Lo spazio per gli attori transgender e il pericolo di una storia unica

“Quando rifiutiamo la storia unica, quando capiamo che non c’è mai un’unica storia su un luogo, ci riguadagniamo una specie di paradiso”,

Chimamanda Ngozie Adichie

Con la vittoria del premio Oscar 2018 come Miglior film straniero, “Una donna fantastica” potrebbe rivoluzionare l’industria del cinema: la protagonista é infatti interpretata dall’attrice transgender Daniela Vega.

In un’intervista del 2016, Jill Soloway, creatrice di “Transparent”, ha ammesso che se avesse dovuto iniziare a girare la serie in quel momento, ne avrebbe cambiato un dettaglio fondamentale: Jeffrey Tambor non ne sarebbe stato il protagonista. L’attore, pur essendo un uomo cisgender (con sesso di nascita e identità di genere corrispondenti), prima del licenziamento per le accuse di molestie nei confronti di alcune colleghe, ha vestito i panni della genitrice trans del titolo, ex-professore universitario e padre di famiglia, che decide dopo una vita di segreti e rinunce di vivere apertamente come la donna che ha sempre sentito di essere.

Nonostante l’interpretazione magistrale di Tambor, la regista dichiara che nel 2016 avrebbe assegnato il ruolo di Maura Pfefferman ad una vera donna trans, ma che tre o quattro anni prima, durante le prime riprese, il mondo le sembrava ancora troppo transfobico per apprezzarla.

Tambor stesso, ritirando l’Emmy come Miglior Attore Protagonista in una Serie Comica per “Transparent”, aveva dichiarato: “Vi prego di dare una chance ai talenti trans. Fate loro audizioni. Date loro le proprie storie. Sarei felice di essere l’ultimo uomo cisgender a interpretare una donna transgender”

Jeffrey Tambor nei panni di Maura Pfefferman

Ed effettivamente Tambor é solo uno degli uomini cis scelti e premiati per il ruolo di donne trans in produzioni importanti e acclamate dalla critica. Oltre a lui, spiccano i recenti esempi di Jared Leto in “Dallas Buyers Club”e di “Eddie Redmayne in “The Danish girl”. Si tratta di un comportamento che Hollywood  continua a reiterare: ad attrici e attori trans non sono soltanto preclusi ruoli di personaggi cisgender, ma anche quelli di personaggi transgender, assegnati sistematicamente ad attori cis. Se da un lato, ingaggiare volti già noti riesce a creare attenzione positiva intorno alla tematica, dall’altro alimenta un circolo vizioso di esclusione, non permettendo mai agli attori transgender di acquisire visibilità. Nel caso del già citato “Transparent”, ad esempio, la fama già consolidata di Tambor, insieme alla sensibilità e alla delicatezza del racconto, ha contribuito ad avvicinare il pubblico al tema. Anche se, per volontà della creatrice della serie, durante le selezioni per il cast sono stati preferiti attori trans, secondo un criterio di trans inclusivity, il ruolo principale é comunque toccato ad un celebre volto maschile del piccolo schermo statunitense.

Si tratta di una situazione piuttosto contraddittoria, data la recente evoluzione di Hollywood nella rappresentazione della transessualità. Come ha spiegato l’attrice e scrittrice transgender Jen Richards in un articolo per New Now Next, quando aveva intrapreso la transizione ormonale a inizio anni ’90, i modelli di riferimento per le persone trans erano pochi e spesso per nulla positivi. In film e serie TV, quando veniva incluso un personaggio trans, era quasi sempre rappresentato come un individuo problematico, instabile e con qualcosa da nascondere, mentre la transizione era spesso descritta come qualcosa di morboso, da associare per lo più alla prostituzione e ad una vita ai margini della legalità. Spesso i media costituiscono il primo canale per conoscere una determinata realtà marginalizzata e una rappresentazione simile rafforza stigma e discriminazione.

