Società e latenza: se il contenuto non è uno scherzo

“Mi piacerebbe credere che le persone abbiano un istinto per la libertà, che vogliano veramente avere il controllo delle proprie circostanze.”

Noam Chomsky

 

Il bombardamento mediatico contemporaneo porta a una progressiva assuefazione a informazioni continue ma marginali, assopendo la capacità critica dello spettatore. Una giovane artista organizza una performance per smascherare questo meccanismo, ma i risultati sono molto diversi dalle aspettative.

 

Il progetto

Attendere qualcosa che non arriva mai genera frustrazione, rabbia, voglia di alzarsi, di andarsene via urlando e sbattendo le porte. Oppure no?

La giovanissima artista Clarissa Falco ha voluto sfidare il proprio pubblico organizzando un evento incentrato sui meccanismi della latenza. Grazie all’appoggio del cinema savonese Nuovofilmstudio, ha lanciato una vera e proprio campagna online invitando gli spettatori a votare tre titoli: la pellicola vincitrice sarebbe stata proiettata gratuitamente.

La sera della proiezione solo pochi addetti ai lavori sanno cosa sta per accadere, fra le poltrone solo un brusio e qualche scommessa sul film prescelto. Buio. Silenzio. Cominciano i trailer: uno, due, tre, quattro. Buio. Brusio “inizia, inizia”. Buio. Ricominciano i trailer, gli stessi. Una voce fra il pubblico “si è rotto”. Risate. Ricominciano i trailer, gli stessi, di nuovo: quattro, cinque, sei volte. Chi ride, chi si guarda intorno, chi scrolla una bacheca social qualunque per far passare il tempo.

La sequenza interminabile di contenuti vuoti e ripetitivi sembra aver generato un cortocircuito: sgomento, forse, ma niente esasperazione. Solo intorno alla settima ripetizione qualcuno comincia a uscire, trovandosi faccia a faccia con l’artista che consegna il comunicato stampa e fornisce spiegazioni a chiunque ne richieda. Lamentele? Sì, ma solo per essere stati ripresi a scopo documentario.

 

 

 

Media e Potere

Nel corso della performance, la reazione del pubblico è passiva, stagnante. Nei quasi quaranta minuti di ripetizioni delle stesse immagini, non c’è nessuna traccia di indignazione per il tempo sottratto con l’inganno.

“Non abbiamo poco tempo ma ne abbiamo perduto molto” scriveva Lucio Anneo Seneca nel primo secolo d.C. Parole che risuonano in sottofondo in tanti scritti del sociologo, linguista e filosofo della comunicazione Noam Chomsky, che riflette a più riprese sul ruolo dei media e della distribuzione di contenuti sulla massa che ne è costantemente bombardata. Nel breve testo Media e Potere, edito nel 2014, il filosofo statunitense stila un vero e proprio decalogo della manipolazione mediatica. Al primo posto: la strategia della distrazione. Un flusso continuo di informazioni marginali, stereotipate e per lo più povere di contenuti tiene lontano il pubblico dalle questioni politico-economiche, che vengono invece presentate come inevitabili e immutabili. Una massa così formata, afferma Chomsky, è facilmente manipolabile.

 

 

I toni di Media e Potere sono aspri, accusatori, talvolta tanto sicuri nel puntare il dito che è lecito interrogarsi sulla loro piena condivisibilità. Ma davanti agli spettatoti di Clarissa Falco sprofondati nelle poltrone e intenti a colmare con la bacheca di Facebook l’attesa di un film che non arriva, il pubblico inconsapevolmente assopito di Chomsky sembra una realtà tangibile.

 

Fonti:                                                                                    Photo Credits

Noam Chomsky, Media e Potere                                            Alma Vassallo Photography

Clarissa Falco, Latenza

Lucio Anneo Seneca, Lettere morali a Lucilio

 

 

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