L’Italia é un Paese a due velocità: lo Stato, la povertà estrema, i senzatetto

“La povertà non è privazione, è isolamento.” 
Malcolm Gladwell

Una storia di ordinaria disperazione quella del giovane migrante senzatetto che si é recentemente tolto la vita a Roma.

Un episodio drammatico, che ha trovato poco spazio anche nella cronaca locale e che si aggiunge al numero enorme di persone senza fissa dimora che si spengono ogni giorno in strada, nell’indifferenza generale.

Solo pochi mesi fa arrivava infatti da Torino la notizia della morte per assideramento di un altro giovane migrante senzatetto. L’antropologo e scrittore Federico Bonadonna, autore nel 2001 del saggio “Il nome del barbone“, descrive in questo modo il disagio che vive quotidianamente in Italia una persona senza fissa dimora: “Si impicca con i lacci da scarpe ad un lampione come fosse un detenuto. Perché la strada è una prigione senza sbarre: all’apparenza il massimo spazio e il massimo tempo a disposizione, in realtà una galera da cui è difficile evadere (…) Nessun servizio a prenderti in carico, nessuno ad accogliere la tua depressione.” 

Non è difficile indagare le radici di questo malessere: quella fetta di popolazione senza un tetto sulla testa, nè un reddito minimo, spesso ai margini della legalità perché costantemente tagliata fuori dalle logiche di consumo e produzione, si sente abbandonata dallo Stato.

É un sentimento che emerge anche dalla storia del senzatetto di Torino, che si sarebbe rifiutato di rivolgersi al vicino dormitorio. Una decisione difficile da comprendere, apparentemente insensata, ma per chi vive per strada perfettamente razionale. Tra i centri di assistenza, infatti, realtà sporche, fatiscenti, poco spaziose e mal riscaldate si alternano a spazi dignitosi in maniera disomogenea. Qui poi possono replicarsi, in una dimensione di intimità forzata e senza via di scampo, anche le dinamiche di discriminazione e mobbing dell’esterno verso gli individui più deboli ed emarginati, minoranza nella minoranza. Rifugiarsi in un dormitorio significa a volte anche consegnarsi alle autorità: molti centri registrano i propri ospiti e questo per un migrante irregolare può decretare l’espulsione. 

Le mancanze dei ricoveri notturni riflettono in dimensione ridotta la situazione dell’assistenza nazionale nei confronti dei senzatetto: misure d’emergenza, episodiche, spesso insufficienti e poco incisive, che non portano ad un cambio strutturale nella vita degli assistiti, ma che sembrano quasi ridurli a poche funzioni fisiologiche.

Una situazione caotica e disomogenea che si può solo in parte attribuire alla scarsità di risorse. Cristina Avonto, presidente della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, afferma, riguardo all’uso dei fondi stanziati dalla Commissione Europea, che “l’Italia da questo punto di vista ha fatto uno scelta molto positiva. Quella di legare due fondi: da una parte per le politiche attive, di sostegno attivo al reinserimento, anche in chiave abitativa; dall’altra per gli aiuti materiali immediati.”

Si tratta, come accennato, principalmente di una frattura di tipo sociale e culturale. È come se l’Italia scorresse su due binari paralleli: la società si spacca in due frazioni apparentemente inconciliabili, in cui chi non produce e non consuma o non riesce più a farlo sembra perdere in maniera irrimediabile la possibilità di integrarsi con “chi funziona”.

Spesso quindi i senzatetto diventano a tutti gli effetti cittadini di serie B, esclusi anche dalla vita politica del territorio che abitano, corpi estranei all’interno del tessuto cittadino. Un esempio clamoroso é quello delle recenti elezioni: in previsione del 4 marzo pochi Comuni oltre a quello di Ravenna hanno garantito ai senzatetto l’accesso al diritto di voto tramite l’utilizzo convenzionale delle vie fittizie per la residenza e comunicazioni su come ritirare la tessera elettorale.

Non é un caso dunque se, con l’approvazione del decreto Minniti sulla sicurezza, la divergenza si sia trasformata in aperta ostilità: a novembre 2017, in nome del decoro, il sindaco di Bologna ha autorizzato un Daspo urbano contro i senzatetto che dormivano per le strade del centro, imponendone lo sgombero. Altrettanto severa l’iniziativa di marzo 2018 del Comune di Genova, che multerà chiunque verrà sorpreso a frugare nei bidoni della spazzatura in cerca di cibo.

La vasta popolazione invisibile degli homeless, tra le fasce più vulnerabili e indigenti della popolazione, é un insieme composito di persone con storie, situazioni ed esigenze diversissime tra loro. Migranti regolari e irregolari, italiani, famiglie, genitori separati, disabili psichici e fisici, tossicodipendenti, disoccupati, persone di qualsiasi età, estrazione e nazionalità in condizioni di povertà estrema. Non é possibile quindi trovare una soluzione univoca e diretta.

Nel corso degli anni, tra gli interventi messi in campo dallo Stato tenendo conto di questa complessità, le più importanti sono state nel 2015 le Linee di Indirizzo per il Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta in Italia, frutto di un gruppo di lavoro coordinato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Le Linee di Indirizzo sono il primo documento ufficiale di programmazione nel settore della grave marginalità e di fatto hanno fissato per la prima volta in Italia dei“livelli minimi essenziali” nazionali per il contrasto dell’homelessness.

 

 

Credits immagini:         Fonti:

 Copertina                   Ravenna,Linee indirizzo
 Immagine 1.               Avonto,
 Immagine 2 .              Minniti
 Immagine 3 .              Genova,
 Immagine 4.               Stime, migrante
 Immagine 5.              DormitoriBonadonna

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