Una nuova prospettiva sulla sofistica

“Di tutte le cose misura è l’uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono”, Protagora

A scuola si studia la tradizione sofistica, incarnata innanzitutto nelle figure dei filosofi Protagora e Gorgia, come movimento caratterizzato dall’ingaggiare una battaglia con le parole (dal verbo greco “erizein”, “battagliare”, il sinonimo “eristica”), sostituendo il valore del vero con quello dell’utile e della persuasione, ma se fosse di più di semplice utilitarismo? 

Famosa è la tesi tripartita del filosofo Gorgia, contenuta nella sua opera Del non essere o della natura che recita: “Nulla è, se anche esistesse qualcosa non sarebbe comprensibile all’uomo, se anche fosse comprensibile non sarebbe comunicabile”. Da sempre questa tesi è stata presa a prestito dai moderni nichilisti come baluardo delle loro posizioni, tanto che è ormai diventata prassi comune riferirsi a Gorgia, Protagora e agli altri sofisti come a dei parolieri in netta contrapposizione con la ricerca platonica della verità e di una conoscenza certa.

Ma se questa visione fosse giustificata solo in parte? Gli storici della filosofia antica Bonazzi, Cardullo, Casertano, Spinelli e Trabattoni hanno aperto uno spiraglio interpretativo nuovo sulla sofistica, sulla scorta degli studi di M. Untersteiner: Se è vero che la sofistica rispecchia la destabilizzazione delle istituzioni democratiche all’interno della polis, tuttavia la tesi gorgiana sarebbe da intendersi non come attestazione di nichilismo, bensì come registrazione di uno scarto esistente tra la ragione umana (intesa nella sua duplice natura di pensiero e linguaggio, logos) e la realtà, che non si contrappone alla tradizione platonica ma la problematicizza soltanto. Nell’instabilità politica della polis la persuasione non è nelle cose, ma nelle parole: al “maestro di verità” si sostituisce il “maestro di retorica“.

L’opera di Gorgia L’Encomio di Elena rappresenta una delle prime analisi della potenza della parola, un pharmakon dagli effetti ambigui (in greco il termine è traducibile con “medicina” quanto con “veleno”). Lat tesi sostenuta non è differente da quella ricalcata nella prima opera: la spaccatura che separa le parole dalle cose rende vano ogni discorso sulla verità intesa come conformità tra logos e realtà. Tuttavia secondo questi studiosi ciò non conduce alla negazione della realtà esterna, ma alla consapevolezza della sua problematicità: gli uomini si trovano di fronte ad una realtà indifferente (parafrasando Nietzsche), a cui devono dare significato con l’ausilio del solo logos, che è sempre altro dalla realtà stessa. In questo sta la drammaticità della condizione umana: non ci sono significati già dati, esclusi dalla realtà gli uomini non possono far altro che interpretarla, consapevoli che ogni interpretazione comporta sempre un’alterazione o, per usare le parole di Gorgia, un inganno (apate), che è altra cosa dal falso (pseudos).

Un calco del filosofo Protagora.

Un inganno che va tuttavia coltivato perché è proprio l’inganno che ci permette di costruire una relazione con la realtà delle cose e con la realtà del nostro essere stesso. Il logos non può più servire a raggiungere la verità universale, come nell’orizzonte platonico; ma non per questo viene abbandonato. Serve infatti ad “arricchire il nostro universo, potenziando la nostra conoscenza, la nostra cultura, in una parola il nostro essere trasparenti a noi stessi, la nostra capacità di darci le ragioni del nostro essere”. (Casertano) . Ed è così che l’abilità di Gorgia appare essere non soltanto strumentale ad un successo facile ed immediato come Platone aveva polemicamente lasciato intendere nel dialogo a lui dedicato, ma al contrario, in lui è viva la consapevolezza che la tragicità (Untersteiner) della condizione umana consiste proprio in questa problematica frattura tra una realtà indifferente e il linguaggio. Da ciò non si può prescindere: in questo sta la lezione di Gorgia e della sofistica, una lezione su cui lo stesso Platone e i filosofi che lo hanno seguito non smisero mai di interrogarsi, contrariamente al luogo comune che, sulla base dell’opposizione tra Platone e i sofisti, ha costruito la contrapposizione tra sofistica (e retorica) e filosofia.

Valentina Nicole Savino

Credits articolo:                                                                                          Credits immagini:

“Filosofia antica”, Bonazzi, Cardullo, Casertano, Spinelli, Trabattoni          Pinterest.com

 

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