#yositecreo, la ribellione che unisce suore e femministe

“Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata. È bastato controllarmi”
Boris Makaresko

 

“Se l’è andata a cercare”, “era vestita in maniera provocante”,”era troppo ubriaca” o “non ha reagito come avrebbe dovuto”. Stereotipi o pericolose distorsioni della realtà che a volte riemergono, come nel caso della mancata condanna dei cinque giovani spagnoli, che nel 2016 violentarono una ragazza di 10 anni più giovane di Madrid in occasione della festa di San Firmino. La corte spagnola di Navarra ha deciso di condannare i giovani per abuso sessuale e non per stupro vista l’assenza di reazione della giovane. Il fatto ha scatenato un movimento di ribellione nell’opinione pubblica spagnola: sotto il nome di #yositecreo, “io ti credo” si ritrovano le femministe più convinte come le suore carmelitane scalze.

 

Abuso e non stupro?

Il processo contro i cinque assalitori della 18enne madrilena si è concluso il 26 aprile con la condanna a 9 anni di prigione, 5 anni di libertà condizionata e 10 mila di euro di multa per ciascuno degli assalitori, colpevoli di abuso sessuale e non di stupro. Il giudice ha addotto come motivazione che la mancanza di graffi, lividi e altre menomazioni fisiche sulla ragazza e l’assenza di una sua vera e propria resistenza sarebbero la prova di una mancanza di coercizione violenta nell’atto sessuale. La ragazza non avrebbe però dato alcun segno di ribellione alla violenza perché terrorizzata.

 

 

Vuoti legislativi

L’opinione pubblica spagnola si è mobilitata veementemente contro questa sentenza, che sembra richiedere nuove garanzie legislative per le vittime. Tuttavia, non si tratta di un caso isolato: un anno fa in Francia un 22enne fu assolto dall’accusa di stupro ai danni di una 11enne in quanto essa non gli oppose resistenza. Da allora la Francia stabilì  che al di sotto dei 15 anni ogni tipo di rapporto sessuale costituisse reato. In Spagna la ribellione alla sentenza sta coinvolgendo femministe e donne di ogni estrazione sociale e politica, che diffondono le ragioni della loro contestazione in piazza e via internet tramite l’hashtag #yositecreo.

 

Suore contro corrente

Interessante l’ultima presa di posizione di un gruppo di suore carmelitane scalze di Hondarribia, località dei Paesi Baschi. Nel post su FB le esponenti della comunità religiosa hanno sottolineato come loro abbiano scelto LIBERAMENTE (volutamente in caratteri maiuscoli) di non uscire di casa, non bere alcool e fare voto di castità. Ma questo non le rende migliori o peggiori di chi liberamente ha deciso di fare scelte opposte e per questo – spiegano – va tutelato, anche se le scelte di vita sono profondamente differenti. Questa affermazione sembra prendere di mira di chi, in nome di scelte di vita differenti, sembra implicitamente trovare sempre qualcosa da dire alle vittime: “era ubriaca”, “era troppo svestita”.

 

Violenza, nient’altro che violenza

Ma come si possono sradicare in modo pratico questi pregiudizi senza essere tacciati di qualunquismo? Non molto tempo fa era divenuto virale un video della pagina Psicologia Applicata – sotto il link – in cui i pregiudizi sullo stupro venivano equiparati all’atteggiamento e all’abbigliamento di un uomo benestante derubato. In tutta la sua diretta crudezza, la domanda che spiazza di più è: “Perché non hai reagito?”. La risposta: “Ma come, aveva un coltello?”. Lo stesso si potrebbe chiedere alle vittime di ogni stupro che non reagiscono, non certo per incapacità, ma per un sentimento umano, molto umano: la paura. Lo stupro è come ogni altro atto di violenza: non giustificabile.

Fonti:                                                                        Photo credits:

Sky News                                                                  Pixabay 

Il Manifesto                                                              Wikimedia

The Post International

Psicologia Applicata

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