Alla ricerca della città sommersa

“La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici…”

Lyon Sprague de Camp

Da quando, grazie a Platone, è nato il mito di Atlantide, l’idea di una civiltà sommersa ha affascinato generazioni di narratori e filmmakers. Da Star Wars a Futurama, passando per le esplorazioni nei relitti di navi affondate, l’universo del subacqueo è vicino e lontano allo stesso tempo, come una dimensione parallela.

Il mito di Atlantide ci viene tramandato da Platone, che narra di una civiltà, un’isola, distrutta in una sola notte per volere del dio del mare Poseidone. Anche se Atlantide è una favola, non ci si è mai stancati di cercarla, come non ci si è mai stancati di cercare la (infine ritrovata) città di Troia. E proprio in un momento storico di disillusione come quello attuale, è stata ritrovata una intera città a trenta metri di profondità, vicino ad Alessandria d’Egitto: Heracleion-Thonis.

In realtà, la città è stata inizialmente scoperta nel 2000, ma solo pochi mesi fa, a diciassette anni dalla prima scoperta, è stato possibile recuperare antichi relitti, statue e monete, grazie alle tecnologie sviluppate dall’Istituto Europeo di Archeologia Subacquea. La spedizione è stata guidata da Barry Cunliffe, un archeologo dell’università di Oxford, che ha spiegato come la sabbia abbia mantenuto perfettamente intatti i reperti.

La città sommersa, al di là della sua effettiva esistenza, fa parte del paesaggio naturale dell’immaginario collettivo, ma cosa rivela la fascinazione per i relitti sommersi? Il sottolineare le perfette condizioni di reperti antichi di almeno due millenni dice che in realtà ciò che si cerca non è tanto l’oggetto storico di per sé, ma la sua eterna perfezione, perpetrando il mito di un passato se non perfetto, molto vicino ad esserlo. Oppure, se si vuole dare un’altra lettura, di un passato condannato a terminare, rimasto cristallizzato come memento mori per i posteri.

Un’ardita lettura del dramma-mito del Titanic viene in aiuto per quanto riguarda la seconda ipotesi: tutti ricordano la scena del film di James Cameron, durante la quale viene visitato il relitto affondato della nave varata nel maggio 1911, ed è possibile trovare anche su Youtube molti filmati del vero relitto. Nella sua limitatezza fisica, anche il Titanic è portatore dei valori di un’intera civiltà, con la presenza al suo interno di diverse classi sociali. Forse l’unica differenza fra il Titanic e Heraclion-Thonis è che per riuscire a portare alla luce tutti i resti della città sommersa in Egitto serviranno almeno duecento anni, ma da un punto di vista puramente ideologico e di panorama mentale collettivo, entrambe rappresentano una civiltà crollata “in un singolo giorno e notte di disgrazia”, come Atlantide.

La civiltà del Titanic, in senso universale, è crollata non molto tempo dopo, con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914. Nell’arco di pochi mesi il mondo come lo si conosceva ha smesso di esistere, per salpare verso il secolo breve. Il paesaggio è cambiato, in senso letterale: le città sono state demolite dalla guerra ed è nato qualcosa di nuovo dalle macerie dell’antichità. I grandi condottieri, nel bene e nel male, hanno smesso di cavalcare alla testa di un esercito per guidare direttamente fiumane di popoli.

“Bajkal”, una nave-relitto russa

Perfezione e decadenza dunque, ricerca, speranza, ideologia. Dietro all’immagine di una città sommersa non c’è solo la ricerca storica o una nuova frontiera del turismo, che dopo aver esplorato il globo si sposta al di sotto di esso o al di sopra, ma l’intima convinzione che un mondo migliore sia possibile e contemporaneamente l’idea che ogni cosa è destinata a finire.

 

 

 

Fonti:                   Foto:

Heracleion           Copertina

UNESCO               Foto 1

Foto 2

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