L’uomo si fa dai piedi: una teoria dell’evoluzione umana

“(Riguardo allo sviluppo celebrale) …è certamente correlativo
alla stazione verticale e non, come si è creduto per molto
tempo, essenziale.” Andre Leroi-Gourhan 

Molto spesso la ricerca scientifica intorno all’evoluzione umana si è lasciata guidare dall’intuizione che gli ominidi iniziano ad essere tali in virtù di una superiorità cerebrale. Leroi-Gourhan è un antropologo che propone una teoria completamente diversa.

E’ ben noto che l’essere umano ha una capacità cranica (in rapporto alle dimensioni corporee) decisamente imponente nel regno animale; tuttavia non è sempre stato così. Anzi, spesso si è considerata la ridotta dimensione dell’encefalo dei primi ominidi, che è ben paragonabile a quella delle moderne (e antiche) scimmie. E’ da Aristotele, con il suo “animale razionale”, che l’essere umano è stato distinto dagli altri viventi in virtù della propria abilità verbale e speculativa; una capacità che è gli è in effetti peculiare ma che forse è in realtà un derivato di altre unicità.
Leroi-Gourhan è un antropologo che propone una tesi secondo cui l’uomo non si fa dal cervello ma dai piedi. In breve, Leroi-Gourhan identifica l’inizio degli ominidi dal momento in cui si sviluppò una posizione bipede costante.

Il famoso fossile dell’autralopiteco Lucy

La logica che soggiace a questa teoria funziona grazie al concetto di “liberazione” di parti del corpo.
Secondo Leroi-Gourhan, infatti, gli animali quadrupedi hanno quattro arti deputati alla locomozione e pertanto il volto e la bocca deve mantenere non solo la funzione di masticare il cibo ma anche quella “prensile” di afferrarlo o avvicinarlo, nonchè la facoltà offensiva del morso. Nel momento in cui l’animale diviene bipede, gli arti anteriori sono “liberati” della funzione locomotrice e possono quindi assumersi la funzione prensile e di difesa a cui era precedentamente deputato il capo.

La “mano” così liberata permette all’ominide (un ipotetico “arcantropo”) di accedere al mondo complesso della gestualità e della tecnica artigianale che è parte fondante della neurologia umana. Allo stesso tempo, il volto non ha più bisogno dell’ossatura rigida, solida e allungata necessaria alla manipolazione del cibo, e può quindi evolversi secondo necessità quali la fonazione e l’espressione. Le mani e la loro tecnica alleggeriscono il lavoro della mascella, e di conseguenza, il muso si fa meno allungato, mentre le ossa del cranio e della fronte vengono liberate della funzione di sostenere una masticazione continua e poderosa (utilizzabile sia per la nutrizione che per la difesa). La fronte ha quindi la possibilità, finalmente, di ampliarsi ed è solo a questo punto che si noterebbe, in effetti, lo sviluppo encefalico della nostra specie; uno sviluppo che si tesse intorno alla tecnica, la gestualità e la comunicazione verbale che la statura eretta ci ha permesso.

Leroi-Gourhan pensa l’evoluzione umana in maniera innovativa, decostruendo le aspettative di secoli in cui l’uomo si è creduto semplicemente “più intelligente” degli altri e arrivando alla conclusione che la vera differenza potrebbe invece essere nei suoi piedi: una realtà così curiosa e “poco nobile” da essere stata ben poco esplorata fino al suo saggio “Il Gesto e la Parola” del 1964.

Fonti                             Immagini
“Il gesto e la parola”     Lucy
di A.Leroy-Gourhan      Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *