Superstizioni e società: ignoranza o realtà?

“Credere nelle superstizioni è solo segno di ignoranza, ma non crederci porta male”

Eduardo de Filippo

 

Chi non ha mai pensato che una determinata azione, cosa o numero potesse portare male? Oppure che, al contrario, toccare ferro è solamente un atto irrazionale, figlio dell’ignoranza? Ma cosa si cela dietro le superstizioni, quali aspetti reali – se sono vere – delle società rappresentano? Dagli alimenti al comportamento a tavola ai numeri delle file di aereo, che cosa nascondono?

 

“Rovesciare il sale porta male”

Nell’antichità uno dei beni più importanti era il sale. In mancanza dei moderni frigoriferi, era il prezioso cloruro di sodio a garantire la conservazione della carne e di altri cibi: rovesciarlo comportava la perdita di un bene vitale. Per questo motivo si usava poggiare la saliera sulla tavola e non passarla direttamente al commensale, proprio per evitare che si rovesciasse il prezioso contenuto, cui bisognava ovviare gettando dietro di sé tre manciate.

L’importanza del minerale si riflette nel nome che i romani diedero allo stipendio, salarium, cioè la quantità di denaro necessaria a procurarsi il sale. Era inoltre uso dei padrone di casa offrire agli ospiti un sacchetto colmo di sale come simbolo di amicizia: un’eventuale caduta di quest’ultimo avrebbero preannunciato future inimicizie. In campo artistico, la più celebre rappresentazione in cui il rovesciamento del sale, insieme al nefasto numero di 13 commensali, fa da preludio ad un drammatico evento si ritrova ne L’Ultima Cena – sotto, il particolare del dipinto – di Leonardo da Vinci.

 

 

Superstizioni a tavola

Oltre a non far cadere il sale, esistono una serie di altre interessanti superstizioni gastronomiche. Non si può girare mai il pane quando lo si mette in tavola: questa era l’usanza dei fornai di Re Carlo VII, che distinguevano così i panini per i boia da quelli per le persone comuni. Nel caso delle posate, incrociarle sul piatto era considerato già dal Medioevo un’allusione alla crocifissione di Cristo e quindi non un buon auspicio.

I due esempi più curiosi sono forse costituiti dalla tovaglia bianca e dal modo di versare il vino. Nel primo caso, lasciare la tovaglia bianca sul tavolo fino alla mattina seguente avrebbe fatto assomigliare la tovaglia ad un lenzuolo funebre, a causa dello sporco accumulato. Nel secondo caso, versare il vino con il dorso della mano completamente inclinato verso il basso avrebbe costituito un pericolo sin dal Medioevo, poiché alcuni nobili e cavalieri portavano nei castoni dei loro anelli delle capsule di veleno da versare nel vino. Il commensale sarebbe così morto avvelenato; ancor oggi questo modo di versare il vino è considerato maleducato.

 

 

 

Diamo i numeri?

Oltre ai celeberrimi 13 e 17, ci sono una serie di numeri collegati a significati negativi o positivi in culture anche diverse da quella europea. In Cina, ad esempio, il numero 4 è assente da ogni ascensore e numerazione di piani degli edifici poiché la sua pronuncia è molto simile a quella della parola “morte”. Al contrario il numero 8, simile alla parola “prosperità” è inteso in maniera fortemente positiva. Due esempi: per incentivare gli acquisti, i commercianti mettono sulle etichette 9,98, invece del classico 9,99; le Olimpiadi di Pechino sono state inaugurate alle 08:08:08 dell’08/08/2008.

Negli ultimi anni, un numero particolarmente associato alla negatività è stato l’11, sull’onda della tragedia degli attentati dell’11 settembre negli USA prima e dell’11 marzo in Spagna poi. Il primo aereo dirottato sulle Twin Towers fu per di più il volo 11 dell’American Airlines, con a bordo 92 passeggeri (9+2=11) che si schiantò nel 254° giorno (2+5+4=11) dell’anno contro le Torri. In India, sulla scia dello tsunami del 26 dicembre 2004 e degli attentati di Mumbai del 26 novembre 2008 il 26 è un numero, come riporta il Times of India, non particolarmente apprezzato ultimamente.

Questi ultimi due esempi offrono uno spaccato interessante sulla nostra considerazione della superstizioni. Fino a che punto sono pura irrazionalità e fino a che punto riflettono invece fatti propri della nostra società?

 

Fonti:                                                                                         Photo credits:

Focus                                                                                          Pixabay

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