Il vantaggio di avere un collega robot

“I replicanti sono come ogni altra macchina: possono essere un vantaggio o un rischio. Se sono un vantaggio, non sono un problema mio”

Blade Runner 2049

Studi sull’applicazione dell’intelligenza artificiale al lavoro aziendale sembrano prospettare aumenti di ricavi e un miglioramento delle condizioni lavorative sul lungo periodo.

 

Nell’epoca dell’impresa 4.0 sembra inevitabile il connubio tecnologia-lavoro, dove con tecnologia si intende un largo impiego di macchine e dispositivi digitali allo scopo di massimizzare il profitto aziendale, mantenendo al minimo i costi.

Una ricerca Accenture dimostra come l’integrazione dell’intelligenza artificiale può far crescere i ricavi delle imprese del 38%l’occupazione del 10%.

Dice Marco Morchio, ‎Managing Director di Accenture: “Quella che noi definiamo Applied Intelligence – cioè la capacità di integrare rapidamente tecnologia intelligente e ingegno umano in tutte le funzioni aziendali –  sarà sempre più un elemento imprescindibile per il successo e la crescita delle imprese”.

Questa ricerca offre quindi spunti per valutare positivamente il crescente rapporto uomo-macchina, da sempre visto come causa prima di disoccupazione e spersonalizzazione del lavoro umano.

Le ricadute si avrebbero sia sui profitti che sull’efficienza del lavoro: ancora una volta massimo risultato col minimo sforzo. È però necessario che tutte le aziende si adeguino sulla stessa linea: in un mercato che si digitalizza, un’impresa che mantiene una gestione tradizionale è inevitabilmente destinata a perdere.

Difficile però superare le tendenze conservative dei manager aziendali, incerti se votarsi totalmente all’AI e trasformare in modo drastico tutte le mansioni gestionali. Il margine di rischio sembra troppo insidioso, seppure nella direzione del successo. Decidere di innovare i processi imprenditoriali interni significa investire sul lungo periodo, formare adeguatamente il personale per una migliore collaborazione con i loro colleghi robotici.

Tuttavia solo il 50% dei dirigenti d’azienda è convinto della necessità dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nel cuore del business per ottenere vantaggi competitivi, e solo il 3% ha attivamente investito in tale direzione. Occorre ridisegnare i ruoli, automatizzare i compiti più meccanici e riservare all’uomo le mansioni esclusivamente empatiche.

Così ha fatto una startup russa che nel 2017 ha creato Vera, un robot deputato al compito di svolgere i colloqui di lavoro e valutare i potenziali candidati. Vera fa le stesse domande che farebbe un recruiter, solo con voce metallizzata. È un software di intelligenza artificiale, in una parola è una macchina. Darle un nome di persona e delle fattezze umanoidi ha il solo scopo di avvicinarla empaticamente al candidato, metterlo a suo agio, far percepire come reale l’interazione.

Vera lavora full time, non ha bisogno di pause caffè, fa circa 50.000 colloqui al giorno (della durata di 8 minuti ciascuno) e soprattutto lavora gratis. Insomma, il sogno di ogni datore di lavoro. Non ha però potere decisionale: la scelta finale di assumere o meno spetta al selezionatore umano.

In sostanza l’esempio di Vera dimostra come l’ingresso in azienda di dipendenti androidi bidimensionali dalla laboriosità instancabile e dalle funzionalità raddoppiate, attribuisca un valore aggiunto, non in sostituzione e in alternativa al lavoro umano.

Non saranno le macchine a sottrarci il nostro posto di lavoro. Se sapremo reinventarci, ne apprezzeremo l’aiuto, la velocità, la precisione. E riconosceremo che senza di loro il nostro lavoro (e la nostra vita) sarebbe enormemente più complessa.

di Alessia Grimaldi

 

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