Richards ricorda ad esempio che quando aveva comunicato ad una collega di voler iniziare la transizione, la donna le aveva candidamente chiesto “Come Buffalo Bill?”. Il modello di donna trans più immediato per lei era quello della serial killer psicopatica del “Silenzio degli innocenti“, interpretata da Ted Levine.

Ted Levine nei panni di Buffalo Bill

Nell’ultimo decennio, la tendenza sembra essersi invertita, con un aumento di rappresentazioni di persone trans in chiave positiva. Hollywood ha infatti iniziato a mostrarsi maggiormente inclusiva nei confronti di numerose minoranze e recenti avvenimenti, come il coming out come donna trans dell’ex-atleta Caitlin Jenner nel 2015, hanno portato all’attenzione mondiale le istanze di questa realtà LGBT. Anche in questi casi, però, si tratta prevalentemente di narrazioni intessute di pregiudizi e stereotipi.

Attualmente, infatti, nella rappresentazione più diffusa, la persona trans viene mostrata in un perenne conflitto con la società e con un corpo di cui si sente prigioniera e sembra percepire il genere desiderato soprattutto in base a stereotipi. In questa narrazione, la vita della persona transgender sembra inoltre quasi totalmente incentrata sulla transizione, mostrata come valida solo quando comprende il desiderio di una terapia ormonale e di operazioni chirurgiche. É il caso dei recentissimi “3 Generations” e dell’acclamato “The Danish girl”.

Se certamente questa può rispecchiare l’esperienza di moltissime persone trans, non può però abbracciare quella di tutte. Ingaggiare artisti che realmente vivono questa condizione può invece ampliare il ventaglio delle possibilità, conferendo più profondità e  introspezione al personaggio.

Una visione tanto limitata crea infatti quello che Chimamanda Ngozie Adichie definisce “il pericolo di una storia unica”: mostrare una realtà solo attraverso un certo numero di caratteristiche fa perdere di vista la complessità di una certa condizione, riducendola a stereotipi spesso errati e trascurandone la ricchezza.

In alcuni casi, le conseguenze di questa semplificazione possono anche essere pericolose: ingaggiando solo uomini cis per interpretare donne transgender si alimenta in particolare l’idea errata che queste siano “uomini travestiti da donne”.

Jen Richards 

Richards lo spiega nell’articolo menzionato:

Frequentavamo uomini eterosessuali che temevano che le altre persone li ritenessero gay perché il pubblico pensa che le donne transgender siano solo uomini con i capelli curati e il trucco. E il pubblico lo pensa perché le sole persone trans che conosce sono gli uomini con i capelli curati ed il trucco nei film.

Nonostante centinaia di migliaia di uomini eterosessuali in tutto il mondo consumino pornografia trans in enormi quantità, creando un’alta domanda di sex worker trans e riempiendo Craiglist di infinite suppliche di incontri discreti, ogni uomo si comporta come se le donne trans che frequenta fossero in qualche modo una rara eccezione. “Sembri proprio una donna” mi hanno ripetuto milioni di volte “ma, sai, la maggior parte delle trans sembrano uomini”. Quello che intendono davvero dire é: “Tutto quello che i miei amici conoscono, é quello che hanno visto nei film”. 

É molto più che frustrante: é pericoloso. La paura degli uomini etero che altri uomini etero li ritengano gay perché stanno con una donna trans porta alla violenza contro le donne trans. L’immagine di star maschili in drag porta a leggi come la HB2, che ha reso illegale per me usare il bagno delle donne quando torno a casa dalla mia famiglia in North Carolina. Ogni volta che un uomo cisgender viene applaudito per aver coraggiosamente ritratto una donna trans sullo schermo, ogni volta che ritira un premio per questo mentre indossa un completo, stiamo rinforzando l’idea che alla fine dei conti una donna trans in realtà sia sempre un uomo”.*

*Traduzione dall’inglese di Laura Gambardella

 

Credits immagini:.                   Fonti:

Immagine di copertina.           CNN

Immagine 1.                             New Now Next

Immagine 2.                             The Guardian

Immagine 3.                              TED.com

Danish girl

3 Generations

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *