Parlando di femminile alle millenials, sui social

“Alice morde, rosicchia, divora, ma non si arrende, ci prova ancora
Alice piange, trangugia, digiuna. E’ tutte noi, è se stessa, è nessuna”
Lella Costa

Sono sempre di più i portali che cercando di parlare di tematiche femminili alle millenials con un linguaggio che sentano vicino, in particolare i social. C’è spazio per tutto, dal femminismo al fashion…

Quando si parla di femminismo a un millenial (indifferentemente dal suo genere) che non si interessi già alla tematica, può accadere di vederlo storcere il naso. Anche in tempo di #MeToo e Time’s up, può accadere che il femminismo sia considerato retaggio di un tempo ormai trascorso, che parla un linguaggio storicamente connotato, o – talvolta – che crea gerarchie di genere che mal rispondono a un presente sempre più articolato anche su questo fronte.
Sono molte le firme che hanno provato a sfatare questa convinzione, in  tempi recenti – il nome più noto potrebbe essere quello di Chimamanda Ngozi Adichie – cercando di portare le questioni di genere a un pubblico sempre più di massa, e sempre più giovane. 

Non se ne sono occupate, però, soltanto intellettuali e sociologhe: sempre più la proposta di una nuova immagine di femminile e femminilità – o in generale, di rapporto tra i generi – viene avvertita come necessaria da un numero crescente di portali, blog, realtà digitali soprattutto, che provano a coniugare questa tematica con gli strumenti più vicini ai millenials, e soprattutto alle millenials, nello specifico la rete.

Ne esistono di tipi diversi: I primi a svilupparsi sono stati blog che producono contenuti vicini alle testate registrate, e spesso non limitano la propria azione al solo spazio digitale, facendone anche occasione di formazione diretta o di eventi di tipo diverso che abbracciano altri media. Valga, a titolo di esempio il progetto Bossy, coordinato da Irene Facheris.

Accanto a questi sistemi complessi, ne sono però di recente nati altri, che hanno in comune una caratteristica, quella di svilupparsi esclusivamente sui social network: Questo è il caso, ad esempio, di Freeda, nato nel 2017, che ha un taglio più specificatamente femminista, o di Lisa, lanciata a febbraio dall’azienda Conde Nast, che tuttavia rivendica uno stile più leggero, scanzonato e improntato al tema del fashon, come spiega a “Il Libraio” Francesca Anzaldi, piuttosto che alla riflessione, facendo “leva sulla attitudine alla self expression, al senso di community e al desiderio di share&connect‎” delle millenial.

Di fatto però, questi due portali puntano a uno stesso target, quello delle millenials, sfruttando un linguaggio a sua volta molto vicino. Quello esclusivo dei social: entrambe hanno un sito, che però è una Landing page, cioè si limita a rimandare agli account social del progetto o a segnalarne le interazioni.

Il punto di contatto tra le diverse realtà è comunque quello di parlare alle millenials, costruire uno spazio femminile che vuole essere moderno e contemporaneo con un linguaggio che risponda alle loro esigenze: per questo è vastissima la componente visuale, tra gif animate, immagini dai colori sgargianti o – nel caso di Frida – video interviste originali o in traduzione a donne che possono essere motivo di ispirazione.
Un tentativo di coinvolgere le giovani che passa anche dalla scelta del gruppo di lavoro: a produrre contenuti per LIsa sono stati chiamati un gruppo di influencer, tra i 23 e i 25 anni, anche il gruppo di lavoro di Freeda sembra essere molto giovane.
Modi diversi di raccontare il femminile cercando di essere al passo coi tempi: quale sarà la strada giusta? Ai click l’ardua sentenza.

Fonti:                                    Immagini

Bossy                                     Copertina

Il libraio                                 Foto 1

Freeda                                  Foto 2

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