Immagine e società: storia dei sogni che hanno cambiato il mondo

“I sensi e le passioni parlano e comprendono soltanto immagini.

Nelle immagini è l’intero tesoro dell’umana conoscenza e felicità”

Johann Georg Hamann

I cliché vogliono la società moderna legata all’immagine, ai media, ai social e così via. Ma è da tempo immemore che la società è scolpita dall’utilizzo di immagini sacre e profane, al cui interno un fascino tutto particolare riveste l’immagine proveniente dai sogni. Esistono curiosi casi in cui esse hanno influito su dinamiche sia religiose che politiche e tecnologiche delle società. 

I sogni nelle religioni monoteiste

Nella Bibbia, nel Vangelo e nel Corano le storie legate all’immagine vista in sogno sono un motivo ricorrente e chi si dimostra in grado di interpretarle appare da subito come uomo di eccezionale acume. Basta pensare al caso di Giuseppe, venduto dai dodici fratelli invidiosi ad una carovana di mercanti egiziani e giunto alla corte del Faraone. Divenuto schiavo del capo delle guardie, fu in grado di interpretare il famoso sogno del Faraone, che aveva visto sette vacche magre divorare sette vacche grasse che pascolavano nei campi, e sette spighe secche divorare sette spighe feconde e mature.

Nessuno alla corte del Faraone riusciva a trovare il senso di una tale immagine: Giuseppe vi vide il segno premonitore di una futura carestia di sette anni dopo sette anni di abbondanza. Fu così che il Faraone decise di metter da parte un quinto del raccolto di ogni anno per prevenire la carestia e rese Giuseppe capo del paese d’Egitto, secondo solo alla sua autorità.

Nel Vangelo, è un angelo che nel sonno avverte Giuseppe dell’intenzione di Erode di far uccidere Gesù prima della strage degli innocenti e gli suggerisce di fuggire in Egitto. Nel Corano l’esperienza di Maometto è spesso descritta come teopatica, cioè di estasi mistica che segue alla comunicazione tramite l’arcangelo Gabriele del testo del Corano. Ibn Hisham, autore della Vita del profeta, narra che fu l’arcangelo Gabriele a imprimergli in sogno sulla fronte l’archetipo del Corano, avvolto in una stoffa.

I sogni “politici”

Uno dei sogni più significativi di cui si narra – tra tradizione e leggenda – è quello fatto dall’imperatore romano Costantino. Narra lo storico Eusebio di Cesarea che alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio (312) contro il suo avversario Massenzio, Costantino ebbe una visione. Nel cielo di Roma avrebbe visto la scritta: “in hoc signo vinces”:  con questo segno vincerai. Qual era questo segno, questa immagine? La croce cristiana. Nella notte precedente alla battaglia – prosegue Eusebio – egli sognò nientemeno che Cristo, il quale gli comandò di portare tale segno in battaglia. Fu così che il giorno seguente il labaro, l’insegna cristiana con le prime due lettere XP (dal greco Christòs) fu posta in testa alle truppe di Costantino che andarono allo scontro con le truppe di Massenzio.

Cinquecento anni più tardi, il califfo al-Ma’mun cercò di legittimare la sua autorità di califfo mediante la circolazione di un racconto che narrava il “sogno di Aristotele”. Le due versioni che circolarono di questo scritto ebbero due autori e funzionalità diverse. La prima, redatta da un alto funzionario di corte, faceva coincidere le risposte di Aristotele con i fondamenti del metodo religioso del califfo.  Al-Ma’mun proponeva infatti un’interpretazione del Corano, della Sunna e della tradizione fondata su un parere autorevole: in questo caso, il parere del sovrano.

La seconda versione del “sogno di Aristotele”, redatta dal filosofo Yahya Ibn ‘Adi, allievo di al-Farabi, esaltava per bocca di Aristotele la superiorità di ciò che è acquisito con l’intelletto. Questa visione razionalista poneva la filosofia come superiore anche alla religione, per il suo carattere di universalità. Tutto questo serviva a creare una narrativa credibile per l’attività di traduzione del IX/X secolo, con l’attribuzione ad un’autorità (Aristotele) di un’attività capace di unire appartenenti a fedi religiose diverse, come accadeva nel mondo musulmano di allora.

Scienza, tecnologia, arte e…sogni

Curiosamente sembra che la scoperta di alcuni fenomeni scientifici – anche recenti – sia legata ad immagini oniriche. Curioso è il caso del chimico tedesco Friedrich August Kekulé, scopritore della forma della molecola del benzene. Da quello che traspare da uno dei suoi racconti, egli avrebbe intuito la forma esagonale del benzene grazie ad un sogno che fece dinnanzi al camino a Gent, nell’inverno 1861-1862. Sembrerebbe che egli abbia visto in sogno un serpente mordersi la coda seguendo un percorso simile a quello esagonale. La forma del serpente gli avrebbe dunque suggerito la forma della molecola. Questa però sembrerebbe una trovata di Kekulé per evitare di dover condividere con altri due colleghi, lo scozzese Archibald Scott Couper of Scotland e l’austriaco Joseph Loschmidt, il merito della scoperta: la questione è tuttora aperta.

Un secondo curioso caso è quello della tavola periodica degli elementi di Mendeleev. Si dice che il grande scienziato russo l’abbia concepita in sogno, ma la realtà è con ogni probabilità un’altra. Egli aveva già avuto modo di ipotizzare la struttura della tavola in precedenza e nel sonno riuscì a intuire le connessioni mancanti. Questo sarebbe confermato da studi recenti del neuroscienziato della Harvard Medical School, Matthew Walker, secondo il quale nel sonno si realizzano le connessioni che mancano da svegli.

La funzione dell’immagine del sogno non è sempre quella del cliché di: “un mondo a parte” o di pura fantasia, quanto piuttosto di un riflesso dei nostri ragionamenti, della nostra struttura caratteriale e del nostro inconscio. Queste immagini – vere o presunte che siano – hanno spesso contribuito nella storia della società umana a dar vita a processi storici e sociali di importanza significativa.

 

 

Fonti:                                                                                                      Photo credits:

Dimitri Gutas, Pensiero greco e cultura araba,                                         Pixabay

trad. it. Cecilia Martini, Torino, Einaudi, 2002.                                          Wikimedia

Focus                                                                                                        Wikipedia 

New York Times

Rai Storia

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