Catastrofi ambientali: quando la natura si ribella all’uomo

“La natura non è un posto da visitare. È casa nostra”
Gary Snyder

I terremoti, le eruzioni, le inondazioni di cui spesso si sente parlare sono – in parte – colpa dell’uomo. Prendere consapevolezza è il primo passo per dare vita ad un cambiamento.

Ogni anno il pianeta rende gli uomini spettatori impotenti di spettacoli terribili: valanghe, eruzioni, inondazioni, terremoti sono eventi che frequentemente vengono riportati dai telegiornali e che spesso causano decine se non centinaia di vittime. 

Spesso, commentando queste tragedie, le si definisce “disgrazie inevitabili”, prendendo atto tristemente dell’ineluttabilità dei fatti. Ma forse sarebbe il caso per l’umanità di prendersi le sue responsabilità ed affrontare la realtà. Molte – la maggior parte – di queste catastrofi naturali avvengono a causa dell’uomo, dei suoi maltrattamenti ed atteggiamenti sconsiderati nei confronti dell’ambiente. Inevitabilmente, è la natura a pagare le conseguenze delle azioni umane.

Secondo i risultati di uno studio condotto dalle Nazioni Unite nel 2016, gli uomini stanno danneggiando l’ambiente con una velocità ed un’intensità tali da superare nettamente la sua capacità di assorbire i danni; questo implica un deterioramento, costante ed irreversibile, dell’ecosistema. Lo studio ha coinvolto 1.023 scienziati, centinaia di istituzioni scientifiche e oltre 160 governi, riuniti tutti grazie all’UNEP (United Nations Environment Programme, Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, un’organizzazione internazionale che dal 1972 si occupa della tutela dell’ambiente e della promozione di comportamenti sostenibili) ed ha portato le autorità ad imporre regolamentazioni ai fini di limitare l’inquinamento dell’aria, l’emissione di gas e la distruzione di delicati ecosistemi animali e vegetali.

Città distrutta da un’inondazione

Il primo, enorme problema del pianeta Terra è il riscaldamento globale, dovuto all’emissione di gas serra ed al conseguente aumento dell’effetto serra. Il messaggio che faticosamente riesce a passare, però, è che il “riscaldamento globale” non comprende, tra le sue conseguenze, un vago aumento della temperatura (estati più calde, inverni meno rigidi, che non pare un’ipotesi tragica) bensì un passaggio verso climi sempre più rigidi, estremi, eliminando completamente le temperature a cui si é abituati, aumentando la siccità delle zone aride (quante persone, oggi, non riescono ad accedere a quantitativi di acqua sufficienti?) e facendo crescere esponenzialmente la capacità distruttiva di temporali, uragani e tornado (gli USA ne sono un esempio).

Le manifestazioni della natura, in tutta la sua terribile potenza non finiscono qui: terremoti causati da costruzioni di dighe, estrazioni minerarie e scavi, che rompono gli equilibri di pressioni esercitati sul terreno e sulle rocce, a loro volta provocano violente eruzioni vulcaniche. 

Sempre più frequenti sono anche le inondazioni, che, soprattutto nelle regioni più povere, hanno effetti devastanti. In queste aree, infatti, le abitazioni e le coltivazioni sono, per motivi di praticità, situate molto vicino ai sistemi di irrigazione (che snaturano il normale flusso delle acque) e vengono quindi pesantemente danneggiate o, in certi casi, distrutte completamente in seguito a piogge particolarmente prolungate ed intense.

Il pianeta sta lentamente collassando sotto gli occhi dell’umanità e pare intenzionato a portarla a fondo con sé, durante questa sua caduta. Adesso più che mai è fondamentale assumere consapevolezza di quello che sta accadendo e mettere in atto dei comportamenti semplici, partendo anche dalla vita di tutti i giorni, per prevenire danni irreparabili.

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