Rosalind Franklin: la donna che ha visto il segreto della vita

“Nel laboratorio rendevamo visibile l’invisibile…”
Anne Ziegler – Fotografia 51

La paternità della scoperta del DNA è attribuita a Watson e Crick, che per questo vinsero un Nobel. Eppure è stato cancellato dalla storia l’apporto di Rosalind Franklin, che lo immortalò con la “fotografia 51”, e che rimase vittima di un furto, dei raggi X, e di ciò che era: rigorosa, ebrea, donna. A darne memoria, resta il palcoscenico.

Nel gennaio 1951 una giovane donna lascia Parigi per Londra. Dopo diversi anni, è stata richiamata in patria, dall’offerta di un lavoro che non può rifiutare: il King’s College chiama lei, per contribuire alla scoperta di quello che era chiamato “il segreto della vita”. La donna si chiama Rosalind Franklin, ed è riconosciuta come la massima esperta mondiale nella cristallografia. La sua competenza è quindi necessaria per decifrare le caratteristiche del DNA.

Rosalind-Franklin
L’esperienza londinese, però, non nasce sotto i migliori auspici. Convinta di essere stata convocata per essere posta a capo del progetto, si trova invece a essere ritenuta soltanto un’assistente di Maurice Wilkins, già parte del progetto Manhattan che ha sviluppato la bomba atomica. Rosalind tuttavia lo ritiene uno scienziato mediocre, e i rapporti si fanno fin da subito difficili.
Una complessità acuita da numerosi fattori. La Franklin è una donna,  e alle donne negli anni Cinquanta non è consentito mangiare nella mensa del KIng’s, e si tratta già di una condizione privilegiata se si pensa che a Yale e a Princeton è loro persino vietato l’ingresso nei laboratori. Inoltre, la Franklin è ebrea, e all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’antisemitismo, i pregiudizi contro gli ebrei come incapaci di gratitudine sono ancora una realtà, e Wilkins li incarna.

Questo, quantomeno, è il ritratto che ne fa Anne Ziegler, che a Rosalind Franklin ha dedicato una pièce teatrale, portata in scena da Nicole Kidman in Inghilterra e poi in Italia da Asia Argento prima e da Lucia Mascino poi, in scena fino a fine aprile.
Il ritratto che della Franklin traccia Anne Ziegler è quello di una donna appassionata, devota al lavoro, ammirata dalle meraviglie del mondo. Una donna costretta ad essere decisa, ostica, chiusa, dalle circostanze di un contesto come quello scientifico del tempo, che al maschilismo accosta una grande difficoltà a riconoscere il lavoro altrui.
Una abitudine di cui il trattamento riservato a  Rosalind Franklin è il perfetto esempio. Del suo nome, infatti, non resta alcuna traccia negli annali. Resta una spietata descrizione nell’autobiografia di James Watson, “La doppia elica”,  che la dipinge come: “la terribile e bisbetica Rosy, una donna non attraente, e dal carattere pessimo, molto gelosa del proprio lavoro, che trattava gli uomini come ragazzini cattivi e che vestiva da liceale”. La biografia firmata Brenda Maddox, invece, ne parla come di una donna geniale, talora tenera, ammirata dalle bellezze della natura e mossa, nella sua rigorosità professionale, da una autentica fascinazione per il mondo.

Nulla invece, almeno fino a tempi molto recenti, ne sa l’opinione pubblica, perché nulla ne hanno detto gli scienziati. Eppure è stata lei la prima a vedere la struttura del DNA, distinguendone la forma A e la forma B, i due filamenti che custodiscono “il segreto della vita”, e la loro composizione e struttura.
Ma soprattutto, è a lei che si deve la diffrazione a raggi X conosciuta come la Fotografia 51: l’immagine che – isolando i due filamenti nella forma di una chiara X, ha permesso di determinare che la struttura del DNA corrispondesse a una doppia elica, e a definirne il passo.

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La Fotografia 51

Abbastanza da consegnarla per sempre alla storia. Se non fosse stato per James Watson e Francis Crick, che nello stesso periodo lavoravano sul DNA a Cambridge e che – con la complicità di Wilkins, offeso dalla reticenza della Franklin a collaborare con lui – sono venuti in possesso dei suoi studi prima che venissero pubblicati. Sfruttando anche il metodo di lavoro di Rosalind Franklin, che preferì attendere di essere certa delle proprie conclusioni anziché formulare teorie scientifiche, i due scienziati di Cambridge hanno così il tempo e le fonti per costruire il modello di DNA che consegna loro il premio Nobel, nel 1962, insieme a Wilkins e l’eterna memoria come padri del DNA.

A Rosalind Franklin, invece, morta di cancro ovarico nel 1958, a 37 anni, a causa dell’eccessiva esposizione ai raggi X che le hanno permesso la preziosa scoperta, non è rimasto altro che l’oblio. E, per contrasto al furto intellettuale di cui racconta la Ziegler, l’eleganza – per quei pochi che, soprattutto attraverso l’arte, ne conservano memoria – delle parole di stima tributate a Watson e Crick, nell’intenzione di sottrarsi a una gara (cui partecipava, in America, anche Linus Pauling, che erroneamente ipotizza una tripla elica) che non aveva mai ritenuto tale e che, infine “abbiamo vinto tutti, perché il mondo ha vinto”.
Tramandare la vicenda di Rosalind Franklin, dunque, significa recuperare una pagina di storia oggi data per scontata eppure di importanza incomparabile per l’umanità, e ridare dignità a una donna, a una scienziata, che ha saputo davvero cambiare il mondo.

Fonti:                                                                                                                                                            Immagini

Brenda Maddox, “Rosalind Franklin. La donna che scoprì la struttura del DNA”, Mondadori, 2004.          Copertina

Anne Ziegler, “Photograph 51”, in italiano “Rosalind Franklin, il segreto della vita”. Regia Filippo Dini     Fotografia 51

James Watson, “La doppia elica”, Garzanti, 2004.                                                                                           Foto 2

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