“I Medici senza camice”, un approccio creativo alla Medicina istituzionale

 “L’inadeguato è tutto ciò che risponde alla necessità di non colmare le aspettative, di non essere quello che ci si aspetta da noi”

Dora Garcia, artista spagnola.

Quanto conta la divisa del medico agli occhi di un paziente?
Nell’ottica di un insegnamento più attivo e pratico della Medicina, “I medici senza camice” propongono una visione nuova della professione, secondo la quale, il medico decide di “togliersi il camice”, al fine di creare un rapporto più umano col paziente, dove chi cura si sveste della sua aura di inconfutabilità e il paziente partecipa attivamente alla formulazione della propria diagnosi.

Nel 2014 un gruppo romano di studenti di Medicina operativi nel SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) si riunisce per sviluppare un progetto sul tema della disuguaglianza nella salute e della salute globale, a loro dire trascurate dall’insegnamento canonico di Medicina. Questi studenti sottolineano la mancanza di un approccio critico alla materia, che viene trattata secondo un paradigma di riferimento che sembra l’unico possibile. Invece manca un approccio epistemologico allo studio delle materie, che permetterebbe di avviare un’indagine critica sui valori e sul sapere culturale implicati nell’esercizio della professione a cui portano questi studi.

Allegro chirurgo

Da questa riflessione sugli studi di Medicina, gli studenti interessati hanno dato vita al LabMond, il Laboratorio di Mondialità, un progetto nazionale dedicato e gestito da studenti, finalizzato alla formazione sulla salute globale e allo studio dei sistemi valoriali legati alle materie, attraverso l’ausilio della letteratura scientifica a disposizione e il dialogo con altre diverse realtà mediche all’estero. Questo progetto vede la partecipazione di circa cento studenti ogni anno in un percorso formativo di tre giorni su scala nazionale.

I giovani che partecipano al progetto si sono posti l’obiettivo di spostare l’attenzione dalla preparazione teorica dell’alunno a una più pratica, ai temi della salute e dei diritti del paziente. Durante i corsi, si vuole dare spazio alla tematica del rapporto umano (e non di potere) col paziente, attraverso un approccio critico allo studio e aperto alla partecipazione degli alunni. Questa proposta risponde al cosiddetto problema dell’ “Hidden curriculum”, ovvero quella parte di conoscenze e capacità di relazione del futuro medico, che vengono richieste, ma che non vengono insegnate.

Pellegrinaio

Un’esperienza importante per questo gruppo di studenti è stato il cantiere di socioanalisi narrativa: un percorso di formazione durato un anno, aperto a studenti e docenti, dove la parola d’ordine era il dialogo. Infatti la funzione degli incontri consisteva nel trattare il tema del malessere che prova chi si rivolge in questi anni alle istituzioni mediche, dato specialmente dalla mancanza di dialogo tra le parti.

Il cantiere si è proposto di rianalizzare il rapporto medico-paziente, mettendo sullo stesso piano la figura del professionista e del paziente, affinché entrambe le parti possano partecipare attivamente al corso della terapia. Il medico sceglie di perdere il suo ruolo di potere, attraverso il gesto simbolico di “togliersi il camice”, per avvicinarsi al paziente. Dall’altra parte, il paziente acquisisce importanza e coinvolgimento maggiori, che lo stimolano a partecipare attivamente alla diagnosi della propria malattia e al processo di guarigione.

Da questa esperienza è nato un libro:  Medici Senza Camice Pazienti Senza Pigiama – Socioanalisi narrativa dell’Istituzione Medica, che racconta parte delle riflessioni e delle novità nate dal percorso formativo.

 

Fonti:                                   Immagini:

SaluteInternazionale;          Immagine 1;

psychiatryonline                  Immagine 2

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