Società e medioevo: perché costruimmo castelli

“…quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli…”

I Promessi Sposi

Dall’iconico palazzo Disney alla scuola di Hogwarts, i castelli medievali sono un archetipo che ha ispirato moltissime rielaborazioni nella cultura moderna. Ma cosa significa “castello” e qual era il suo scopo prima che draghi e principesse cominciassero a impossessarsene?

Il castello di Neuschwanstein non è un vero castello medievale, ma è stato realizzato nel 19°secolo secondo la fascinazione romantica per l’architettura gotica. L’intento è primariamente estetico e l’imponenza e grandiosità sarebbero molto curiose per un vero castello medievale.

Com’è noto, l’inizio del Medioevo è fatto coincidere con la fine dell’impero romano d’occidente (476 d.C.), e in effetti non sono pochi gli storici che trattano della società medievale come un sistema di compensazioni dovuto a questo vuoto di potere. Uno degli elementi più iconici di questo periodo, il castello, può essere analizzato proprio in quest’ottica.

L’impero romano, almeno nei suoi giorni di gloria, possedeva un’urbanistica molto florida: le città erano fiorenti nodi commercialista sviluppatesi attorno ad una rete di traffici, resa agibile da un forte potere centrale che gestiva un capitale pubblico di elevate dimensioni. In questo sistema i traffici, nonchè le città stesse, erano protetti tramite la fortificazione e la messa in sicurezza dei limes, i confini, dove erano spesso stanziate truppe stabili e permanenti. In questo senso, la linea di difesa dell’impero era disposta lungo il suo perimetro esterno, comportando un grande sforzo bellico possibile solamente ad un potere coerente e effettivo che distribuisse in maniera razionale le risorse: un esercito permanente costituisce un costo molto importante anche per una nazione così estesa.

La conseguenza forse più sorprendente è che i centri urbani non erano particolarmente fortificati e in molti casi si univano alla campagna in maniera graduale, con velature successive di case, ville, spazi e giardini pubblici.

È superfluo dire che con l’indebolirsi (per non parlare poi del crollo definitivo) delle istituzioni imperiali, le città, i villaggi e i signori locali dovettero sopperire alla funzione difensiva in maniera autonoma. I confini non erano più la barriera sicura di un tempo e una forza politica frammentaria non sarebbe riuscita a gestire uno sforzo bellico analogo. Inoltre in questo periodo le città, complice il progressivo deteriorarsi delle infrastrutture e della sicurezza di commercio, cominciano a perdere la propria egemonia in favore della campagna e dei proprietari terrieri (che col tempo diventeranno veri e propri feudatari), che si ritrovano fulcro di una società primariamente agricola.

Il castello di Caerlaverock (Scozia) è un esempio evidente del ruolo che l’inaccessibilità ai muri (qui realizzata con l’acqua) aveva in ambito difensivo.

Il castello, che in origine era poco più di una residenza fortificata o un villaggio recintato, rappresenta la risposta militare alle avversità dell’ambiente post-romano. Si tratta di una struttura bellica che ha primariamente il compito di difendere (che agli inzi del medioevo era la funzione politica in assoluto più importante) una zona d’influenza dalle scorrerie non più contenute dal sistema del limes.

Il castello aveva anche la funzione di residenza del centro di potere locale (ovvero la famiglia del signore) che lo aveva edificato; è curioso notare come una grandissima quantità di castelli medievali non presentassero affatto l’elaborata e sorprendente struttura che si è abituati a pensare, ma fossero, in realtà, semplicemente una casa (spesso anche con pochissime stanze) con solide mura di pietra, o addirittura una zona recintata provvista di una semplice torre sopraelevata.

Castello di Pemacort (Portogallo). Un esempio della semplicità dei castelli più piccoli, che erano in realtà molti rispetto a quelli più grandiosi.

 

FONTI:

  • Medioevo, Giovanni Vitolo

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