Neomoderno: un paradigma di pensiero alternativo?

“Ho sempre pensato che l’Illuminismo sia stata la migliore cultura che abbia prodotto il mondo. Nota bene: si tratta proprio di una cultura, non di un’ideologia o di un insieme di ideologie, come potrebbe far pensare quell’ismo finale.”, Carlo Cassola

Roberto Mordacci nel suo libro “La condizione neomoderna” introduce la tesi secondo cui non ci troveremmo più in quella fase della nostra cultura denominata dai critici “postmoderno”, bensì in un nuovo momento storico che definisce con il nome di “neomoderno”.

Secondo l’autore l’appellativo di “postmoderno”, ancora affibbiato da alcuni critici alla nostra epoca, non sarebbe più comprensivo delle sfaccettature e dei significati del tempo attuale; che corrisponderebbe invece ad una ripresa di alcune istanze moderne. L’autore propone perciò una rivalutazione del passato, in particolare una riconsiderazione degli sviluppi dell’età moderna attraverso una precisa scansione triadica:

  1. una prima modernità si dispiegherebbe infatti, secondo l’autore, dalla fine del Quattrocento alla fine del Seicento
  2. Si avrebbe poi una fase centrale del movimento nel Settecento, venendo a coincidere con l’Illuminismo
  3. Infine una seconda modernità si delineerebbe dagli inizi dell’Ottocento sino a tutto il Novecento

E il periodo storico attuale si presenterebbe, in questo quadro, non tanto come un tempo meritevole di un appellativo a sé stante, bensì come una rigenerata continuazione degli ideali propri della prima modernità. Il tanto decantato “spirito postmoderno” rappresenta, nell’ottica dello scrittore, una mera devianza, una “patologia” della seconda modernità, generata dalla disillusione seguita all’affermarsi dei due grands récits fondamentali dell’Occidente moderno; quello illuministico-emancipativo e quello idealistico-speculativo: il primo colpevole di aver riposto un’infinita fiducia nelle capacità conoscitive di un soggetto individuale, il secondo invece dell’aver coltivato l’illusione di una sintesi assoluta del sapere al di là degli individui (nella coscienza storica di un popolo o, più universalmente, dello Spirito, dove il Soggetto del sapere è lo Stato-nazione). La decadenza di queste due fondamentali matrici veniva usata come pretesto dagli autori cosiddetti postmoderni: Jean-Francois Lyotard nella sua opera La condizione postmoderna (forse il più famoso “manifesto” del postmodernismo) individua l’essenza dell’età da egli vissuta nell‘erosione interna di queste due matrici che chiama metaracconti legittimanti della modernità.

Eppure secondo Mordacci, Lyotard commetterebbe nella sua analisi due errori storiografici: da un lato quello di considerare l’idealismo storicista come una corrente caratteristica di tutta la modernità, l’altro errore sarebbe invece quello di aver confuso l’Illuminismo con la sua caricatura positivista, dimenticando la valenza critica e non definitiva che l’Illuminismo, in un socratico rischiaramento dei lumi assopiti, assegnava alla ragione e alla ricerca del sapere.

La natura più profonda del moderno è pertanto secondo l’autore da ricercarsi nella sua caratura pratica ed emancipativa, e questa stessa essenza corrisponde a quella ricerca di libertà e verità da parte di un soggetto pratico che sembra tornare a contraddistinguere i nostri tempi: “il mondo contemporaneo non si illude certo più che la razionalizzazione tecnico-strumentale sia la via verso la liberazione. Ma proprio questa è l’istanza sottesa a una sana autocritica del moderno: l’essenza del soggetto moderno è la razionalità pratica, non riducibile a quella tecnica – essendo anzi la sua anima profonda e misconosciuta.”

Importanti sono anche i risvolti etici della tesi di Roberto Mordacci: nell’ottica decadente del postmoderno, che anche in sociologia predice con Zygmunt Bauman la “fine dell’etica moderna”, gli esseri umani sono ambivalenti, la morale è a-razionale, aporetica, non universabilizzabile, visione ben distante da quella propugnata dai valori moderni -e a questo punto- neomoderni.

Valentina Nicole Savino

Fonti articolo:                                                                   Fonti immagini:

“La condizione neomoderna”, Roberto Mordacci.       Immagine

Illuminismo

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *