Nero su bianco: una partita a scacchi nell’evoluzione della falena

La falena è innamorata di ciò che fa paura alla tigre,

Giovanni Papini

Parlando di Rivoluzione Industriale si è abituati a pensare soprattutto alle conseguenze socioeconomiche. Le conseguenze ambientali vengono solitamente trattate in termini di inquinamento dell’aria e dell’acqua, ma a volte si può dimenticare che ci sono state anche conseguenze evolutive: la falena delle betulle ne è un perfetto esempio.

Tutti conoscono ormai la leggendaria nave Beagle, a bordo della quale Darwin viaggiò verso le isole Galapagos. A seguito di questo viaggio, terminato nel 1836, il naturalista ebbe modo di analizzare con cura i campioni da lui raccolti ed ebbe un’idea che sarebbe stata destinata a cambiare il nostro modo di guardare alla storia naturale: l’evoluzione.

L’Inghilterra del XIX secolo non fu sono la patria di Darwin, fu anche la patria della regina Vittoria e della prima e seconda rivoluzione industriale. Fu Guglielmo IV negli anni ’30 dell’Ottocento a vedere l’inizio della prima rivoluzione industriale, all’insegna del settore tessile, metallurgico e di estrazione del carbon fossile. Proprio la prima e la seconda rivoluzione, che con il loro inquinamento hanno ucciso molti licheni sui quali la falena delle betulle si mimetizzava, hanno provocato lo stabilirsi, nelle zone inquinate, di un secondo tipo di Biston betularia: la cosiddetta carbonaria.

Il caso di questo lepidottero è diventato un caso da manuale: quale modo migliore per spiegare il concetto di selezione naturale? L’individuo più adatto a vivere in un ambiente è quello che sopravvive. E così anche per la sfida fra la carbonaria, nera come la fuliggine su cui si mimetizza e la typica, bianca con qualche macchia scura, come i suoi amati licheni.

Il primo esempio di carbonaria venne catturato nel 1845, quattordici anni prima che Darwin pubblicasse “L’Origine delle Specie”. Negli anni ’50 del Novecento il naturalista inglese Bernard Kettlewell iniziò a studiare l’evoluzione di questa falena, quando si accorse che la quantità di falene bianche e falene nere cambiava a seconda della zona presa in considerazione, o meglio, a seconda dell’inquinamento presente. Proprio a metà del XX secolo infatti, con l’introduzione del metano e la riduzione della fuliggine nell’aria, grazie anche ai filtri, la falena bianca tornò ad essere prevalente.

In un articolo pubblicato su Nature nel 2016, un gruppo di biologi dell’evoluzione (di Liverpool) dimostra che esiste un gene responsabile per l’evoluzione della Biston betularia: questo gene è detto “cortex”. Ciò che è curioso è che questo gene in realtà non è originariamente responsabile del colore delle ali, ma controlla la divisione delle cellule. Come conclude l’abstract dell’articolo di Nature:

la scoperta che la stessa mutazione è un elemento reversibile stimolerà ulteriori dibattiti sull’importanza dei “jumping genes” come fonte di maggior novità fenotipica.

Il segreto dell’evoluzione cromatica della falena delle betulle è nella genetica

Fonti:             Foto:

Focus            Foto 1

Nature          Foto 2

Foto di Copertina

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