L’uccisione del padre: la ribellione come fenomeno edipico

“I figli si ribellano ai genitori; e i genitori se lo meritano. Tutto si ribella a tutto, ognuno genera il proprio nemico. Questa è la legge”

Emil Cioran

Sigmund Freud, nelle sue opere “Totem e Tabù”, “Il disagio della civiltà”, “L’uomo Mosè e la religione monoteistica”, traccia ed elabora un parallelismo fra l’episodio infantile del complesso di Edipo, già presentato nella sua “Interpretazione dei sogni”, e l’episodio fondativo dell’orda primordiale, posto da lui alla base di tutte le civiltà, in una fase che considera una sorta di “infanzia” dell’umanità.

Sigmund Freud

In entrambi i casi si ha a che fare con il fenomeno dell’uccisione del padre, nel primo in senso simbolico, inteso come ricerca di indipendenza, nel secondo in senso letterale.
La civilizzazione sarebbe infatti scaturita da un omicidio collettivo, volto a liberarsi del vertice della gerarchia patriarcale strutturante le comunità primitive. Le istituzioni sorte in seguito all’episodio, prima di tutto totemico-religiose, sarebbero state frutto del tremendo senso di colpa da esso derivante. In particolare, il primo atto liturgico ed espiatorio sarebbe stato il cibarsi della carne della vittima.

Per il bambino, il padre rappresenta un ostacolo alla piena espressione del suo eros, volto verso la madre, e lo stesso si può dire del padre primitivo, che avrebbe avuto la precedenza su tutte le donne del gruppo, mantenendo gli uomini più giovani in uno stato di costante disagio.
L’uccisione del padre si profila, quindi, sia in senso simbolico che letterale, come fenomeno di ribellione dell’istinto (“Es”) sulla razionalità (“Super-io”). Queste due entità, che per Freud costituiscono l’intima natura dell’ ”Io”, sono perennemente in conflitto, ma non solo a livello di individuo.
Tutta la società infatti, attraverso la religione, la morale, l’arte e la cultura in generale, funge per lui da meccanismo di repressione, quasi ipnotica, di quegli istinti primordiali, sfociati nell’omicidio fondatore.
Ma la sovrastruttura rischia ad ogni istante di crollare, poiché al suo culmine la civiltà impone troppe rinunce e ciò che è represso rischia di riemergere.

Ecco che allora la storia assume, per il fondatore della psicanalisi, un andamento ciclico, dettato da quella lotta fra reverenza e odio nei confronti della legge, già presente nel bambino che si ribella al genitore. Ogni società costruita si mantiene salda per un certo periodo, ma, inevitabilmente, prima o poi, viene demolita sotto i colpi delle rivoluzioni, per essere così ricostituita dalle sue basi.

 

                                                              Immagini:                                                             Sopra

                                                Copertina (Edipo)

Fonti:                                               

Patrick Brantlinger, “Bread and Circuses: Theories of Mass Culture as Social Decay”

 

 

 

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