Età dell’oro: fantasia o rivelatore sociale?

“Ma non è mai esistita quell’era” “Neanche l’Età dell’Oro, ma questo non ci impedisce di rimpiangerla”

Amori che non sanno stare al mondo

La storia dell’umanità è costellata di costruzioni utopiche irrecuperabilmente disperse nel passato. Ma le Età dell’Oro di cui arte e letteratura sono costellate si dimostrano spesso specchi accurati delle epoche storiche che le hanno costruite.

Genesi del termine

Il primo a tracciare le coordinate spazio-temporali dell’età dell’oro è Esiodo, nel suo poema Le Opere e i giorni (VIII sec a. C.). Gli uomini che popolavano la terra non soffrivano di angosce e paure e non conoscevano la fatica del lavoro. La degradazione progressiva degli uomini li avrebbe poi portati – attraverso l’età dell’argento e quella del bronzo – fino alla contemporanea età del ferro, età di barbarie e ingiustizia senza possibilità di redenzione.

 

 

Virgilio e il puer

Nelle Bucoliche, Virgilio dedica la quarta egloga alla celebrazione della vicina nascita di un bambino (puer) che avrebbe riportato sulla terra l’età dell’oro raccontata da Esiodo. I riferimenti incerti all’identità del puer ne hanno permesso nei secoli le più svariate interpretazioni: dalla cronologicamente prossima nascita di Cristo alla figura di Ottaviano Augusto, colui che avrebbe effettivamente riportato a Roma la pax augustea dopo interminabili anni di guerre. E cos’è l’età dell’oro di Virgilio, se non quel tempo glorioso in cui “il vano ricordo delle nostre colpe libererà le terre dalla paura eterna”? Virgilio nasce negli anni cupi delle guerre civili che stravolgono una Roma senza più punti di riferimento. Lui stesso rischia di perdere le proprietà terriere della famiglia prima di entrare nella cerchia di Augusto e ritrovare qui la stabilità economica e politica. L’età dell’oro delle sue Bucoliche, quindi, non si nasconde nel passato ma sta per arrivare, è l’epoca in cui non ci si dovrà più guardare dal proprio vicino, in cui non ci sarà più bisogno di schierarsi e in cui “la serpe morirà e morirà anche l’erba ingannevole e velenosa”.

 

 

 

Tasso e l’Aminta

1600 anni dopo le Bucoliche, Tasso, come molti altri autori fra ‘500 e ‘600, recupera l’antico tema dell’età dell’oro, tornando ad ambientarlo in un’Arcadia che poco ha da spartire con la reale brulla regione greca da cui prende il nome. Nell’Aminta, dramma pastorale che racconta l’amore fra ninfe e pastori-poeti, quello che più interessa non è tanto lo svolgersi della vicenda, quanto la narrazione del primo coro, che racconta la vita di quell’età perduta:

ma sol perché quel vano

nome senza soggetto,

quell’idolo d’errori, idol d’inganno,

quel che dal volgo insano

onor poscia fu detto,

che di nostra natura ‘l feo tiranno,

non mischiava il suo affanno

fra le liete dolcezze

de l’amoroso gregge;

né fu sua dura legge

nota a quell’alme in libertate avvezze,

ma legge aurea e felice

che natura scolpì: «S’ei piace, ei lice».

Costretta fra la mercenaria realtà di corte e i dogmi strettissimi di una Chiesa in piena Controriforma, la sensibilità tassiana sa trasportare il sovvertimento dei paradigmi del suo tempo in un’età lontana e irraggiungibile. Se rispetto ai tempi di Virgilio non cambia l’ambientazione, Tasso sposta l’attenzione del lettore sulla libertà di amare e di vivere prima che onor stabilisse i dettami in cui lui stesso si sentiva costretto.

 

L’età dell’oro attraversa i secoli della letteratura e della cultura umana, mantenendo costante le proprie caratteristiche di irraggiungibilità spaziale e temporale, ma facendosi costante specchio di urgenze reali, di rinnovamenti che chiedono di essere colti e attuati. Viene quindi da chiedersi, davanti a un nuovo sbocciare dei populismi contemporanei, dove si situa l’età dell’oro della postmodernità, se ha una faccia, un nome, un tempo e, soprattutto, cosa ancora è in grado di dire.

 

Fonti:                                                            Photo Credits:

Esiodo, Le Opere e i Giorni                            Wikipedia, Lucas Cranach, Età dell’oro

T. Tasso, Aminta                                             Modlet.it, Henri Matisse, Gioia di vivere

Virgilio, Bucoliche

 

 

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