Millenials e arte espansa: conquista o rischio?

“C’è un’affinità fondamentale tra l’opera d’arte e l’atto di resistenza”

Deleuze

 

Nell’era di Instagram, la creatività diventa appannaggio comune, in mezzo alla sovrapproduzione di contenuti è difficile distinguere cosa è arte e cosa no. I millenials si aprono a nuove letture o si limitano a una riproduzione del conosciuto?

 

Arte Espansa

È il 2015 quando Mario Perniola pubblica il suo libro L’arte Espansa, teorizzando un’espansione smisurata dell’ “artistizzabile” e un abbattimento delle barriere tradizionali fra ciò che può essere considerato arte e ciò che non può esserlo affatto.

Del resto, l’epoca del “ma questo potevo farlo anche io” affonda le sue radici molto più in là, trovando padri illustri come La Fontana di Duchamp o la ridente Gioconda coi baffi, ma sono solo gli ultimi anni che hanno concesso gli strumenti per una fruizione capillare della creatività e per la sua distribuzione. Si disegna così un panorama diffuso in cui è difficile orientarsi.

 

 

Instagram et similia

Se è vero che tutto può essere arte allora è vero anche che tutti possono fare arte. Oppure no? A rigor di logica, il numero di persone che avrebbero la possibilità di procurarsi un vespasiano è di gran lunga maggiore del quantitativo di Duchamp che hanno sconvolto il panorama artistico in cui si trovavano a operare. Eppure, questa distinzione sembra farsi più labile quando – per citare un esempio – lo smartphone concede a ognuno di liberare la propria creatività, la libertà di darle una forma, di diffonderla su qualsiasi social. Basti vedere il successo (e i risultati) dell’hashtag #artvsartist che da qualche settimana cavalca l’onda di Instagram. Ma il rischio di una proclamazione “dal basso” è evidente: davvero può essere arte tutto ciò che mi piace?

 

 

Il caso Kyle Thompson

Per parlare di arte e Millenials, però, la cosa migliore è guardare a chi, nemmeno ventenne, è già riconosciuto come artista.

Kyle Thompson, ad esempio, è un giovanissimo artista statunitense che ha da poco inaugurato una mostra fotografica personale fra Caserta e Milano. Al centro del suo lavoro c’è una ricerca costante sul rapporto fra uomo e natura, fra vivente e abitante. Ricerca che si incarna in scatti al limite del surreale che lo ritraggono immerso nella natura. Ma le fotografie di Kyle Thompson creano un’evidente frizione con altri campi, come quello delle fotografie per la moda. Lo stesso Kyle ha cominciato a farsi notare vincendo per due volte il Photo of the Day di Vogue Italia, che altro non è che un concorso Instagram.

 

 

In casi come questo, si può parlare di arte o piuttosto di quella creatività pianificata, standardizzata che secondo Richard Florida è uno dei grandi portati (e delle grandi merci) del capitalismo? Si può forse rispondere per negazione: non c’è arte là dove non c’è riflessione, dove non c’è la volontà di fornire modelli critici del presente e aprire scorci sul futuro. Come distinguerla rimane ancora (e deve rimanere) una domanda aperta.

 

Photo Credits                                                Fonti                                                               Copertina                                                      Perniola, L’arte espansa

Kickstarter.com

@makeitalianartgreatagain                          Florida, The Rise of the Creative Class 

                                                    

 

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