REI: di cosa parliamo quando parliamo di Reddito di inclusione

“Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale”

Sandro Pertini

Spesso accostato al Reddito di cittadinanza, il REI o Reddito di inclusione è la prima misura nazionale di contrasto alla povertà. Approvato lo scorso 28 agosto, é stato attivato il 1 dicembre 2017 e in questi mesi ha suscitato reazioni contrastanti. 

Il REI si compone di un beneficio economico, versato mensilmente dallo Stato al cittadino attraverso un’apposita Carta REI e di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa che, sotto il coordinamento dei servizi sociali del Comune di residenza, dovrebbe permettere al cittadino di superare la propria condizione di povertà.

A partire dal 1 gennaio 2018, il REI ha assorbito al suo interno altri due aiuti statali, il Sostegno per l’inclusione attiva ed l’assegno di disoccupazione. Ogni cittadino che rispetti un certo numero di requisiti economici, familiari e di residenza e soggiorno può fare domanda al proprio Comune per il Reddito di inclusione. A luglio del 2018, con l’aumento delle risorse a disposizione grazie alla Legge di Bilancio, nell’assegnazione del sussidio verranno meno i requisiti familiari e il REI diventerà universale.

Il richiedente deve essere cittadino dell’Unione Europea oppure in possesso di un permesso di soggiorno italiano o UE e deve risiedere in Italia in maniera continuativa e documentabile da almeno due anni. Il suo nucleo familiare deve rispettare almeno una di queste condizioni: deve essere presente un minore, un disabile e il suo tutore, una donna oltre il terzo mese di gravidanza oppure una persona di almeno 55 anni in stato di disoccupazione.

Devono essere infine rispettati quattro requisiti economici: un valore ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) in corso di validità non superiore a 6.000 euro, un valore ISRE (Indicatore della Situazione Reddituale calcolato in relazione all’ISEE) non superiore a 3.000 euro, un valore del patrimonio immobiliare diverso dalla casa di abitazione non superiore a 20.000 euro e un patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10.000 euro (ridotto a 8.000 per una coppia e 6.000 per una persona single).

Esistono poi un numero di requisiti secondari molto specifici, che impediscono l’accumulazione di più ammortizzatori sociali analoghi e che limitano l’erogazione del sussidio a chi non ha acquistato recentemente autoveicoli, con deroghe per le persone disabili. In questo modo si previene almeno parzialmente la possibilità di abusare del sussidio, che a seconda dei casi viene punita con multe, decurtazione di fondi o totale decadenza dell’aiuto statale.

Il beneficio economico si adatta in modo elastico al numero di componenti della famiglia, al suo reddito e alle sue risorse, con tetti massimi fissati per ogni fascia.

Valore mensile massimo del beneficio economico

Numero componenti
Beneficio massimo mensile
​1
​187, 50 €
​2
​294, 50 €
​3
​382, 50 €
​4
​461,25 €
​5 534,37 €*
​6 o più
​539,82 €*

* Importi modificati per effetto della Legge di Bilancio 2018

Lo scopo del REI é anche quello di promuovere l’autonomia economica di chi ne usufruisce: il beneficio economico viene erogato per un massimo di 18 mesi, prorogabili per altri 12 e si attiva soltanto se il cittadino sottoscrive il progetto personalizzato, che lo obbliga, insieme alla sua famiglia, a svolgere determinate attività.

Il progetto, predisposto dai servizi sociali del Comune dopo un periodo di osservazione, cerca di individuare la causa della condizione di povertà della famiglia ed i suoi specifici bisogni ed intervenire in tal senso. Se, ad esempio, durante le analisi preliminari si nota che la povertà della famiglia é esclusivamente legata alla mancanza di lavoro, il Progetto personalizzato viene sostituito dal Programma di ricerca intensiva di occupazione, in capo ai Centri per l’impiego.

Il REI si inserisce in un lungo percorso che le associazioni, i sindacati e gli enti non profit per l’inclusione sociale hanno svolto insieme al Governo almeno dal 2013. Sono stati proprio questi enti, riuniti sotto il nome di “Alleanza contro la povertà”, a mettere in evidenza però le attuali criticità di questa misura.

A poterne usufruire sono oggi circa 1,8 milioni di individui, cioè il 38% del totale della popolazione in povertà assoluta, mentre il 62% dei poveri ne rimane escluso. Come rilevava la Federazione italiana organismi per le persone senza dimora già nel 2016, quando il REI era ancora un disegno di legge, gli esclusi appartengono proprio alla fascia della popolazione più vulnerabile che ne avrebbe più bisogno, come le persone senzatetto.

Inoltre, il Reddito di inclusione non raggiunge neppure il 41% dei minori in condizioni di povertà estrema ed alimenta un divario sempre maggiore tra le situazioni dei cittadini più indigenti. L’Alleanza, in un’intervista ad Avvenire, sostiene che tale “discriminazione può essere compresa solo se temporanea e, quindi, da considerare come un primo passo nella prospettiva di un progressivo ampliamento dell’utenza”.

Il network di associazioni, enti e sindacati propone infatti di estendere il sussidio a tutti gli indigenti attraverso un Piano nazionale contro la povertà da attuare nel periodo 2018-2020 con l’impegno congiunto di Stato, Regioni e altri soggetti. Alla conclusione del Piano, per mantenere il regime di aiuti andrebbero inoltre erogati circa 5,1 miliardi di euro in più rispetto ad oggi.

L’Alleanza evidenzia anche la scarsità degli importi attualmente versati, che con il Piano andrebbero a crescere e sarebbero continuamente monitorati. Per massimizzare il numero di beneficiari, sostiene la rete, “si rischia di non consentire loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita dignitoso“.

Il network critica anche la scarsità dei fondi in dotazione ai Comuni, che coordinano i percorsi di inclusione insieme al Terzo Settore, ai Centri per l’Impiego e agli altri soggetti sociali del welfare locale.

“Attualmente si prevede che il 15% dei finanziamenti statali contro la povertà sia destinato ai Comuni per i percorsi d’inclusione– continua l’Alleanza – ma gli studi e le analisi empiriche mostrano, tuttavia, che si tratta di una percentuale inadeguata, che dovrebbe essere portata al 20%”.

 

Credits immagini: .       Fonti:

Copertina.                     R. di cittadinanza

Immagine 1 .                Reddito di inclusione

Immagine 2 .                Alleanza e percorso

Immagine 3.                 Nota Fiodsp

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