si usava un volante di più difficile controllo.

Questione di fisico

Le doti fisiche richieste ad un bobbista sono notevoli: spesso infatti essi provengono da altri settori come l’atletica. Cruciale infatti è la fase di spinta nei primi 50 metri di pista, dove si arriva ad accumulare una velocità pari a circa 40 km/h spingendo un mezzo che ad oggi pesa circa 390 kg per il bob a 2 e 630 per il bob a 4. L’evoluzione imposta a questi mezzi dalla pratica agonista li ha resi progressivamente sempre più massicci, rispetto alle prime fragili slitte.

Fu proprio la propensione alla corsa della gente giamaicana che spinse due milionari statunitensi in viaggio in Giamaica, George Fitch e William Maloney. Nell’osservare delle gare di carretti nella capitale Kingston, l’associazione mentale con le gare di bob venne quasi immediata. Tra gli atleti scelti fu l’ex mezzofondista Devon Harris, il militare Dudley Stokes e il telegrafista Michael White: la loro formazione militare garantiva una solida preparazione fisica. A questo gruppo si unirono Freddy Powell, Clayton Salomon e Allen Casswell. Nacque così la leggenda del bob a 4 giamaicano, che partecipò alle Olimpiadi di Calgary 1988.

Non stupisce quindi che anche due delle tre atlete giamaicane partecipanti a Pyeongchang, Audra Segree e Carrie Russell, siano entrambe ex velociste: Carrie Russell addirittura ex membro della staffetta medaglia d’oro ai mondiali 2013, a fianco di atlete come Kerron Stewart e la pluri-medagliata olimpica Shelly-Ann Fraser-Pryce. Insieme a loro, come pilota, l’americana con la doppia cittadinanza Jazmine Fenlator-Victorian, pilota di bob già in gara Sochi 2014 con la nazionale a stelle e strisce.

Dangers on the track

Ogni equipaggio di bob presenta una composizione a due o quattro persone: se per il guidatore è necessaria una eccezionale freddezza nel guidare il veicolo, i due componenti intermedi devono dare con il proprio peso e la propria posizione il giusto orientamento e inerzia al veicolo, che arriva a scendere a circa 130 km/h sulla pista, con sollecitazioni laterali fino a 5g. Fu a causa di questi pericoli – parafrasando il titolo della canzone degli Europe – di queste fortissime sollecitazioni centrifughe  – che il famoso quartetto giamaicano, immortalato nella trasposizione cinematografica “Cool runnings – Quattro sotto zero”  si ritrovò senza parte del proprio slittino a pochi metri dalla meta. I quattro atleti passarono il traguardo tutti insieme, portando il bob manualmente e ricevendo il plauso del pubblico.

Sono passati quasi 135 anni dall’invenzione del bob (1883-2018) ma l’adrenalina e la tensione, anche se  incasellati in un più rigoroso percorso di 1500 metri con 15 curve incassate per evitare ai bob di deviare causa forza centrifuga, rimangono il cuore e l’anima di questo sport. Oggi nelle piste ghiacciate di Pyeongchang come nel lontano ‘800 sulla Cresta del Run nella Svizzera ottocentesca.

 

Fonti:                              Photo credits:           Sky sport                      Copertina:Wikimedia

Eurosport                        Foto 1: Wikipedia                                                                                        Gazzetta dello Sport      Foto 2: Wikimedia

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