Senza un tetto sulla testa: le stime su homeless e povertà estrema in Italia

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo (…) all’abitazione”

Art. 25 Dichiarazione universale dei diritti umani

 

Apparentemente invisibili e per lo più oggetto di indifferenza, gli homeless diventano sempre più numerosi in Italia.

Come evidenzia l’antropologo Federico Bonadonna, la persona senza fissa dimora, viene subito associata alla figura stereotipata del barbone, un individuo di sesso maschile coperto di abiti laceri e sporchi affetto dalla sindrome dell’accattonaggio. Questa é invece una minoranza all’interno di una popolazione vasta ed eterogenea in costante aumento.

Secondo il più recente censimento dei senzatetto in Italia, la Seconda indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, pubblicata nel 2015 dall’Istat e realizzata a seguito di una convenzione dell’istituto con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) e Caritas Italiana, sul territorio nazionale sono presenti infatti più di 50.000 persone senza fissa dimora. I numeri potrebbero tuttavia essere ancora più alti: la cifra riportata infatti corrisponde alle persone che si sono rivolte ad una delle mense o dei dormitori scelti per l’indagine durante un periodo di osservazione.

Inoltre, secondo l’indagine Istat del 2015 sulla povertà in Italia, nel Paese una persona su tredici vive in condizioni di povertà assolutail 7,6% della popolazione. Nella definizione utilizzata dall’istituto, con povertà assoluta si intende l’impossibilità di soddisfare un insieme di fabbisogni essenziali come quello di un’alimentazione adeguata, di un’abitazione riscaldata e di possedere il minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute.

Nella stessa ricerca i nuclei familiari in stato di povertà assoluta risultano circa 1.582.000, mentre i singoli individui sfiorano i cinque milioni. Nei dati, tra i segmenti della popolazione maggiormente colpiti risalta quello degli stranieri che risiedono in Italia: circa due famiglie di stranieri su sette vivono in condizioni di indigenza.

Sono molti e concatenati i fattori che portano a diventare senzatetto: Caterina Cortese, responsabile delle politiche sociali della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, sostiene che si tratti di una condizione “frutto di una combinazione degenerativa di processi esclusivi ed espulsivi che a partire da un singolo evento possono attivare un processo di accumulazione di difficoltà, impossibilità, incapacità, insicurezza che a volte, inaspettatamente, ti mette ai margini.”

Tra le cause scatenanti più diffuse, la Seconda indagine individua la perdita di un lavoro stabile, che riguarda il 56,1% degli intervistati, la separazione dal coniuge e/o dai figli, che coinvolge il 63% del campione ed una disabilità, una malattia cronica e/o una dipendenza nel 25,4% dei casi.

Impossibile inoltre ignorare gli effetti della crisi del 2008. “Stiamo scontando le conseguenze della crisi economico-finanziaria, delle politiche di austerità, della scarsa propensione del nostro paese a considerare il sociale come una spesa necessaria sulla quale investire” sostiene Caterina Cortese. L’enorme peso delle disuguaglianze economiche é confermato da Cristina Avonto, presidente della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, che in un’intervista a Radio Popolare del 2018, attribuisce ad esse la recente nascita di nuovi profili di homeless.

Ai clochard “cronici” si aggiungono infatti quelli che Avonto definisce “lavoratori intermittenti”, i quali risultano occupati per pochissimi giorni all’anno ed hanno un reddito insufficiente a garantire uno stabile sostentamento. Avonto annovera inoltre tra i nuovi senza dimora un forte aumento di donne, in particolare vittime di violenza familiare e di giovani, una tra le fasce della popolazione più colpite dalla disparità economica.

Un altro fattore chiave é costituito dalla crescente emergenza abitativa nazionale: secondo le stime effettuate da Federcasa in collaborazione con Nomisma circa un milione e 708 mila famiglie italiane si trovano attualmente senza una casa e come evidenzia una ricerca condotta dall’Università di Bolzano, gli alloggi popolari messi a disposizione dallo Stato sono insufficienti rispetto alla domanda.

RESHAPE (Redisigning Social Housing Against Poverty in Europe), come è stato chiamato lo studio, riferisce che solo il 5% delle famiglie italiane usufruisce di un alloggio in affitto pubblico e circa 650 mila famiglie sono in attesa in graduatoria per una casa popolare, mentre le abitazioni appartenenti al patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) sono circa 850 mila, con bassissimi tassi di turnover. Altrettanto importante il fenomeno degli sfratti, che secondo i dati dell’ Ufficio Centrale di Statistica del Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie, nel 2016 sarebbero stati oltre 35 mila, l’88% dei quali riconducibile a cause collegate alla morosità.

Caterina Cortese ritiene che per contrastare il fenomeno sia necessario un intervento strategico da parte dello Stato, attraverso un miglioramento delle politiche abitative, operazioni di contrasto al caro affitti e alla dispersione scolastica e misure di assistenza analoghe al reddito di inclusione.

Bisogna agire sui meccanisimi che rendono povere o quasi povere le persone”, spiega la studiosa “possiamo parlare di povertà relativa, assoluta, estrema, a rischio, deprivazione materiale o altro ancora, ma quel che davvero serve è guardare la povertà nel suo complesso e incidere sulle radici di ciò che la genera”.

Fonti:                                   Credits immagini:

Istat e stime                          Copertina

Emergenza abitativa            Immagine 1 

Radio Popolare                      Immagine 2

Dati senzatetto 

Vite ai margini

Federico Bonadonna

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