Bitcoin: per i Millenials anche il denaro è tecnologia

L’importanza dei soldi deriva essenzialmente dall’essere un legame fra il presente ed il futuro.”
John Maynard Keynes

Anche il denaro, per i millenials, ha perso la sua esistenza concreta per trasformarsi in qualcosa di puramente tecnologico e intangibile. Su questo si basano i Bitcoin, che sembrano essere apprezzati da molti giovani nonostante i non trascurabili lati negativi

La storia del denaro ha un’evoluzione che racconta molto dell’evoluzione umana, culturale, sociale. Quando la valuta ha preso il posto del baratto, il suo valore era oggettivo: esso valeva quanto oro o metallo prezioso pesava. Successivamente, il valore del denaro ha cominciato a diventare simbolico, formale, definito in base a una convenzione stabilita. Così, non c’era più necessità di custodire grandi quantità di metalli preziosi: triangoli di carta o piccoli dischi di leghe metalliche facilmente trasportabili costituivano una ricchezza formalmente e universalmente riconosciuta, il cui valore e potere di acquisto poteva mutare a seconda delle esigenze e delle condizioni contingenti degli Stati in cui la valuta era in corso.

Con l’emergere della tecnologia, anche il denaro ha perso ogni consistenza tangibile. Esempio vistoso sono le borse e le speculazioni finanziarie e bancarie, che “muovono” enormi quantità di denaro che non può essere visto né toccato da chi lo maneggia. Una realtà simile, però, si è recentemente realizzata anche su scala inferiore. Un anonimo inventore noto come Satoshi Nakamoto, nel 2009 ha lanciato sulla rete i bitcoin. Si tratta di una sorta di moneta esclusivamente digitale, che però tecnicamente non si può definire così, perché non fa uso di un ente centrale che ne stabilisce il valore, né di sistemi finanziari sofisticati. Il suo valore è stabilito esclusivamente dalla leva domanda e offerta.

Il bitcoin è una valuta esclusivamente digitale che viene scambiata conservata e utilizzata solamente sui supporti digitali, sfruttando la crittografia, ovvero sistemi di scrittura nascosta che sfruttano gli spazi del deep web, cioè quella parte della rete fatta di chiavi nascoste difficilmente o per nulla tracciabili. Questa struttura per chiavi e l’assenza di una centralità rende impossibile a qualsiasi autorità avere potere sul valore dei bitcoin, bloccare le transazioni se non se ne possiedono le chiavi e il sequestro di bitcoin.

Questo, insieme alla sua estrema facilità di utilizzo in digitale, ha reso questa cosiddetta criptovaluta molto popolare tra i millenials. Secondo uno studio di Finder.com infatti, i Millenials che possiedono criptovalute sono il 17 per cento, contro il 9 dei quarantenni e appena il 2 tra i nati negli anni del boom economico. A fare gola alla generazione Y, quella dei primi nativi digitali, da un lato la possibilità di disporre di denaro online, ma soprattutto la possibilità di controllare direttamente i propri soldi, senza dover dipendere da una banca. Non solo, ma spesso i millenials scelgono di investire in diverse criptovalute per risparmiare fondi per il proprio futuro.

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Jeremy Gardner, 26 anni, investe in Bitcoin da cinque, e spiega: “personalmente ho posto molta più fiducia nelle risorse digitali che sono determinate dal codice matematico e verificabile, piuttosto che da un gruppo di banchieri presso la Federal Reserve. Questo perché i dollari si deprezzano di valore, mentre gli asset crittografici storicamente si sono apprezzati, e continueranno a crescere in modo esponenziale, se hanno successo”.

Investire in queste valute, tuttavia, è rischioso, perché la loro dipendenza dalla divaricazione tra domanda e offerta li rende una valuta estremamente volatile e perché il metodo di scambio attraverso codici cifrati li rende la valuta ideale per tutto un sistema di commercio illegale. Eppure, per molti Millenials, questa tecnologia sembra rivelarsi sempre più una possibilità.

FontI:                Immagini:
Bitcoin              Copertina

Gardner             Foto 1

Finder.com        Foto 2

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