Il Medioevo tra autorità di Aristotele, Platone e fede cristiana / parte 2

«Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti»

1 Corinzi, 19 

Nella storia del Medioevo cristiano si trovano difficilmente due autori che hanno costituito un fondamento tanto forte dello sviluppo intellettuale come i pagani Platone e Aristotele. In particolare i loro scritti – principalmente quelli aristotelici – furono imprescindibili nella fase di formazione della nuova cultura europea del XIII secolo, non senza criticità legate all’interpretazione o alla loro accettabilità per la fede cristiana. Tra i temi centrali l’eternità del mondo, la creazione, la natura dei sogni divinatori e della profezia.

L’ eternità del mondo

Uno dei temi più famosi e spinosi legati all’esegesi aristotelica è quello della cosiddetta eternità del mondo. In breve, il cosmo non conoscerebbe un’origine temporale perché il tempo è misura del movimento, che per essere tale deve essere riferito ad un soggetto (il cosmo). Nei suoi scritti, come il De caelo, Aristotele sembra propendere per una tesi che di fatto negherebbe la creatio ex nihilo, creazione dal nulla, seguendo il principio della filosofia antica: ex nihilo nihil fit, da nulla non si origina nulla.

Nel Medioevo, i teologi cristiani si divisero a livello metodologico su come affrontare la questione. Tutti d’accordo sul fatto che la creazione dal nulla era ammissibile per fede, si scontrarono sulla fondatezza razionale delle argomentazioni aristoteliche. Da una parte pensatori come Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, – sotto, rispettivamente a fianco sinistro e destro della Madonna con i santi Domenico e Pietro Martire di Luca della Robbia – Boezio di Dacia e Sigieri di Brabante sostennero la validità razionale delle argomentazioni aristoteliche. Altri teologi, francescani come Bonaventura e Matteo di Acquasparta in testa, si opposero, giudicandole non sufficientemente fondate.

Creazione ed eternità della materia

Il concetto di creazione dal nulla venne però affrontato anche in maniera filosofica da autori, in particolare Tommaso d’Aquino. Il maestro domenicano attinse in larga misura alla tradizione araba e ad Avicenna in particolare per determinare il concetto di creazione dal punto di vista filosofico, rifiutando però il necessitarismo del pensatore persiano, che postulava l’esistenza di un principio primo, esistente necessario (Dio) principio di tutti gli esistenti possibili (creato). La nozione di volontà divina in un concetto così legato alla necessità diventò un aspetto problematico da affrontare e da correggere avvicinandosi maggiormente alla fede cristiana.

Tommaso rigettò nello stesso momento l’eternità del mondo aristotelica, pur ammettendo la razionalità della sua argomentazione, nonché la concezione di materia eterna del Timeo di Platone, poiché Tommaso la reputava pura potenza, esisteva cioè in dipendenza dalla forma che la determinava: non poteva essere eterna come Dio. Come si può vedere, Tommaso non si fece problemi a rigettare l’autorità di Platone e Aristotele per sostenere la creazione del mondo tramite il modello avicenniano integrato con gli opportuni “correttivi” filosofici conformi alla fede cristiana.

I sogni, la profezia e la divinazione

Secondo il filosofo Ruggero Bacone (XIII secolo), uno dei motivi scatenanti delle condanne del 1277 contro 219 proposizioni pericolose dipese anche dalla “dottrina di Aristotele sul sonno e alcune sue errate traduzioni”. Il riferimento polemico è agli scritti aristotelici “Sul sonno, Sui sogni e Sulla divinazione nel sonno” in cui il filosofo di Stagira sostenne il carattere psico-somatico dei sogni, immagini riferite al nostro passato rappresentate a noi nel sonno dalla facoltà dell’immaginazione che potevano apparire anche a persone inferiori intellettualmente?

Come conciliare questa impostazione con i numerosi episodi biblici che riferivano episodi di preveggenza e profezia anche tramite il sogno ? Da Giuseppe che decide di fuggire in Egitto con Maria e Gesù “avvertito in sogno da un angelo” – sotto, nel celebre quadro di Rembrandt – ai racconti agiografici di santi medievali che combattevano nel sonno contro i demoni, in una nuova forma di prova quasi alla stregua del martirio. Come porsi dinanzi alla divinazione nel sonno, le visioni e le profezie? In modo puramente teologico o cercando di spiegarlo in maniera anche filosofica, naturalistica, secondo la natura dell’uomo e dell’universo?

Profezia naturale o eresia?

Per la teologia medievale era difficile accettare la spiegazione della divinazione e della profezia di origine divina come proposto dalla tradizione araba (Avicenna, Averroè, al-Farabi) ed ebraica (Maimonide) in chiave solamente naturalistica. Nel tentativo di integrare la filosofia di Aristotele con la teologia musulmana, la causa dei sogni profetici fu assegnata alle influenze propagate dalle sfere celesti al mondo “sublunare” e al corpo umano.

Autorevoli teologi come Alberto Magno e Tommaso si spesero per sostenere che esisteva sì un tipo di profezia “naturale” che permetteva di prevedere eventi secondo le leggi che governavano il mondo secondo la causalità celeste aristotelica e una “propria”, propriamente teologica che dava la conoscenza degli eventi futuri frutto della volontà umana, separando nettamente le due sfere. Ciononostante, le posizioni troppo naturalistiche vicine in particolare alla posizione di Alberto come “Che Dio o l’intelligenza celeste non infondono la scienza nell’animo umano nel sonno se non mediante il corpo celeste”, furono condannate nel 1277.

In questo caso anche una auctoritas come Alberto, citato ancora in vita a fianco degli illustri Aristotele, Avicenna e Averroè e per questo oggetto degli strali di Ruggero Bacone, non riuscì a sottrarsi alla condanna delle sue tesi. Pagane o cristiane, le argomentazioni filosofiche erano pericolose agli occhi del clero nel momento in cui rischiavano di confondere agli occhi del popolo le verità basilari della fede e ingenerare pericolose derive. Non potevano esentarsi da queste condanne né i pagani Platone e Aristotele né i cristianissimi Alberto e Tommaso.

 

Fonti:                                                                                                                           Photo credits:

L. Bianchi, Introduzione in Boezio di Dacia, Sull’eternità                      Wikimedia commons

del mondo. Sui sogni. Sul sommo bene. La coda di Paglia,                  Wikipedia

Milano, 2017.                                                                                                              Wikimedia commons

 

La filosofia nelle università, a cura di L.Bianchi, La nuova italia,

Milano, 1997.

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