Darwinismo sociale: un’interpretazione ascientifica

  1. “Un altro aspetto curioso della teoria dell’evoluzione è che tutti pensano di capirla!”, Jacques Monod

La teoria darwiniana è uno dei più importanti capovolgimenti di segno della cultura Occidentale, a questa va il merito di aver dotato di una solida base gli studi biologici e di aver minato l’oscurantismo religioso; eppure si configura anche come una delle teorie più sottovalutate e fraintese in assoluto della nostra cultura.

Come non fu Machiavelli a pronunciare la famosa sentenza “il fine giustifica i mezzi”, ma il suo critico Benedetto Croce; così il darwinismo sociale, movimento di pensiero che si sviluppa intorno alla metà dell’800, impersonificato tra gli altri da filosofi quali Herbert Spencer e Richard Hofstadter (a quest’ultimo si deve la massiccia opera di divulgazione), piega alla propria aleatoria interpretazione gli insegnamenti di Darwin, travisandone il senso al punto da renderli del tutto scorretti ed eterogenei rispetto alla teoria darwiniana.

Il darwinismo sociale è una corrente che riprende il motivo classico dell’homo homini lupus, di cui il filosofo Thomas Hobbes aveva dato una prima organica concettualizzazione, individuando nei sentimenti della paura, della competizione e della ricerca della gloria il nucleo fondante dell’agire umano; in particolare questi filosofi e sociologici si servono del concetto darwiniano di “survival of the fittest” (“sopravvivenza del più adatto”), dove “più adatto” non ha a che fare con giudizi di valore, bensì con il pratico adattamento all’ambiente tramite caratteristiche biologiche che insorgono in modo del tutto casuale e che se adatte all’ambiente vengono selezionate tramite la sopravvivenza del soggetto e trasmesse alla prole, famoso è, tra i tanti altri, l’esempio che Darwin riporta sui becchi degli uccelli con una certa conformazione atta a rompere duri gusci in isole provviste di questo tipo di riserva di cibo, e di becchi lunghi e sottili in altre adatte alla pesca di piccoli pesci.

Lo scienziato e filosofo Charles Darwin.

Al diffondersi di queste pericolose idee, contribuì anche la deformazione religiosa restia ad abbandonare il consueto teleologismo (famoso è l’argomento di William Paley che recita: “come è possibile considerare un’opera complessa e perfetta quanto un occhio umano come frutto di una casualità naturale?”), tanto che in alcune highschool americane si abbracciano ancora i concetti creazionistici.

La deriva più inquietante e pericolosa delle letture a-scientifiche dell’opera darwiniana è quella attuata durante il Nazismo, che se ne impossessò per giustificare l’ideologia eugenetica alla base della teorie delle razze, dando luogo ad uno dei più gravi esempi di oscurantismo scientifico della storia Occidentale.

Oggi siamo complessivamente liberi da questo tipo di deformazioni inneggianti all’oscurantismo ideologico e religioso, e propensi a seguire le letture darwiniane con metodo scientifico rendendo onore all’impressionante mole di dati che Darwin raccolse, e che furono in grado di incrinare un intero paradigma di pensiero, eppure sopravvivono luoghi comuni che giustificano o una presunta ed illusoria superiorità della specie umana nei confronti del regno animale (quando le lente e casuali variazioni strutturali degli uomini non sono più complesse di quelle che l’ambiente ha selezionato per gli altri organismi viventi), o ancora peggio una perniciosa competitività tra gli esseri umani e la tendenza a comparare vite umane eterogenee tra di loro usando scale di valore che posseggono un segno “-” ed un segno “+”. E in questo sta il lascito maggiore di uno scienziato che non a caso aborriva in pieno ‘800 concetti allora consueti come quelli di schiavitù, disuguaglianza, determinismo biologico e fatalismo religioso, alla scoperta di una visione organica che oggi, a distanza di 200 anni non è superata, ma soltanto integrata, dalle nuove scoperte genetiche e scientifiche.

Valentina Nicole Savino

Credits articolo:                 Credits immagini:    James Rachels,                 pinterest.com

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