La vecchiaia, età dell’arretratezza o fonte di saggezza?

“Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia.”
Proverbio africano

 

Molto spesso si parla dell’età della vecchiaia e dei termini “vecchio” e “anziano” come di termini in sé negativi. Se si risale al significato originario delle parole si possono trovare spunti interessanti per abbattere gli stereotipi che fanno equivalere “anziano” o “vecchio” e “da rottamare”. Qualche aneddoto e qualche storia di vita vissuta può guidare alla scoperta di un’età spesso bistrattata ma fondamentale per ogni società umana. 

Vecchietto a chi? 

Il termine vecchio, dal latino “veclus”, diminutivo di “vetus”, divenne popolare nell’era delle lingue volgari, dopo la fine dell’Impero romano. Ai tempi dei romani si usava invece più comunemente il termine “senex”, rimasto a noi in espressioni come “demenza senile”. Il vecchio era onorato e rispettato come antenato e depositario dell’esperienza di vita, un concetto che oggi si dice si stia perdendo. Si dice che i nonni, le persone più anziane non siano capaci di stare al passo coi tempi? Se si leggono Plauto o qualche commedia latina o greca, tra i tipi della commedia una delle figure ricorrenti è quella del vecchio stupido, pappus, avaro e pieno di qualche voglia malsana. Non una novità, quindi.

Il termine che per i latini sarebbe dunque simile a “vecchietto”, nel senso di decrepito, era curiosamente in uso anche nei manuali di medicina. Sia il greco Galeno che il persiano Avicenna avrebbero dedicato sezioni intere dei propri trattati di dietologia – i cosidetti regimina – all’alimentazione, alle medicine e alle pratiche di esercizio… per i vecchi decrepiti. Le età dell’uomo erano dunque distinte in giovane, maturo, vecchio e vecchio decrepito. Ma il trattamento di particolare cura riservato a questi individui era frutto della quantità di esperienza che essi potevano offrire e dei servizi che avevano offerto alla comunità.

Antenati e anziani

Una delle immagini più famose legate all’antichità è quella – sotto – di Enea in fuga da Troia in fiamme. Sulle spalle porta il vecchio padre, che regge in mano il vaso con le ceneri degli antenati, nell’altra mano tiene il figlio Ascanio Iulo. Nella Roma di Augusto, questa immagine costituiva l’immagine dell’uomo perfetto dal punto di vista dei valori. Solo uno sguardo al passato degli antenati, coloro che venivano “ante”, prima, poteva aiutare a trasmettere valori alle generazioni successive.

Non per nulla la formula che Virgilio metteva in bocca ad Enea era “sum pius Aeneas”, sono Enea il pio, il garante della continuità della tradizione e dell’identità. Questa continuità e questo essere “pio” era dato anche dal rispetto dei propri genitori e più in genere di chi era venuto prima, gli “anziani”, ancora una volta nome derivato dall’avverbio ante. Il rispetto del passato porta Enea – e per analogia, Augusto, cui è di fatto dedicato il poema – a fondare la più grande civiltà del mondo antico, senza rinunciare a quel gusto per la derisione del vecchio stupido della commedia, della fabula latina.

Queste tre piccole storie, da Enea a Galeno passando commedia antica mostrano in maniera chiara che nella società l’età avanzata può essere trattata certamente sia con serietà si con leggerezza e con una sana quantità di risate. A fare la differenza per la costruzione di un futuro solido è il non perdere mai di vista la prima dimensione, la dimensione del rispetto. Resta alla società ma prima di tutto alle persone scegliere il modo primario di intendere il termine “vecchiaia”, se dal punto di vista dell’arretratezza tecnologica o della preziosa quantità di esperienza accumulata.

 

Fonti:                                                                                                                 Photo credits:

Mortarino-Reali-Turazza. Genius Loci. Storia e antologia                                 Wikimedia commons (foto 1, foto 2)

della letteratura latina. Loescher editore, 2007.                                                 Wikipedia

 

Carusi, Paola. Eta avanzata e qualità della vita nel Canone

di Avicenna in Vita longa. Vecchiaia e durata della vita nella 

tradizione medica e aristotelica antica e medievale. Sismel,

Edizioni del Galluzzo, Firenze, 2009.

 

Fabula Fabulae

Treccani

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