Il perfezionismo dell’immagine: sogno impossibile dei Millenials

Che nella bellezza possa avere una parte anche la felicità,
sarebbe un bene troppo grande, di cui il loro rancore non si consolerebbe mai.
Walter Benjamin

I giovani hanno sempre avuto un rapporto complesso con l’immagine di sé, ma la presenza dei social, che spinge ciascuno a mettersi in evidenza nel modo migliore possibile, spinge i Millenials a un perfezionismo che può essere rischioso. 

Si tratta di una sensazione che tutti i giovani conoscono bene: il bisogno di piacere, di essere accettati in primo luogo dal punto di vista estetico, dalle persone che si incontrano ogni giorno. Può essere mosso dal piacere sottile di essere apprezzati da chi si incontra per la prima volta, oppure l’intenzione di confermare l’apprezzamento di amici, conoscenti e persone vicine, oppure soltanto esigenza di apprezzarsi allo specchio. I Millenials non fanno certo eccezione nella centralità che attribuiscono all’immagine di sé.

Al contrario, l’immagine ha trovato, nella generazione Z, un nuovo modo di esprimersi. Responsabili in particolare ne sono l’elemento che caratterizza le generazioni più giovani: i social network. In alcuni casi, si pensi per esempio a Instagram, l‘immagine è diventata non solo preponderante, ma di fatto il solo strumento per raccontare la propria realtà, la propria visione del mondo o semplicemente ciò che si vorrebbe far durare nel tempo.
Anche prima dell’arrivo, nel 2010 su dispostivi Apple e nel 2014 sugli altri, del social network per immagini che oggi conta solo in Italia quattordici milioni di utenti, l’immagine aveva acquisito sempre più importanza su tutti i social. Proprio in funzione di essi si sono sviluppati esponenzialmente i selfie, gli autoscatti, pienamente coerenti con la percezione dei social come luogo in cui ognuno acquisisce rilevanza ed è costantemente chiamato a mettere in scena se stesso in favore di un pubblico potenzialmente illimitato.

selfie woody immagine

Da ciò, ad esempio, il moltiplicarsi dei filtri più diversi, ormai disponibile su qualsiasi app di immagini, attraverso i quali è possibile migliorare la qualità della propria immagine: si può così apparire ancor più avvenenti che nella realtà e migliorare la propria autostima, costruendo un’immagine ideale.

Che però, certifica uno studio del Psycological Bulletin, li spinge a tendere sempre di più al perfezionismo. La costruzione di un’immagine ideale di sé, spiega lo studio condotto su 40mila studenti di college di USA, Canada e Regno Unito dagli anni Ottanta al 2017, a sentirsi costantemente sotto pressione .Lo studio considerava tre tipi di professionismo: verso di sé, verso il prossimo e rispetto alle aspettative della società. Secondo i risultati, i millenials di oggi hanno visto aumentare esponenzialmente il loro perfezionismo in tutte le categorie, in percentuale, se i primi indici, in più di trent’anni  sono aumentati del 10 e del 16%, l’importanza attribuita al giudizio della società è aumentata del 33%,

millenials immagine

Gli autori dello studio, guidati da Thomas Cunnan, sanno bene che la voglia di piacere e lo spirito di competizione – in primo luogo sulla propria immagine – non sono nati coi social, ma è proprio la possibilità di proporre un immagine di sé spesso mediata da un accurato lavoro di perfezionamento ad alzare sempre di più l’asticella di come i millenials sentono di dover essere per reggere il confronto con i loro coetanei. Una responsabilità percepita che, spiegano diversi ex manager dei social, può avere un riverbero negativo sulle personalità più fragili.

Queste ultime sono infatti più facilmente influenzabili e condizionabili dai molti metri di giudizio che i millenials oggi hanno per valutare la propria immagine. Accanto alla propria personale percezione, con cui è già di per sé spesso faticoso pacificarsi, come tutti gli adolescenti hanno sperimentato almeno una volta, like, commenti e feedback di conosciuti e sconosciuti amplificano i dubbi (o per converso il piacere dell’esibizione) e moltiplicano l’importanza attribuita all’immagine e al rapporto col visibile.
Per evitare la sofferenza che lo studio certifica, Cunnan suggerisce – riporta La  Repubblica – lo steso consiglio che ha sempre accompagnato i crolli di autostima dei ragazzi imperfetti di tutti i tempi: concentrarsi su altri aspetti di sé. Una sfida senz’altro utile e importante, ma complessa, in un momento storico composto di immagini: eppure, nota proprio Cunnan, non è in esse che sta la perfezione.

Fonti:                                            Immagini:
Instagram                                     Copertina
Psycological Bulletin                    Foto 1
Repubblica                                   Foto 2

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