Ribellarsi al dolore: il Progetto Giovani restituisce la serenità agli adolescenti con tumore

Come evidenzia la Fondazione Veronesi, è indispensabile avviare negli ospedali protocolli terapeutici tarati specificatamente sulle necessità di pazienti teenager. É innegabile anche l’esigenza di strutturare una terapia di supporto psicologico che segua ogni passo del percorso dell’adolescente attraverso la malattia.
Notevole a riguardo l’impegno dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che cerca di assicurare una continuità con la vita precedente alla diagnosi attraverso tre psicologi clinici, quattro insegnanti e diversi educatori.
L’Istituto é però andato oltre, inaugurando nel 2011 il Progetto Giovani, dedicato a pazienti oncologici adolescenti tra i 15 e i 18 anni e giovani adulti tra i 19 e i 25 anni.
I suoi obiettivi, sotto la direzione del dottor Andrea Ferrari, sono quello di migliorare l’accesso dei pazienti ai protocolli clinici e ai servizi correlati (supporto psicosociale, misure di conservazione della fertilità, gestione dei pazienti dopo la conclusione della terapia) e quello di tutelare il benessere dei giovani creando uno spazio e delle attività loro esclusivamente dedicati.
Con “spazio” non si intende soltanto il luogo fisico ottenuto riconvertendo dei locali del centro in una palestra e in aree ricreative, ma anche di una dimensione dove i ragazzi possano riappropriarsi della propria età e del proprio corpo, percepito come importantissimo e al contempo estraneo e fonte di dolore e paura.
Il dottor Ferrari prova a spiegare il valore del progetto nel libro “Non c’è un perché“, che raccoglie testimonianze e riflessioni dei ragazzi.
Il titolo é la risposta che il medico si trova ogni volta a dover dare ai giovani pazienti quando chiedono: “Dottore, perché proprio a me?”
La diagnosi di un tumore rappresenta infatti uno stravolgimento improvviso, che demolisce una ad una tutte le certezze dell’adolescente e sposta irrimediabilmente il baricentro delle sue preoccupazioni.
Il risultato é il totale cambiamento di prospettiva mostrato dalla testimonianza di uno dei ragazzi: “Fino a ieri c’era un futuro nella mia vita. Magari vago, ma comunque tracciato: finire il liceo, l’Università, lavorare, viaggiare, costruire il futuro passo dopo passo. D’un tratto tutto questo ha perso senso; il futuro è quando finisco il primo ciclo, quando esco dalla tossicità, quando posso tornare a casa”

La situazione dell’adolescente malato é completamente ribaltata rispetto a quella dei coetanei: “Deve chiedere aiuto agli adulti proprio quando vorrebbe essere da loro indipendente” spiega Ferrari a Family Health “vorrebbe sperimentare la vita con leggerezza per trovare la sua strada e invece si trova ancorato a terra, con bisogni totalmente distanti da quelli dei suoi amici.” Ed é questa diversità ingombrante, insieme alla paura della morte, a far soffrire di più i ragazzi. Alimenta infatti un forte senso di esclusione e isolamento proprio nell’età in cui il bisogno di appartenere a qualcosa diventa un’esigenza improrogabile.

Diventa quindi, secondo l’oncologo, “fondamentale promuovere delle iniziative che consentano all’adolescente malato di stare in gruppo, di trovare altri coetanei malati, compagni di corsia, ragazzi che stanno attraversando o che sono già passati in questo loro stesso percorso, che possono capirli fino in fondo.”

Altrettanto importante garantire loro la piena possibilità di esprimersi: “Per i ragazzi malati di tumore” spiega Ferrari “é fondamentale poter raccontare ad altri, professionisti o coetanei, la loro storia. Ma l’espressione verbale non è sempre semplice perché la rielaborazione del trauma non sempre segue percorsi logici e razionali.”

Grande attenzione viene dunque dedicata nel Progetto ad incoraggiare le capacità artistiche ed espressive degli adolescenti: tutto ciò che é comunicazione non verbale “diventa un’opportunità e uno strumento in più di elaborazione emotiva.”

 

Fonti:                              Credits immagini:

Cifre e studi                     Copertina

Progetto giovani            Immagine 1

Dati adolescenti            Immagine 2

Non c’è un perché

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *