La miniera: vita, morte, lotta

“Non si sta sempre in piedi come dei disperati minatori. Ora fermiamoci!”

Margaret Thatcher

Le miniere sono un luogo lontano per la maggior parte dei giovani occidentali oggi: pochi sanno cosa voglia dire immergersi nella terra nera di carbone e uscirne ogni giorno, ma per molto tempo c’è chi l’ha fatto e queste persone non hanno solo portato l’energia nelle strade e nelle case delle persone, ma hanno anche insegnato a molti cosa sia lottare veramente per la propria dignità. 

Esistono al mondo diversi tipi di miniera: oro, minerali, carbone, sostanze radioattive. Si studiano in geografia per comprendere la ricchezza mineraria di un territorio, ma in questo modo di rischia di disumanizzarle. Perché una miniera dovrebbe essere umana? Perché sono le persone che hanno iniziato ad andarci dentro, a immergersi nel ventre della terra, per estrarre qualcosa che avrebbe permesso la sopravvivenza. Significativa in questo senso è una delle prime scene del film “Il Petroliere” (There Will Be Blood), in cui un minatore d’argento, il protagonista Daniel Day-Lewis, riesce a trascinarsi fuori dalla miniera nella quale è caduto rompendosi una gamba e sopravvive trascinandosi attraverso il deserto stringendo nel taschino della camicia un pezzo d’argento. È una scena lunga e silenziosa, se si escludono i lamenti di dolore del minatore nel momento in cui cade.

I diamanti insanguinati di stati come l’Angola e la Sierra Leone finanziano anche i signori della guerra in Africa

Questa è proprio la solitudine di chi indaga la terra e di chi cerca all’interno di essa: chi scava nella profondità delle miniere è solo, un diseredato che fa un mestiere che nessuno vorrebbe fare, ma la ricchezza, anche quella del territorio, richiede il sacrificio di molti per il beneficio di alcuni, o almeno così è sempre stato fino a non molto tempo fa. Basta pensare all’incidente nella miniera di San José del 2010, nel quale per fortuna sono stati portati in salvo tutti i minatori intrappolati a seicento metri di profondità.

Tutti conoscono poi i diamanti delle miniere africane, sporchi del sangue di tutti quelli che muoiono per un mercato del lusso che finanzia anche i signori della guerra locali, specialmente in stati come l’Angola e la Sierra Leone.

Nella metà degli anni ’80 il Regno Unito si divise politicamente di fronte al durissimo sciopero dei minatori durante il governo Thatcher. Nonostante fosse pericoloso ogni giorno scendere in miniera per estrarre il carbone, le cosiddette Union, organizzazioni sindacali, in particolare l’Unione Nazionale dei Minatori, provocarono uno degli scioperi fra i più noti del XX secolo, quando la Thatcher annunciò la chiusura di una miniera dello Yorkshire, con la conseguente perdita di lavoro per 20.000 minatori.

Non solo solitudine dunque per i minatori, ma forza attraverso l’unione di tutti coloro che non trovano solo un pericolo nella profondità più nera della terra, ma anche un sostegno, un sostentamento per la propria famiglia, una forma di dignità.

Ritratto di un minatore turco

 

Ci sarà un momento della storia in cui forse non sarà più necessario il sacrificio umano per esplorare le miniere, grazie anche alle nuove tecnologie, ma è necessario che in quei paesi in cui ancora esistono grosse sacche di minatori questi cambiamenti avvengano non solo nel rispetto della terra, ma anche nel rispetto della dignità di chi conosce solo quel mestiere e avrà bisogno di un’alternativa per non essere ancora più depauperato dalla perdita del lavoro.

 

 

 

Foto:                  Fonti:

Copertina          Il Petroliere

Foto 1               I diamanti sporchi del continente nero

Foto 2               Sciopero 1984

San José

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