Perchè sappiamo parlare? Lingue creole, pidgin e grammatica universale.

“Language is a process of free creation.” Noam Chomsky

Fin dall'”animale razionale” aristotelico l’essere umano è stato sempre descritto come unico nel suo genere a causa della propria capacità verbale. E’ inevitabile che un’ampia parte della letteratura filosofica contemporanea tratta proprio dell’acquisizione delle lingue.

E’ sempre stato un quid dell’esperienza umana il fatto che, ad un certo punto dell’infanzia, il bambino inizi a parlare la propria lingua madre. I neonati sviluppano una certa vocalità già nei primissimi mesi di vita: si parla di fase della lallazione quando il bambino inizia a sillabare versi apparentemente sconnessi (siamo intorno al 4° mese) che rappresentano l’esercizio e la messa a punto della motorietà vocale. Già in questa fase alcuni stodiosi notano come la lingua in cui gli infanti sono immersi produca una lallazione tipica e diversa da quella delle altre lingue; tuttavia è solo tra i 10 e i 20 mesi che si può iniziare a parlare di coincidenza con la lingua madre. In 6 mesi, da questo momento, i bambini imparano circa 100 parole, mentre a 2 anni d’età cominciano a formulare frasi di due parole. A 5 conoscono 10 mila vocaboli e i bambini nati in un contesto bilingue non hanno particolari difficoltà a sviluppare due idiomi diversi e distinti. Si tratta di una capacità sorprendente se comparata con gli anni di studio e di pratica che occorrono ad un adulto per imparare una lingua.
E’ evidente, infatti, che il cervello dei bambini umani sia particolarmente versato nell’assorbire, senza usare nessun tipo di insegnamento formale, le proprietà del linguaggio (o dei linguaggi) locale, e che questa capacità svanisca con l’età.

Un’ipotesi molto accreditata è che il cervello umano possegga fin dalla nascita una “grammatica universale”, base di ogni grammatica esistente, su cui i bambini costruiscono, entro un intervallo d’età critico (fino ai 12 anni circa), la grammatica specifica della lingua d’immersione. Secondo questa teoria, il motivo per cui il neonato impara così velocemente a parlare è che possiede già gran parte delle funzioni grammaticali in maniera innata.
La grammatica universale sarebbe un insieme di regole generali riscontrabili in ogni linguaggio, e rappresenterebbe la base della capacità verbale umana.

Noam Chomsky proprone una teoria del linguaggio che si basa sull’ipotesi di una grammatica universale

A sostegno di questa ipotesi sono spesso citate le lingue creole. In contesti storici in cui parlanti di lingue diverse si sono ritrovati a dover comunicare e convivere, infatti, si sono sviluppate lingue intermedie dette “creole”. Accade che la generazione adulta di ambo le nazionalità inizi a parlare un linguaggio detto “pidgin” per superare la barriera linguistica. Il pidgin non è la lingua nativa di nessun parlante, e presenta una grammatica irregolare, semplificata e di fortuna. Celebre è il “chinglish”: connubio tra cinese cantonese e inglese che era parlato nel sudest asiatico. Il creolo rappresenta la lingua che nasce dal pidgin una volta che viene assunto dai neonati come lingua madre. In altre parole, i neonati non solo riescono a parlare pidgin, ma rinforzano e ricreano una sua grammatica coerente, definendo una lingua completa che è appunto il creolo. In altre parole, si può pensare alle lingue creole come dimostrazione che i neonati non siano spettatori passivi dei parlanti, ma linguisti attivi, pronti a rielaborare sempre nuove soluzione per quello che ascoltano.

Alcuni esempi di parole del creolo haitiano

Immagini                                 Fonti:
Copertina                                “Linguaggio e  natura umana” by R. Jackendoff

Creolo haitiano
Noam Chomsky

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *