Che cos’è il Reddito di cittadinanza?

“Questa Italia fatta di pubblica povertà e privata ricchezza.”

Paolo Rumiz

Si discute molto in questi giorni del Reddito di cittadinanza, anche a causa di una notizia falsa riguardante l’assedio del CAF di Bari da parte di cittadini in attesa del sussidio.

L’introduzione del Reddito di cittadinanza non é un progetto recente: il Movimento 5 stelle ne aveva presentato in Parlamento il disegno di legge già nel 2013. La proposta é tuttavia ancora fortemente criticata.

Accusato di incoraggiare un welfare di mero assistenzialismo e ritenuto irrealizzabile perché troppo costoso, il Reddito di cittadinanza sarebbe invece secondo i suoi promotori una misura necessaria, già ampiamente utilizzata da molti Paesi europei. Secondo i calcoli dei suoi proponenti ed una valutazione Istat, per finanziarlo sarebbero sufficienti circa 15 miliardi di euro.

Si tratta in un sussidio di circa 780 euro mensili per chi ha reddito nullo, oppure di un’erogazione sufficiente a portare a 780 euro mensili il reddito del cittadino interessato. La cifra verrebbe inoltre adattata alle dimensioni della famiglia che dovrebbe riceverla. Secondo il sito del Movimento 5 Stelle, la misura “usa l’indice di povertà monetaria individuato dall’Unione Europea nel 2014, corrispondente al 60 per cento del reddito mediano netto (in Italia 780 euro mensili, 9.360 all’anno, per un adulto single), ponderato per la composizione del nucleo familiare. In sostanza, si individuano redditi minimi per tutte le diverse composizioni familiari. Se un particolare nucleo familiare non arrivasse a quella soglia, lo stato verserebbe un contributo pari alla differenza tra i due valori (il cosiddetto poverty gap)”.

Per finanziare la manovra, secondo gli economisti Baldini e Daveri, di miliardi ne servirebbero invece almeno 29: la soglia di povertà utilizzata come misura dal testo di legge é infatti basata su una definizione di reddito che non comprende gli affitti imputati. Con questo termine si intende la componente del reddito che deriva dalla proprietà dell’abitazione in cui si vive, il cui valore viene stimato dallo stesso proprietario in base a quanto a suo avviso dovrebbe pagare per vivere lì in affitto. Secondo i due studiosi sarebbe dunque più indicato abbandonare la soglia Eurostat come criterio ed adottare un nuovo metodo di calcolo, per quanto l’operazione sia molto complessa. I due economisti concordano tuttavia nella necessità di alzare la soglia utilizzata e l’entità del sussidio. Inoltre, secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri, 29 miliardi sarebbero bastati nelle stime del 2015, mentre nel 2018 la spesa ideale cresce fino a 38 miliardi.

Nonostante il nome, il Reddito di cittadinanza non é inoltre una sovvenzione destinata indiscriminatamente a tutti i cittadini italiani. Esistono infatti dei requisiti piuttosto stringenti per ottenerlo: aver raggiunto la maggiore età, essere disoccupati oppure ricevere uno stipendio o una pensione inferiori alla soglia di povertà. Chi dovesse risultare idoneo, avrebbe l’obbligo di rispettare alcune condizioni, da cui sarebbero esentati solo i pensionati, pena la sospensione del sussidio. Dovrebbe cioè essere iscritto ai centri per l’impiego, accettare una delle prime tre offerte di lavoro ricevute, fare volontariato in progetti organizzati dal Comune di residenza per un massimo di 8 ore settimanali e frequentare corsi di formazione e riqualificazione.

Alcuni movimenti e collettivi di sinistra esprimono preoccupazione per l’impostazione coercitiva della misura, soprattutto in relazione all’obbligo di accettare una delle prime tre offerte di lavoro ricevute. Notano infatti che mentre i doveri dell’assistito sono ben delineati, viene lasciata grande libertà di azione all’eventuale datore di lavoro. In particolare temono che il cittadino possa essere costretto ad accettare condizioni di lavoro, compensi e contratti non adeguati al suo titolo di studio, alle sue competenze e alla mole di lavoro richiesto.

Nonostante esistano leggi che cercano di tutelare la professionalità dei lavoratori, i cittadini sono infatti già molto esposti e vulnerabili alla scarsa elasticità del mercato del lavoro e un simile provvedimento potrebbe, secondo le associazioni, contribuire ad un suo ulteriore impoverimento.

Il nome scelto per il sussidio risulta inoltre impreciso: con reddito di cittadinanza o di base si intende infatti un sussidio economico che lo Stato eroga a tutti i propri cittadini qualunque sia la loro condizione economica e lavorativa. Si tratta di una misura abbastanza rara nel mondo: utilizzata da anni in Alaska, é stata introdotta in via sperimentale ad esempio in Finlandia, Paesi Bassi e India, ma sempre per periodi di tempo limitati. La sovvenzione ideata dal Movimento potrebbe invece essere assimilata ad un’indennità di disoccupazione oppure ad una forma di reddito minimo garantito, aiuti statali molto diffusi in tutta Europa.

Il disegno di legge non rappresenta la prima forma di sostegno monetario che lo Stato italiano eroga ai cittadini in difficoltà. Il governo uscente ha infatti approvato nell’agosto 2017 la legge sul Reddito di inclusione, un aiuto finanziario destinato agli italiani più colpiti dalla disparità economica di cui si parlerà diffusamente in un prossimo articolo.

Fonti:                        Credits immagini:

Notizia falsa.            Copertina

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Assistenzialismo

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Coperture secondo Istat

Reddito di inclusione

Baldini analisi

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Tito Boeri

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